Il tennista altoatesino ha vinto il terzo grande titolo in carriera a Melbourne, battendo nella finale degli Australian Open il tedesco Zverev in tre set. Un dominio che autorizza a pensarlo in grado di chiudere il Grande Slam, il successo dei 4 tornei principali in una sola stagione. Ma il1 6 e 17 aprile è atteso dinanzi al Tribunale dello sport di Losanna per il ricorso contro l’assoluzione nel caso Clostebol
E adesso tutti al prossimo Slam dell’anno. Quello che è stato organizzato il 16 e il 17 aprile a Losanna, in Svizzera. Dove Jannik Sinner dovrà difendersi dall’accusa di non aver prestato tutta l’attenzione possibile per non incorrere nella contaminazione da doping, quando ormai poco meno di un anno fa fu trovato positivo al Clostebol. Un torneo fantasma che rischia di essere il più importante, perché il ragazzo che domenica 26 gennaio ha trionfato per il secondo anno consecutivo all’Australian Open potrebbe non giocarne più per i prossimi 12 mesi, qualora il tribunale sportivo in Svizzera lo riconoscesse responsabile di un livello di attenzione insufficiente. Rischia un anno o due di squalifica. Sulla falsariga di quanto successe a Muhammad Ali nel ’67, privato della corona mondiale dei massimi per non essere andato in guerra in Vietnam, potrebbe essere fermato proprio nel momento in cui la sua superiorità nel tennis è totale, come la finale vinta in tre set contro Zverev ha dimostrato.

Un tennista totale
Questo punto dei titoli Slam – quelli che si giocano in campo e non in aula di tribunale – è cruciale. Sinner è asceso a un ruolo che sarebbe stato difficile prevedere l’anno scorso, quando a Melbourne conquistò il suo primo titolo Major. È oggi un dominatore assoluto. Forse ispirato dalla presenza in tribuna di Chris Hemsworth, l’attore australiano che ha interpretato Thor nell’Universo Marvel, ieri ha assunto le fattezze della divinità norrena con la racchetta al posto del martello. Nemmeno una palla break concessa, dritto devastante e soprattutto continuamente indirizzato in quel lato del dritto dove il tedesco ha commesso 23 errori e ha trovato un abisso di tristezza.
Seppure possa apparire un discorso trito e ritrito, un discorso che salta fuori ogniqualvolta un talento limpido ascende al ruolo di leader, uno così è chiaramente in grado di vincere tutti e quattro i tornei più importanti del pianeta. Non domani o dopodomani, ma adesso. Sul cemento Sinner è già pressoché imbattibile. Sull’erba si trova come un “pisello in un baciello” parafrasando Laurel&Hardy; sulla terra deve ancora lavorare, ma se c’è riuscito Federer a conquistare il Roland-Garros – lui che aveva ancor meno confidenza col rosso di quanta ne abbia Jannik – non si vede perché non possa farcela lui, specie dopo una di quelle preparazioni mirate che ama tanto.
Oggi Sinner è un numero uno totale, un Thor che ha imparato a essere Odino, cioè pure paterno. Lo ha dimostrato nel post partita consolando a più riprese un piangente Zverev che ha emulato il Roger del 2009 quando, sconfitto da Nadal sempre a Melbourne, disse: «Questa cosa mi sta uccidendo». Il tedesco si è lasciato andare a un meno epico «io ci provo ma non è colpa del mio team, sono io a non essere abbastanza forte» e Jannik lo ha abbracciato, come il padre abbraccia il figliol prodigo in un’eterna opera di Rembrandt. Può uno così rischiare di essere condannato per doping? Sì, può.
L’effetto minigonna
E pensare che Sinner non è oggi al massimo possibile, perché è complicato immaginare quale possa essere il suo massimo. Forse diventare un pilota di Formula 1, visto il suo amore per questo sport: ne è testimonial e in tale veste frequenta i circuiti. Di certo non dovrebbe faticare per prendere confidenza con derapate e aderenza al suolo: le minigonne, il sistema di paratie lungo le fiancate che rendevano negli anni ’70 le auto attaccate all’asfalto, ce le ha incorporate.
