Solo tra settembre e novembre 2025 le telefonate sono state in totale 36.470, con un aumento del 5,3 per cento rispetto al trimestre precedente. Chi chiama lo fa soprattutto da Lombardia, Lazio, Veneto e Campania, e si tratta principalmente di vittime che chiedono aiuto (50,9 per cento). «L’aspetto che ci ha colpito di più riguarda la percezione della gravità della violenza che stanno subendo», spiega Mariangela Zanni, presidente del Centro Veneto Progetti Donna, che gestisce il numero antiviolenza
Ogni anno, l’aumento costante delle chiamate al 1522 rileva un bisogno diffuso e urgente di affrontare la violenza di genere. Il Centro Veneto Progetti Donna, che attualmente gestisce il numero nazionale rivolto alle donne vittime di violenza, ha pubblicato i dati relativi all’ultimo trimestre del 2025.
Al servizio, accessibile tramite telefonata, via chat sul sito online e sull’app, si rivolgono soprattutto le donne che stanno subendo violenza e stalking e che richiedono un ascolto immediato. Negli ultimi due anni però è diventata sempre maggiore la quota di parenti e persone vicine alle vittime che chiamano per segnalare un abuso.
«L’aspetto che ci ha colpito di più riguarda la percezione della gravità della violenza che stanno subendo. Ci sono donne che ci contattano in situazioni oggettivamente emergenziali, e non sempre c’è consapevolezza, sia perché avevano già chiesto aiuto e gli episodi erano stati minimizzati, sia perché l’autore della violenza rimanda loro il fatto che nessuno crede alle loro parole» dice Mariangela Zanni, presidente dell’organizzazione che gestisce il 1522.
ll numero antiviolenza e stalking rappresenta un punto di raccordo a livello nazionale che facilita il collegamento tra le donne che affrontano situazioni di violenza e i servizi di protezione più vicini. È un servizio gratuito e accessibile 24 ore su 24 che garantisce l’anonimato nelle comunicazioni. Ogni giorno, le operatrici rispondono in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e arabo, mentre su appuntamento si può accedere ad altre nove lingue (albanese, persiano, algerino, siriano, siro-libanese, marocchino, egiziano, berbero e cinese).
Le richieste
Se il 54 per cento delle chiamate proviene dalle dirette interessate, il 30 per cento arriva da componenti della rete familiare e sociale, vicini di casa, forze dell’ordine e operatori sanitari, più raramente da servizi sociali e insegnanti. Chi chiama lo fa soprattutto da Lombardia, Lazio, Veneto e Campania, e si tratta principalmente di vittime che chiedono aiuto (50,9 per cento).
Seguono telefonate che esprimono quello che viene definito “disagio psichico” (13,6 per cento), richieste di informazione sui centri antiviolenza (5,5 per cento), richieste di aiuto da parte di vittime di stalking (2,9 per cento), segnalazioni di casi di violenza (2,7 per cento) e chiamate in situazioni di emergenza (1,5 per cento).
Oltre a fornire uno spazio di ascolto non giudicante, informazioni e sostegno, in base alle esigenze riscontrate le operatrici orientano chi chiama verso uno o più servizi utili sul territorio. Nei casi in cui a chiamare è la vittima, la maggioranza dei contatti ha come esito l’invio verso centri e servizi antiviolenza (70,9 per cento), forze dell’ordine (17,3 per cento) e consultori familiari (4,6 per cento). In altri casi, meno frequenti, le operatrici indirizzano le utenti al numero di emergenza per l’infanzia, ai servizi sociali, al 118 e al pronto soccorso.
In linea con le rilevazioni degli anni precedenti, nei giorni a ridosso della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne il flusso di chiamate raggiunge la quota maggiore, con quasi 800 chiamate in entrata nella giornata del 25 novembre, a fronte di una media giornaliera che nel resto dell’anno si aggira intorno alle 300.
«Si tratta di un dato ormai strutturale – spiega Zanni – Anche nel 2025 poi si confermano alcuni picchi significativi, legati a eventi di forte risonanza mediatica, a dimostrazione di quanto la cronaca e il dibattito pubblico incidano sulla percezione e sulla possibilità, per le donne, di riconoscere la violenza e chiedere supporto».
Il numero delle chiamate segue da tempo un trend crescente: solo tra settembre e novembre 2025 sono state in totale 36.470, con un aumento del 5,3 per cento rispetto al trimestre precedente. Nei primi nove mesi del 2024 ne erano state registrate 48 mila, circa 30 mila nello stesso periodo del 2023.
Fuori target
Ma accanto a chi chiama per chiedere aiuto e supporto, l’incremento riguarda anche le chiamate non valide, le cosiddette “fuori target”. Nell’ultima relazione trimestrale disponibile, il 17,7 per cento delle telefonate al 1522, infatti, risultano fatte per errore, a scopo di molestia o per scherzo.
I numeri da cui provengono chiamate di questo tipo in modo ricorrente vengono identificati come “blacklist” e bloccati in automatico dal centralino. Tuttavia in più occasioni si tratta di chiamate denigratorie che possono rallentare e creare difficoltà al lavoro quotidiano delle operatrici che rispondono: «Occupano tempo ed energie emotive, generano frustrazione e sottraggono risorse preziose alle chiamate in target, cioè a quelle delle donne che stanno cercando supporto e con cui è fondamentale prendersi il tempo necessario per comprendere a fondo la richiesta e fornire una risposta adeguata, che spesso va oltre il semplice rinvio ai servizi territoriali», spiega Zanni.
Le chiamate di questo tipo sono ogni anno centinaia. Alcuni esempi di chiamate molestatrici, racconta la presidente di Centro Veneto Progetti Donna, includono voci molto giovani che ridono e scherzano richiamando più volte, anche a distanza di pochi minuti, ma non solo: «Ci capitano anche suoni molesti, come per esempio, uomini che si masturbano al telefono o che sospirano in modo inquietante».
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