È stato il giorno del cordoglio e del lungo abbraccio collettivo ad Achille, Chiara, Riccardo, Giovanni e Sofia. I funerali delle vittime italiane della tragedia di Crans-Montana hanno visto la partecipazione commossa di migliaia di cittadini, stretti al dolore delle famiglie.

In mattinata a Roma, nella Basilica di San Pietro e Paolo, si sono tenute le esequie di Riccardo Minghetti a cui hanno partecipato oltre 500 persone. Accanto ai familiari e agli amici anche i ministri dello Sport e della Salute, Andrea Abodi e Orazio Schillaci, e il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Durante la cerimonia una ragazza, amica di Riccardo, è stata soccorsa dalla croce rossa a causa di un malore.

Grande commozione anche a Bologna dove la città si è stretta intorno ai genitori di Giovanni Tamburi per l’ultimo saluto nella cattedrale di San Pietro. Presenti nelle prime file la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e il sindaco di Bologna Matteo Lepore.

Lutto cittadino a Milano dove nel pomeriggio, nella basilica di Sant’Ambrogio e nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, la città ha dato l’ultimo saluto a Achille Barosi e Chiara Costanzo. Presenti anche il sindaco Sala e il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, oltre al ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.

Come annunciato dai genitori, si sono svolte invece in Svizzera ed in forma strettamente privata le esequie di Sofia Prosperi, la più giovane tra le vittime italiane. Nei giorni scorsi il papà della quindicenne aveva rivolto un appello ai media, italiani e svizzeri in particolare, perché rispettassero il dolore della famiglia senza creare ulteriore attenzione mediatica attorno al funerale di Sofia. «Stiamo affrontando un percorso umano estremamente delicato - ha detto - e chiediamo con fermezza che venga rispettata la nostra privacy, così come la dignità del momento e il diritto al raccoglimento».

Le indagini

Mentre le indagini della procura vallesana vanno avanti e si cerca di accertare le responsabilità dei titolari del bar “Le Constellation” dov’è accaduta la tragedia, anche la procura di Parigi ha aperto un’indagine parallela. Un altro fascicolo, dunque, a cui presto potrebbe affiancarsi quello dell’Italia. Se così fosse, si aprirebbero diversi scenari sulla competenza. L’articolo 10 del Codice di procedura penale, al comma 1 bis, precisa che «se il reato è stato commesso a danno del cittadino (...) la competenza è del tribunale o della corte di assise di Roma». Diverso il caso in cui dovesse decedere uno dei feriti in Italia: in questo caso il reato si perfeziona nel luogo dove avviene la morte. Il Codacons, intanto, ha presentato un esposto alla procura di Milano, e potrebbero fare lo stesso anche i familiari delle vittime.

«Noi – dice a Domani l’avvocato della famiglia di Emanuele Galeppini, Alessandro Vaccaro – non lo faremo. Al momento stiamo cercando di capire perché è stata negata l’autopsia sul corpo di Emanuele e anche i motivi per cui è stato comunicato che il ragazzo si trovasse all’interno del locale al momento dell’incendio: abbiamo scoperto che il giovane non presenta alcun segno di bruciature, inoltre aveva portafoglio e documenti intatti. Eppure – continua il legale del foro di Genova – è stato chiesto ai genitori l’esame del Dna per accertarne l’identità».

Le polemiche

Molti dubbi che si aggiungono alle polemiche su come la procura vallesana stia gestendo l’inchiesta. Nella giornata di mercoledì 7 è arrivato l’annuncio da parte della procuratrice generale, Beatrice Pilloud: le indagini sono state affidate a un pool di quattro procuratrici, guidate dall’aggiunta Catherine Seppey. Pilloud, in questi giorni in prima linea nel raccontare gli sviluppi, curerà da ora in poi solamente la comunicazione.

Ma l’elemento che desta maggiore preoccupazione sarebbe la mancanza di misure coercitive per i due titolari del locale, i coniugi Moretti. «Credo sia un rischio averli lasciati in libertà – dice Sébastien Fanti, legale di molte famiglie delle vittime svizzere – Immaginate cosa succederebbe se queste persone lasciassero la Svizzera e non si potesse avere il processo che è dovuto ai genitori e alle famiglie».

Un rischio escluso dalla procura che ha ribadito come «la situazione viene valutata costantemente» ed è pronta ad intervenire in caso emergessero indizi sulla possibilità di fuga dei due.

Gli inquirenti, infine, hanno più volte sottolineato, in riferimento al Comune che ha ammesso le sue responsabilità sui mancati controlli al locale, che risulterebbe impossibile imputare un ente che non sia una persona fisica. Di certo però si cercherà di capire se c’è un responsabile dentro l’amministrazione per i mancati controlli.

Restano delicate le condizioni dei quattordici feriti italiani, undici dei quali trasferiti al Niguarda di Milano e ricoverati in prognosi riservata.

È atteso per i prossimi giorni, sempre nel capoluogo lombardo, anche il sedicenne Leonardo Bove, le cui condizioni al momento non permettono il trasferimento, mentre altri due giovani hanno deciso di proseguire le cure in Svizzera. Giovedì 8 a Genova si svolgeranno i funerali di Emanuele Galeppini, in forma strettamente riservata come chiesto dalla famiglia.

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