Come dimostrato in Australia in misura clamorosa, l’esperienza sciistica lo ha dotato di una capacità assolutamente non comune di padroneggiare il movimento dei piedi: arriva prima e meglio nel punto dove colpire la palla. In omaggio alla presenza in terra Down Under occorre sottolineare che oggi Sinner è il più limpido interprete della dottrina Hopman, il santone del tennis aussie che teorizzava come un tennista veda il campo davanti a sé alla stregua di una piramide, al cui centro c’è una casa dove l’avversario si trova a suo agio. L’obiettivo è far uscire l’avversario dalla casetta e costringerlo a giocare lontano dalla sua zona di comfort. Cioè Zverev sul lato del diritto? Appunto.
Proprio a voler cercare il pelo dell’uovo Jannik magari spinge su un lato, fa un passo dentro il campo come a voler cercare la rete ma poi torna indietro, in quella che è la sua “comfort zone”. Ma c’è tempo per tutto: il già citato Federer assunse Tony Roche per migliorare il suo gioco di volo in età matura.
Torna la domanda: uno così che già oggi potrebbe mirare a vincere nello stesso anno Melbourne, Roland-Garros, Wimbledon e Us Open, potrebbe davvero perdere lo Slam di Losanna? La situazione è spinosa. L’ex tennista lussemburghese Jacques Radoux è il presidente del panel che lo giudicherà, di fatto colui che deciderà perché gli altri due componenti sono nominati dalle parti. Da un lato la sua scelta potrebbe lasciar intendere che le ragioni di un tennista saranno tenute nella massima considerazione, dall’altra c’è il fatto che Jannik ha cambiato avvocato difensore: non più Jeffrey Benz ma nientepopodimeno che Lord John Dyson, 81 anni, già membro della Corte Suprema britannica nonché membro di Sport Resolutions, il tribunale indipendente che lo ha giudicato innocente.
Un profilo elevatissimo. Si può pensare che l’azzurro si sia accorto di avere bisogno di tutta l’autorevolezza possibile per far passare la sua linea difensiva, quella della assoluta «non negligenza» nella sorveglianza anti doping. Pochi giorni fa la Wada non ha presentato ricorso contro la squalifica di un mese comminata a Iga Swiatek per positività alla Trimetazidina, un farmaco per il cuore che ha accidentalmente (termine chiave in tutta la questione) contaminato un integratore acquistato in Polonia. La polacca è stata fermata per una settimana avendo le altre tre scontate a settembre 2024, quando aveva accettato la sospensione che la Itia le aveva comminato dopo il test positivo.
Sinner ha a sua volta già “accettato” nove giorni di sospensione: due dopo la prima comunicazione di positività (il 4 aprile) e sette dopo la seconda (24 aprile). Se nel suo caso gli venisse riconosciuta una piccola dose di “negligenza”, e gli fosse inflitto un mese di stop (la stessa pena della Swiatek contro cui la Wada non ha presentato ricorso) allora gli resterebbero 22 giorni da scontare. Il che gli permetterebbe (se la questione finisse lì e non ci fossero ricorsi al Tribunale ordinario svizzero) di giocare a Parigi. Se invece Sinner dovesse essere riconosciuto responsabile di negligenza significativa, allora chissà quale sarà la pena reale. Saranno ascoltati anche e soprattutto il massaggiatore Naldi e il preparatore atletico Ferrara: il primo ha già puntualizzato la sua posizione dicendo di essere sempre stato professionale al cento per cento. In caso di assenza totale di responsabilità, Jannik potrà tentare l’assalto al Grande Slam già quest’anno. Sarebbe l’unico a poter vantare di aver conquistato nella storia il “legal grande Slam”: quattro titoli in campo e uno in un’aula di tribunale sulle rive del Lago Lemano. Un record degno di Thor, per l’appunto.
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