L’ex vannacciano avrebbe portato avanti «strategie delinquenziali» per «ottenere profitti personali ai danni degli investitori». In manette anche l’ex ad della società del gruppo Ciro Di Meglio. I legali annunciano il riesame
Ciro Di Meglio e Luca Carleo, rispettivamente ex amministratore delegato ed ex dirigente della società del gruppo di telecomunicazioni Ops, sono stati arrestati questa mattina nell’ambito di una indagine del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza e del pm di Milano Nicola Rossato. L’accusa riguarda presunte frodi sul mercato finanziario da 30 milioni di euro.
Carleo, poco prima delle perquisizioni e dei sequestri di luglio scorso, era stato nominato da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci come responsabile vicario per la Lombardia con delega per la città di Milano e poi si era dimesso. Oggi, così come Di Meglio, è finito in carcere. Ci sono anche altri otto indagati che sono stati destinatari di misure interdittive.
Attraverso le società, secondo i magistrati meneghini, il «duo» avrebbe portato avanti «strategie delinquenziali» per «ottenere profitti personali ai danni degli investitori e del mercato», approfittando «della situazione di crisi in cui si trovavano tali società», sfruttandole, mentre l'intento «dichiarato» era quello di «risanarle».
I reati contestati nell'inchiesta sono manipolazioni del mercato, ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazioni di erogazioni pubbliche.
In una delle conversazioni intercettate Carleo «illustrava», secondo i pm, «con quali modalità era riuscito» ad aggirare «la prova dell'avvenuto pagamento» di una somma stabilita da una delibera del cda, ossia «simulando operazioni inesistenti, falsificando verbali e retrodatando l'accollo di debiti della società».
Carleo diceva: «Mi son fatto venire un colpo di genio che guarda (...) perché Consob ha mandato una roba da vaffanbagno, da str.... come al solito e quindi ho dovuto trovare la pezza per metterla in ordine». Nell'indagine figurano in totale 35 indagati (più tre società iscritte).
Negli atti si legge che l'ex ad Ciro Di Meglio e l'ex dg Luca Carleo di società quotate del gruppo Ops, avrebbe agito in concorso con «33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti».
Con il loro «schema fraudolento, che, secondo l'impostazione accusatoria, integra il reato di manipolazione» di tipo «informativo ed operativo», gli indagati avrebbero ottenuto «un vantaggio economico derivante dalla vendita delle nuove azioni emesse nell'ambito dei Poc e dall'incasso di ingenti commissioni, oltre ad aver ingannato e danneggiato il mercato diluendo il numero di azioni disponibili», grazie alla conversione delle obbligazioni «con conseguente deprezzamento dei titoli».
«Prendiamo atto di un provvedimento che evidentemente non condividiamo e che faremo oggetto di immediato ricorso avanti al Tribunale del Riesame», spiega l'avvocato Federico Cecconi, legale dell'ex ad Ciro Di Meglio e dell'ex dg Luca Carleo.
I due imprenditori negli interrogatori preventivi davanti al gip dell'11 settembre si erano difesi dalle accuse con memorie scritte, preferendo avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande.
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