Giugno è il Pride Month. Mentre il mondo si prepara a celebrarlo, i nuovi dati Ilga World, federazione mondiale che riunisce oltre duemila organizzazioni provenienti da più di 170 paesi, impegnata a garantire diritti alle persone Lgbtqia+, raccontano una realtà globale ancora segnata da criminalizzazione, censura e repressione verso la comunità lgbtqia+.

Per la prima volta in quasi dieci anni, nel 2025, il numero complessivo, 65, dei paesi che puniscono le relazioni omosessuali è tornato ad aumentare. Esistono ancora 7 paesi in cui è prevista la pena di morte per gli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso.

«Sempre più spesso, leader e movimenti autoritari cercano di controllare ciò che accade ai nostri corpi e il modo in cui ci muoviamo nel mondo», spiega a Domani Julia Ehrt, direttrice esecutiva di Ilga World. Accanto a queste evidenze ci sono anche però segnali di avanzamento: il matrimonio egualitario, ancora mancante in Italia, è riconosciuto in 37 stati membri dell’Onu e a Taiwan, in 17 hanno vietato le terapie di conversione e 18 consentono il riconoscimento legale del genere basato sull’autodeterminazione.

Aumentano i paesi che criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso. Perché?

Nuove inchieste hanno messo in luce l’influenza di gruppi reazionari con sede negli Stati Uniti su questa nuova ondata di criminalizzazione. Una tendenza decennale di depenalizzazione e di riconoscimento delle vite delle persone queer è stata arrestata. Tuttavia, i paesi dispongono già di antidoti a queste piaghe: i documenti fondanti e le Costituzioni che essi stessi hanno creato, che aspirano tutti alla dignità universale.

Lei ha parlato di una “strategia reazionaria” volta a espellere le persone lgbtqia+ dagli spazi pubblici.

I movimenti reazionari presenti nei regimi autocratici, nei governi autoritari e in alcune democrazie consolidate presentano qualsiasi forma di diversità come una minaccia alla stabilità della famiglia, della società e della nazione. Hanno denaro e influenza ma ciò che non hanno è la gente dalla loro parte: perché, al di là delle loro campagne allarmistiche, la maggior parte di noi vuole creare comunità in cui ogni vita possa prosperare, indipendentemente da chi amiamo, dal colore della nostra pelle o da quello che mangiamo.

Il rapporto evidenzia crescenti restrizioni alla libertà di espressione e al linguaggio inclusivo.

Il controllo della narrazione è fondamentale. Criminalizzano i reati contro la moralità e la religione, vietano la “promozione” di “relazioni sessuali non tradizionali”, utilizzano leggi anti-pornografia per censurare contenuti sulla diversità sessuale, di genere o corporea, limitano i programmi di educazione sessuale, perseguono penalmente i manifestanti per l’uso di simboli lgbti e bloccano siti web e pubblicazioni tematiche, tra le molte altre cose. I governi limitano severamente l’attività di advocacy e puniscono il solo menzionare l’esistenza delle persone lgbt in modo positivo.

Perché oggi le identità trans sono così colpite dalla politica?

L’esistenza stessa delle persone trans mette in discussione le nozioni di sesso e genere. Ciò che rende questa strategia particolarmente perfida è il modo in cui mette i gruppi discriminati gli uni contro gli altri. Parlano di “proteggere le donne” solo per attaccare le persone trans e intersex, creando conflitti tra comunità che si battono per proteggere la libertà di decidere del proprio corpo.

L’Europa sta perdendo il suo ruolo di punto di riferimento globale per i diritti umani?

La giustizia sociale è sempre più fragile ovunque. Quando i politici scelgono deliberatamente di infrangere la loro promessa di creare equità per tutti, indeboliscono intere società, non solo le comunità più esposte alla violenza e alla discriminazione. È il momento per i politici di dimostrare coraggio e rispetto dei propri valori.

Come valuta l’attuale situazione in Italia per quanto riguarda i diritti lgbtqia+?

(Risposta di Yuri Guaiana, co-segretario generale di Ilga World)

L’Italia è scesa molto dalla sua posizione del 2016 (poco dopo la legalizzazione delle unioni civili) al 36° posto su 49 paesi monitorati, un calo di oltre 10 posizioni. Il Paese è gravemente in ritardo rispetto alla media europea: mancano disposizioni in materia di diritti familiari, di tutela dei giovani intersex e di garanzia che le persone trans possano esercitare i propri diritti. Un recente rapporto di Arcigay ha segnalato 127 casi di violenza e discriminazione nei confronti delle persone lgbti nell’ultimo anno; questi sono solo quelli denunciati. Inoltre, il recente decreto sicurezza sta sollevando preoccupazioni per la libertà di riunione pacifica, compresa quella del Pride.

Perché molti Paesi, tra cui l’Italia, non vietano le terapie riparative?

(Risposta di Yuri Guaiana, co-segretario generale di Ilga World)

Il persistere delle pratiche di conversione in gran parte del mondo riflette una mancanza di volontà politica di fronte alle pressioni religiose e alle istituzioni conservatrici. Il costo umano è catastrofico. Ogni giorno che passa senza un divieto è una legittimazione politica degli abusi.

Il report evidenzia anche importanti vittorie: depenalizzazioni, sentenze storiche e riconoscimento legale.

Ciò che ci dà speranza è il modo in cui i movimenti per la giustizia sociale stanno riscoprendo un senso di alleanza reciproca. Abbiamo un obiettivo finale comune: creare un mondo in cui ognuno possa vivere con dignità e prosperare, accolto così com’è.

Se dovesse descrivere con una parola il momento che le persone lgbtqia+ stanno vivendo in tutto il mondo, quale sceglierebbe?

Resistenza. Perché, nonostante tutto, il progresso continua.

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