Il suo nome riporta a una lontana stagione, quella segnata dalla strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969. E ad essa è poi rimasto per sempre legato, benché la giustizia lo abbia definitivamente assolto nel 1987. In mezzo, però, le condanne in primo e secondo grado a Catanzaro per associazione sovversiva, a quattro anni, poi annullate a Bari, dove il procedimento era rimbalzato dopo un primo passaggio in Cassazione.

Mario Merlino è morto ieri a Roma, dove viveva: aveva 81 anni, era da tempo malato. Da anni le cronache lo avevano dimenticato, a parte la “riemersione” del suo nome per via del figlio Emanuele, nominato tre anni fa a capo della segreteria tecnica del ministero della Cultura.

Il circolo “22 marzo”

Di Merlino senior, invece, resterà nella storia il ruolo oscuro nell’ambito del circolo anarchico romano “22 Marzo”, quello in cui gravitava Pietro Valpreda, a lungo indicato come colui il quale, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, piazzò la bomba che fece 17 morti e 88 feriti.

Un circolo che non va confuso con il “XXII Marzo”, con numeri romani, fondato sempre a Roma da Mario Merlino nel maggio del 1968, poche settimane dopo aver partecipato a un viaggio nella Grecia dei colonnelli organizzato da Pino Rauti e dai neofascisti di Ordine Nuovo. Quel circolo di anarchico aveva solo l’aura del nome, per ricordare gli incidenti all’università parigina di Nanterre del 22 marzo: tutti i componenti militavano infatti anche in Avanguardia Nazionale, l’organizzazione guidata da Stefano Delle Chiaie.

Il circolo “22 Marzo”, in numeri arabi, nacque invece a ottobre del ’69: il 17 di quel mese ne venne aperta la sede, uno scantinato in via del Governo Vecchio, e a fondarlo furono effettivamente alcuni anarchici che lasciarono il circolo Bakunin. Tra loro Valpreda. E Merlino.

E i giovanissimi Roberto Gargamelli, Emilio Borghese, Emilio Bagnoli, Enrico Di Cola, Roberto Mander, quest’ultimo minorenne: tutti poi arrestati (tranne Di Cola, che ottenne addirittura asilo politico in Svezia) nell’ambito della prima inchiesta su Piazza Fontana e sugli attentati romani dello stesso giorno, alla Banca Nazionale del Lavoro e all’Altare della Patria. Tutti tranne uno: Andrea Politi. Che anarchico infatti non era: si trattava infatti di un poliziotto infiltrato e il suo vero nome era Salvatore Ippolito.

L’intero circolo “22 Marzo” finì anche su un settimanale per giovani, Ciao 2001, in un ampio servizio riccamente illustrato con tanto di intervista a Merlino. Si era a novembre di quel 1969, il circolo era appena stato fondato. E l’articolo serviva a legittimarne il profilo anarchico, dopo che qualche settimana prima la stessa rivista, sotto al titolo «Le guardie bianche di Hitler», aveva invece infilato il “22 Marzo” in un elenco di gruppi dell’estrema destra romana: ma si trattava del “XXII Marzo” di Merlino, definito «anarcoide» e i cui adepti dovevano «farsi crescere la barba e farla spiovere sulle camicie nere».

Un ruolo mai definito 

Un equivoco? Forse voluto. Il risultato finale fu infatti quello di accreditare e portare alla ribalta il nuovo gruppo. Rendendolo così “meritevole” di attenzioni particolari delle forze dell’ordine. E infatti le informative dell’agente di polizia infiltrato si susseguirono puntuali, in quell’autunno che porterà a Piazza Fontana. Fino a quella dell’11 dicembre, il giorno prima della strage: lo “studente Andrea” segnalava ai propri superiori che Pietro Valpreda era partito da Roma per raggiungere Milano.

Fascista o anarchico? Infiltrato o provocatore? Il ruolo di Merlino non verrà mai del tutto chiarito, complice anche un controverso appunto informativo del Sid che lo indicava come autore degli attentati romani (e un ancora più controverso alibi reciproco tra lo stesso Merlino e Delle Chiaie, che a sua volta quell’appunto qualificava come il mandante dell’operazione).

Era un documento esemplare di come funziona la strategia depistante: ad esempio, noti neofascisti internazionali (Yves Guérin-Sérac, Robert Leroy) venivano definiti anarchici, mescolando dunque vero e falso, affinché tutto poi crollasse nel momento in cui il falso fosse stato verificato essere tale, con l’effetto di lasciarsi alle spalle un quadro istruttorio del tutto indecifrabile.

Chiusa la stagione giudiziaria che lo aveva visto protagonista, Mario Merlino aveva poi trascorso tanti anni come insegnante di storia e filosofia in un liceo romano, dedicandosi anche a pubblicazioni per lo più di auto memorialistica per l’editore d’area Settimo Sigillo, puntualmente presentati in cornici altrettanto d’area come circoli del Fronte Nazionale e di Forza Nuova. Ma si è segnalato anche per rappresentazioni teatrali di commemorazione, ad esempio delle azioni della “X Mas” del comandante Junio Valerio Borghese.

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