Con la fine del biennio comune e l’accorpamento di diverse materie in un’unica disciplina, alcuni insegnanti si ritrovano senza ore di insegnamento. La ripartizione interna è a discrezione del Dirigente scolastico che ha come unico vincolo quello di non creare perdenti posto o soprannumerari
Nel silenzio generale e con risveglio tardivo e timido dei diversi sindacati è stata approvata la Riforma ordinamentale degli Istituti tecnici (DM n. 29 del 19-02-2026).
Insegno Scienze della terra e Biologia (classe di concorso A050) da più di dieci anni in uno dei più grandi Istituti tecnici di Roma. Quest’anno ho svolto anche il ruolo di Funzione strumentale Area 1 – Piano triennale dell'offerta formativa (Ptof) e documenti strategici – e quindi ho seguito passo dopo passo tutte le tappe della riforma, fino a realizzarne l’impatto profondo sull’impianto ordinamentale.
La fine del biennio comune
La prima evidenza riguarda lo smantellamento del biennio comune. Infatti, a dispetto di quanto dichiarato in fase di orientamento alle famiglie e ai ragazzi di terza media che stavano scegliendo il proprio percorso, viene cancellata la possibilità che permetteva di effettuare solo alla fine del secondo anno la scelta di indirizzo dopo due anni di discipline di base comuni a tutti. Il biennio d’istruzione comune non esisterà più perché già dal primo anno, a 13/14 anni, sono state introdotte materie “professionalizzanti”, tecniche, tipiche dell’indirizzo.
Discipline accorpate
Queste nuove discipline vengono introdotte a scapito di altre, soprattutto di quelle scientifiche. La mia disciplina, Scienze della terra e Biologia, con le sue 2 ore nel biennio, Chimica con le sue 3 e Fisica con altre 3 verranno accorpate in un'unica grande materia “Scienze sperimentali”, con più docenti, una sola valutazione e soprattutto sole 4 ore. Da 8 ore nell’insieme a 4 il primo anno e 5 al secondo. Accorpati e dimezzati.
Per arginare questa inevitabile emorragia una nota ministeriale (n. 1397 del 19-03-2026) ha stabilito che le due ore della famosa “quota dell’autonomia scolastica” per il prossimo anno devono essere destinate alle Scienze sperimentali, passando così a 6 il primo anno e a 7 il secondo. Per ora.
La ripartizione interna di questa nuova disciplina e di queste 6 ore è a discrezione del dirigente scolastico che ha come unico vincolo quello di non creare perdenti posto o soprannumerari.
Confusione didattica e arbitrarietà
Ma, evitato il pericolo di esuberi, didatticamente come si decide? Come si decide che, per insegnare queste Scienze sperimentali, servono più le competenze di un docente di Fisica o di Scienze Naturali o di Chimica? Senza lnee guida, in base a cosa una classe di concorso è più titolata di un’altra? Su cosa si decide? Sulla simpatia dei docenti? Sulle proprie convinzioni o percorsi di studio? “Serve” più una materia che poi incontreranno anche dopo o una che è la sola occasione di conoscere? In base a cosa?
Nel mio istituto, ad esempio, fatte salve tutte le titolarità di cattedra – la mia compresa –, la questione è stata risolta tagliando arbitrariamente le ore della mia classe di concorso, la A050, dalle future prime classi dell’indirizzo di Informatica. Le 6 ore previste saranno divise in 3 alla classe di concorso di Fisica e 3 a quella di Chimica. Per tutte le classi prime di Informatica, la mia classe di concorso è fuori. E senza bisogno di salvaguardare altri titolari di cattedra e senza linee guida. No. Tagliati. Considerati non necessari.
Un’insegnante che non serve più
Dopo 10 anni che insegno nelle prime classi di Informatica, che ho almeno 4 o 5 classi prime ogni anno, coordinandone sempre almeno una, improvvisamente, il prossimo anno non “servo” più. Altro che Stem, che potenziamento delle competenze scientifiche e di base, altro che tecnologico ambientale.
Ultima nota amara: noi docenti siamo venuti a conoscenza di questo nuovo assetto solo dopo la chiusura delle domande di mobilità, troppo tardi per presentare eventuale domanda di trasferimento. Io, che ho anche lavorato giorno e notte per il Ptof dell’Istituto, ho perso sia le ore di insegnamento sia la libertà di scelta.
Ho dato le mie dimissioni da Funzione strumentale per i documenti strategici che non sarei in grado di rivedere alla luce di questa confusione e di questa decisione ma, piena di amarezza e delusione, mi chiedo davvero cos’altro deve subire la scuola statale, con i suoi studenti e i suoi lavoratori, prima di iniziare a chiedere la trasparenza e il rispetto dovuti e necessari.
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