«L’appello è a tutti i governi europei, al governo italiano in primis, di cercare di portare a casa nostro figlio e tutti gli altri volontari che hanno partecipato a questa missione umanitaria». A rivolgere l’appello sono i genitori di Domenico Centrone che, dallo scorso 24 maggio, è nelle mani delle autorità libiche.

Centrone, 33enne docente universitario originario di Molfetta, nel Barese, è detenuto insieme a Dina Alberizia, 67enne foggiana residente da anni in Piemonte. Entrambi facevano parte della missione di terra della Global Sumud Flotilla e provavano a raggiungere la Striscia di Gaza per portare aiuti alla popolazione palestinese.

«Siamo sconvolti dal fatto che nostro figlio sia partito per una semplice missione umanitaria, per fare un atto di generosità verso persone sofferenti che hanno bisogno di essere aiutate, e ora sia incarcerato», dicono i genitori. «È questa la colpa di nostro figlio, che si è ritrovato rinchiuso e privato della libertà ingiustamente».

«Ho sentito mia sorella telefonicamente per pochi minuti. Le hanno permesso di telefonare in cambio della sospensione dello sciopero della fame. Ha detto di stare relativamente bene», ha raccontato all’Ansa Giuseppe Alberizia, fratello di Dina. Secondo quanto riferito, è probabile che martedì 9 giugno ci sia una nuova udienza davanti al giudice libico. La precedente si era tenuta il 2 giugno, quando il giudice aveva deciso l’ulteriore trattenimento.

Nel frattempo, il consolato generale italiano a Bengasi sta insistendo per ottenere una visita consolare ai due italiani della Global Sumud Convoy detenuti in Libia dal 24 maggio. 

La mobilitazione

La global Sumud Flotilla ha convocato per le 17 di domenica 7 giugno una delegazione nazionale davanti all’ambasciata libica a Roma. «Ancora una volta ci dobbiamo mobilitare per richiamare istituzioni e politica a prendere posizione per la liberazione immediata della delegazione umanitaria internazionale» scrivono gli attivisti «per il passaggio del Land Convoy, la riapertura degli aiuti verso Gaza, la cessazione dei bombardamenti e dell'avanzata militare della colonizzazione sionista, la liberazione di tutte le persone detenute nelle carceri israeliane»

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