Il testo composto da otto articoli estende l’obiezione di coscienza oltre l’eventuale servizio militare: dal rifiuto di lavorare alla produzione e al trasferimento di armi fino alle azioni nonviolente contro la loro movimentazione
Una proposta di legge per dire no alla guerra. Affinché tutti i cittadini possano rifiutarsi di mettere il proprio corpo, il proprio lavoro e il proprio consenso a disposizione della guerra, senza incorrere in sanzioni o punizioni. L’obiezione di coscienza, quindi, non riguarderebbe solo l’eventuale servizio militare nel caso in cui l’Italia venga coinvolta attivamente in un conflitto. Ma anche tutte le attività lavorative collegate alla progettazione, alla produzione, al commercio e alla movimentazione di armi e strumenti destinati alla guerra.
«Un diritto ormai imprescindibile, tanto più considerando che da oltre quattro anni la guerra è tornata sul suolo europeo e progressivamente la violenza armata è ridiventata il principale strumento della politica internazionale. Anche in quei Paesi che, dopo le immani tragedie del XX secolo, l’avevano di fatto messa al bando», scrive l’ong Emergency nella nota con cui annuncia l’inizio della raccolta firme per portare in Parlamento la legge di iniziativa popolare «Io obietto la guerra», che ha promosso all’interno della campagna R1pud1a, lanciata nel 2024 per ribadire il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione e contrastare la normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico.
«Con “Io obietto la guerra” chiediamo di riconoscere, per tutte le cittadine e tutti i cittadini, il diritto di dichiararsi obiettrici e obiettori di coscienza alla guerra. L’obiezione di coscienza è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalla Carta dei diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea», puntualizzano ancora dall’ong, dopo aver sottolineato che in un solo weekend, lo scorso, la proposta ha già raccolto 9mila delle 50mila firme necessarie alla sua presentazione in Parlamento.
La proposta di legge, composta da una relazione introduttiva e otto articoli, redatta con la collaborazione del magistrato ed ex presidente di sezione della Corte di Cassazione Domenico Gallo, della costituzionalista Alessandra Algostino e dell’avvocata Veronica Dini, prevede l’istituzione in ogni Comune di un Registro dell’obiezione alla guerra: ciascun cittadino potrebbe dichiararsi presso il proprio Comune di residenza «obiettore di coscienza alla guerra», rifiutando l’uso delle armi, della violenza e il coinvolgimento in attività funzionali o connesse alla guerra. Per gli uomini tra i 18 e i 45 anni, la dichiarazione varrebbe anche come obiezione di coscienza al servizio militare. La dichiarazione sarebbe protetta dalla privacy e potrebbe essere revocata in qualsiasi momento.
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