In un paese sempre più anziano, pesano le difficoltà abitative e i problemi di inserimento nel mondo del lavoro. Calano anche le unioni religiose, soprattutto nel nord Italia, e anche le unioni tra coppie dello stesso sesso
In Italia ci si sposa sempre di meno e più tardi – in sei casi su dieci con rito civile – e in calo sono anche le seconde nozze e le unioni civili. È il quadro che emerge dal rapporto Istat pubblicato il 19 gennaio. Nel 2024 sono stati celebrati 173.272 matrimoni, con un calo del 6 per cento, percentuale che per quelli con rito religioso sale all’11,4. Ma a diminuire sono anche separazioni e divorzi: nel 2024 le separazioni sono state 75.014, il 9 per cento in meno rispetto al 2023, mentre i divorzi sono stati 77.364: è il 22 per cento in meno rispetto al 2016.
Le prime nozze sono state 130.488 (- 6,7 per cento). A influenzare questo calo è, rileva l’Istituto di statistica, soprattutto «la riduzione della consistenza numerica delle generazioni più giovani, da attribuire alla denatalità persistente». Seguono le difficoltà abitative e di inserimento nel mondo del lavoro, per cui la quota di giovani che resta in famiglia fino alla soglia dei 35 anni è salita al 63 per cento (nel 2012 era il 61 per cento). Sul rinvio del primo matrimonio, ovviamente, incide anche la diffusione delle convivenze prematrimoniali.
Rito civile e unioni civili
Nel 2024 il 61 per cento dei matrimoni è stato celebrato con rito civile, in continuità con il valore del 2023. Questo tipo di rito è più diffuso nelle seconde nozze (95 per cento), per cui è quasi sempre una scelta obbligata, e nei matrimoni con almeno uno sposo straniero (92 per cento contro il 55 nei matrimoni con sposi italiani). Su questo fronte, va anche segnalata una differenza regionale: le celebrazioni con rito civile sono meno frequenti al sud (26 per cento) e più diffuse al nord (58 per cento).
Più sorprendente è il calo delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso costituite presso gli uffici di stato civile dei comuni: nel 2024 sono state 2.936 (-2,7 per cento rispetto al 2023). Per oltre la metà si tratta di coppie formate da uomini, un trend confermato anche dai dati provvisori dei primi nove mesi del 2025 (-3,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024).
Stranieri e nuovi italiani
L’Italia si conferma poi meta di «turismo matrimoniale»: «Il paese – si legge nel report dell’Istat – esercita una forte attrazione per i cittadini residenti all’estero, soprattutto di stati a sviluppo economico avanzato, che la scelgono come luogo di celebrazione delle nozze. Nel 2024 si rilevano 3.378 nozze tra sposi entrambi stranieri e non residenti». L’aumento dei cittadini residenti che hanno acquisito la cittadinanza italiana ha invece portato a una crescita dei matrimoni misti, passati dai 10mila del 2018 ai 21mila di due anni fa.
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