«È stata un esempio di altruismo e umanità per il paese. Ci siamo conosciute per caso». L’imprenditrice ricorda quando la leader le disse: «Tu puoi contare su di me e io su di te»
«Emma è stata un esempio. Per me, per le mie figlie, per tutta la mia famiglia. Un esempio così potente da spingere mia nipote Leonetta a seguire le sue orme, e dedicarsi all’accoglienza dei migranti che arrivano sull’isola di Lesbo. Ma Emma è stata un esempio di umanità e di altruismo soprattutto per il nostro paese».
Anna Fendi apre così il suo ricordo personale della leader radicale scomparsa l’11 settembre. La loro è stata un’amicizia durata cinquant’anni, iniziata nel modo più normale possibile.
Come vi siete conosciute?
Ero in un bar del centro, in via dei Barbieri, aspettando che aprisse un negozio, dovevo acquistare un regalo di nozze, avevo appena ordinato un orzo e lei si avvicinò al bancone per un caffè. Ci guardammo, ci sorridemmo e istintivamente ci piacemmo. Quel caffè durò mezz’ora. Da allora non ci siamo più lasciate.
Insieme avete condiviso tante battaglie sociali, iniziative umanitarie e la strenua difesa dei diritti civili, missione alla quale Bonino ha dedicato tutta la sua vita, fino all’ultimo. Lei è stata una delle ultime persone a incontrarla, un mese fa.
Sì, è vero. A Emma piaceva molto il mare, e ha trascorso il mese di agosto a Sabaudia, in un piccolo hotel proprio sulla spiaggia. Sono andata a salutarla e l’ho trovata serena ma battagliera, come al solito, anzi, era arrabbiata e delusa dalla politica. «Non mi parlare più di politica», mi ha detto, «non ne voglio più sapere, ho dato abbastanza». Mi ha trasmesso davvero l’impressione di sentirsi abbandonata dall’ambiente politico.
Lei condivideva, e condivide tuttora, anzi, in qualche maniera ha contribuito a sostenere il mondo di Bonino, costruito sui valori.
È così. Ho avuto modo di aiutarla in diverse occasioni, a cominciare da quando fondò Non c’è pace senza giustizia, il movimento internazionale contro le mutilazioni femminili, in particolare l’orribile pratica dell’infibulazione. Poi le sono stata accanto nella campagna elettorale per la sua lista Stati Uniti d’Europa: Emma è stata una delle prime persone, uno dei primi politici, a comprendere l’importanza dell’Unione europea, e a lottare per essa. Un valore nel quale io stessa credo fermamente. Sono stata con lei anche nel 2018, l’anno di fondazione di Più Europa, spendendomi in prima persona, perché la stimavo davvero moltissimo. E poi, quando il suo nome cominciò a circolare nell’ambiente politico per la presidenza della Repubblica, sia io che mia sorella Carla, che come me le era molto legata, la proponemmo con forza, appoggiandone la candidatura. Lo avrebbe davvero meritato, perché era una donna profondamente onesta, leale, seria, di una rettitudine rara, e tutte le battaglie le sosteneva col cuore e con la testa, da vera paladina.
Il vostro è stato un rapporto schietto, particolarmente sincero
Molto sincero, ci dicevamo le cose in faccia, a costo di essere dure. Più di qualche volta, per esempio, le ho fatto notare come il suo confronto con l’elettorato fosse troppo diretto, al limite della ruvidezza. Ma faceva parte del suo carattere: spesso, dal palco, arringava gli elettori che secondo lei non la sostenevano abbastanza, e io dovevo ricordarle che non era lei a scegliere l’elettorato, ma gli elettori a scegliere lei. «Devi cercare di essere un po’ più morbida», le dicevo, ma anche questo aspetto faceva parte della sua personalità.
Uno dei ricordi più intensi è legato al premio “L’ulivo d’oro”, che lei consegnò a Bonino nel 2019, a Palazzo Giustinian. Bonino ricevette il premio «per il suo costante e instancabile impegno internazionale a favore dei diritti umani, della risoluzione delle crisi umanitarie e della promozione della pace nel mondo», come recita la motivazione ufficiale. Che ricordo ha di quella serata?
Ne serbo un ricordo dolcissimo. Mi fece molto piacere consegnarle questo riconoscimento, che avevo realizzato proprio io, con le mie mani. Fu una grande emozione per tutte e due, anche perché si trattò di un evento che riscosse un’eco planetaria.
Qual è, secondo lei, l’eredità più grande che lascia Bonino?
Senza dubbio l’impegno senza sosta nel sostenere i diritti umani, ovunque nel mondo. Credo che questo sia davvero il suo lascito. I diritti vanno difesi, sempre, bisogna lottare ogni giorno perché possono essere calpestati in ogni momento. Per questo sono convinta che chi possa continuare le sue e le nostre battaglie sia una donna come Elisabetta Belloni, che stimo molto. L’ultimo ricordo è un frame di un video del 2023, girato con un telefonino, al quale Anna è molto legata. È un breve discorso, al termine di uno dei tanti incontri pubblici ai quali hanno partecipato entrambe, che Bonino chiude con una frase che le è rimasta nel cuore: «Anna, penso di poter contare su di te, e tu su di me, per tutto il tempo che ci resta da vivere».
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