Non amava le cerimonie e per questo quella avvenuta oggi a Roma, in Campidoglio, per Emma Bonino, non è stata solo un modo per ricordare la storica leader radicale, scomparsa a 78 anni lo scorso 11 settembre. Ma soprattutto un’occasione necessaria per portare avanti le sue battaglie, ancora oggi, visti i tempi difficili che attraversa la democrazia.

«Se la democrazia non cambia la vita dei cittadini, i cittadini abbandonano la democrazia, come purtroppo sta accadendo», ha ribadito, riprendendo una tesi più volte espressa da Bonino, nel suo intervento l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che nel suo secondo governo volle come ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee: «Ho collaborato con lei per due delle tante battaglie in favore dei diritti civili, contro la pena di morte e contro l’uso delle mine antiuomo. Anche in quei due settori passi avanti sono stati fatti, ma, come spesso avvenuto nel campo dei diritti umani, abbiamo assistito più volte a un ritorno dal passato. E a un progresso della democrazia che si è fatto sempre più faticoso». Di fronte a questi ostacoli, «la tenacia di Emma nella difesa dei diritti non è mai venuta meno». E anche se «non abbiamo sempre condiviso tutto, la sua battaglia per i deboli e gli indifesi è stata la sua stella polare ed è stato un insegnamento per tutti noi».

Ad aprire i funerali di Stato di Emma Bonino in forma laica, disposti dal Consiglio dei ministri, su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la sua storica assistente Carla Taibi: «Emma è stata l’ispirazione di molte ragazze, io ero una di quelle», ha detto con la voce mossa dalla commozione, dando inizio alla cerimonia ufficiale: «È stata maestra, amica a modo suo, ma soprattutto è stata un esempio. Emma era davvero tante, molte cose. Era tenace e testarda, con quella tigna di cui lei stessa parlava. Era precisa, esigente e intransigente. Studiava ogni questione, la sviscerava e non si arrendeva davvero mai».

Libertà di scelta

La sorella Domenica Bonino
La sorella Domenica Bonino
La sorella Domenica Bonino

Era «severa con tutti perché era severa ed esigente in prima persona con sé stessa». Le sue lotte, ha ricordato Taibi, «hanno cambiato questo Paese e il mondo»: dalla libertà delle donne alla lotta contro l’aborto clandestino e la violenza di genere, dalla Corte penale internazionale alla pena di morte, dai diritti umani alla fame nel mondo, fino alle mutilazioni genitali femminili, ai matrimoni forzati, ai migranti, allo Stato di diritto e alla democrazia. Tutte battaglie tenute insieme da «un principio fondamentale»: «La libertà delle persone di poter scegliere responsabilmente fino alla fine».

Uno scroscio di applausi ha riempito la Sala della Protomoteca, in Campidoglio, dove il feretro della storica leader radicale, avvolto con la bandiera dell’Unione europea, si trovava già da domenica per la camera ardente. Ma anche fuori, in piazza del Campidoglio, l’emozione si sentiva nell’aria respirata da qualche centinaio di cittadini arrivati per seguire le esequie in diretta grazie al maxischermo allestito davanti alla fontana della Dea Roma. Non c’era solo tristezza, però, sui volti, ma anche quella «meraviglia e ammirazione» che, come ha ricordato l’ex premier Enrico Letta – nel suo governo nominò Bonino ministra degli Esteri – chi l’ha conosciuta non può non provare.

Le battaglie

«Ho davanti agli occhi una fortissima immagine, l’immagine di Emma con i giovani studenti. Sono sempre stato impressionato dal rapporto che riusciva a instaurare con loro». In questi giorni, ha continuato Letta, «c’è chi, sbagliando, ha lasciato intendere che le battaglie di Emma appartenessero al passato, che ai più giovani non dicessero un granché. Non è così, ne sono testimone. Emma appartiene ai giovani, ai giovani di oggi». Ogni volta che la invitava a parlare con gli studenti «il problema era che non la lasciavano andare via». Bonino ascoltava e rispondeva a tutti «con pazienza, curiosità e attenzione. L’unica soluzione possibile era aggiungere un’ora in più alla lezione o alla conferenza».

Il discorso di Letta ha chiuso la cerimonia. Prima delle sue parole, anche Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, il deputato e segretario di +Europa Riccardo Magi e il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova hanno ricordato la vita e le battaglie di Bonino.

«È impossibile dire come avrebbe voluto onorare anche questa occasione, ma sono certa che avrebbe avuto l’impertinenza da “monella di Montecitorio”, come la definì il presidente Sandro Pertini, e avrebbe trovato il modo di affidarci un messaggio politico. Ne scelgo uno: la nascita della Corte penale internazionale. Emma Bonino, che quella Corte l’ha voluta e a cui ha dedicato anni di attività, sarebbe stata a favore di un sostegno tanto concreto quanto simbolico, magari candidando la Corte stessa al Premio Nobel per la Pace», ha detto Gallo, per ricordare la leader che teneva insieme militanza personale e il senso delle istituzioni. Ma anche per ribadire la necessità di contrastare lo smantellamento in corso della Corte.

La nobiltà della politica

ANSA
ANSA
ANSA

«Il modo migliore per ricordarla è impegnarsi su quello che stava facendo e portarlo avanti. Noi continueremo a parlare di te al futuro», ha aggiunto Riccardo Magi. «Bonino – ha sottolineato – ha criticato le istituzioni, le ha contestate fino a disobbedire alle leggi che riteneva ingiuste e liberticide, ma sempre con l’obiettivo di migliorarle».

«Nei tempi dell’antipolitica rivendicava la nobiltà della politica. La democrazia e lo Stato di diritto sono la precondizione della nonviolenza», ha ricordato, invece, Della Vedova, evocando le battaglie di Bonino per spingere le istituzioni a rispettare la loro stessa legalità. Una convinzione condensata in una formula che la leader radicale ripeteva spesso: «Dove c’è strage di diritto c’è strage di persone».

In sala per l’ultimo saluto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ministri e leader di tutto l’arco politico, da Elly Schlein a Giuseppe Conte. Presenti anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, al seguito della famiglia, hanno accompagnato il feretro all’esterno dell’edificio, fino al carro funebre. Per quanto si apprende, la leader radicale dovrebbe essere cremata e successivamente portata nella cappella di famiglia a Bra, in Piemonte.

© Riproduzione riservata