Non erano passate nemmeno tre ore dall'incidente, il numero di vittime continuava ad aumentare e i contorni del disastro ferroviario di domenica ad Adamuz, nella provincia di Cordoba, diventavano sempre più drammatici, ma per il segretario generale di Vox, Santiago Abascal, la priorità era un'altra: non lasciare passare l'occasione di attaccare senza misura il governo di Pedro Sánchez.

Così, mentre soccorritori e cittadini del piccolo comune andaluso accorrevano con ogni mezzo sul luogo del disastro per cercare di raggiungere i feriti e portare in salvo decine di persone, il leader dell'estrema destra spagnola, seguendo «con attenzione e desolazione le informazioni», lanciava questo primo messaggio sulla rete sociale X, quel che resta di Twitter: «Purtroppo, e mi dispiace dirlo, come in tante altre catastrofi che ci hanno colpito in questi anni, non posso fidarmi dell'operato di questo governo. Nulla funziona sotto la corruzione e la menzogna. Spero che la professionalità e la dedizione dei servizi di emergenza e sanitari compensino l'evidente incapacità del potere politico».

Fake news

Mentre l'agenda politica spagnola veniva stravolta dalla tragedia e Sánchez e il leader dei conservatori del Partido Popular, Alberto Nuñez Feijóo, cancellavano la prima riunione bilaterale dopo 10 mesi, Abascal dettava la linea al resto del suo partito. Al suo messaggio su X ha fatto seguito quello del portavoce nazionale, José Antonio Fúster, che, in conferenza stampa, ha parlato di «un progressivo abbandono [delle ferrovie] che coincide con la decisione di questo Governo di destinare parte del denaro delle tasche degli spagnoli al finanziamento delle reti ferroviarie di altri paesi».

Il commento rilanciava di fatto una informazione falsa che parlava di 247 milioni di euro donati dalla Spagna al Marocco. In realtà erano prestiti concessi nel 2019 a Marocco e Uzbekistán. La 'fake news' è rimbalzata in quella che in Spagna si definisce ”fachosfera”, lo spazio virtuale tra reti sociali, testate online, blog e agitatori di area, in cui si espande la propaganda di estrema destra e che, come già era successo a fine 2024 con le inondazioni che hanno devastato la periferia di Valencia, si è messa a lavorare a pieno ritmo.

Per questo motivo Sánchez, nella dichiarazione rilasciata subito dopo l'arrivo nel paese andaluso scenario della tragedia, ha chiuso il suo intervento con un appello alla cittadinanza: «Prestate attenzione e consultate le informazioni ufficiali, rivolgetevi a mezzi di comunicazione affidabili, contro le bufale e la disinformazione, che generano molta incertezza e molto dolore». Al suo fianco, c'erano tutti i rappresentanti dei vari livelli dell'amministrazione, compreso il presidente dell'Andalusia, Juan Manuel Moreno Bonilla, uno dei 'baroni' del Partido Popular, in una immagine di unità istituzionale rafforzata proprio dalle parole del dirigente andaluso, esponente dell'ala moderata del partito, che ha parlato di «lealtà istituzionale» e «buona cooperazione». Compostezza e unità non scontata, come non lo fu a Valencia un anno e mezzo fa per la devastante alluvione, alla fine della quale si contarono 229 vittime.

Refrattario alle critiche e senza retrocedere davanti alle accuse di opportunismo, Abascal ha alzato ancora il tiro in un altro messaggio pubblicato qualche ora dopo il primo, in stile trumpiano da campagna elettorale permanente: «Siamo governati dal crimine, dalla menzogna, dal tradimento degli interessi del popolo. Il collasso di un governo mafioso sta minacciando di far collassare tutto lo Stato, sia a livello nazionale sia internazionale».

© Riproduzione riservata