I giudici di Roma hanno respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali dell’imprenditore, che annunciano ricorso in Cassazione
I giudici del Riesame di Roma hanno respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali di Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandante della bomba piazzata a ottobre 2025 davanti alla casa di Pomezia del giornalista ed ex conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Per l'indagato è stata confermata l'aggravante del metodo mafioso.
L'avvocato Sergio Cola, difensore di Lavitola, ha annunciato ricorso in Cassazione.
Le indagini
Intanto la procura di Roma avvierà nuovi filoni investigativi: riguarderanno sia i buchi nelle chat tra Lavitola e Ranucci sia la rete finanziaria del faccendiere. La procura è anche pronta a chiedere l’estradizione di Clesio Gomes Tavares, il cittadino camerunense attualmente latitante in Africa e accusato di essere stato l’intermediario tra Lavitola e la banda che ha materialmente eseguito l’attentato al giornalista. I pm starebbero concludendo la traduzione in francese degli atti per poi inviare una rogatoria internazionale propedeutica alla richiesta di estradizione.
Sul fronte delle indagini, al momento non è prevista una convocazione in procura di Natàlia Potenza, ormai ex moglie di Lavitola, che si è detta pronta a raccontare agli inquirenti quanto a sua conoscenza. A piazzale Clodio non sarebbe stata depositata alcuna memoria o richiesta di audizione. La donna, secondo quanto scritto da alcuni quotidiani, tra il 4 e il 5 luglio avrebbe ricevuto dal numero di Laura Cianfoni, donna vicina a Ranucci, l’ordinanza cautelare a carico dei quattro esecutori materiali dell’azione dinamitarda. Anche per Cianfoni non è stata, per ora, calendarizzata una convocazione.
Intervenuto sui social, Ranucci ha precisato che «non esiste alcuna chat segreta tra la mia collaboratrice e Natàlia, la moglie di Lavitola. È stata mandata un'ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null'altro. Provo una gran pena a vedere grandi e nobili giornali farsi dettare l'agenda, per altro piena di falsità, dai giornali di Angelucci, con società in Lussemburgo, parlamentare assenteista di governo, che ha l'astuzia di non usare telefoni e quindi a differenza degli altri non può essere intercettato. Colleghi, anche della Rai, che stanno partecipando a una barbarie come ha detto persino il ministro Crosetto. La più grande campagna di fango della storia finalizzata a rimuovermi da Report, colpire me, la mia famiglia e le persone a me vicine».
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