C’è una svolta nelle indagini per l’omicidio del giovane barista venticinquenne di origini moldave Sergiu Terna, ucciso con un colpo di pistola alla nuca in un terreno agricolo alla Malcontenta di Mira, nel Veneziano, il 31 dicembre scorso. Per poi essere abbandonato vicino a un canale nell'area tra Fusina e il Vallone Moranzani. 

Stando alla ricostruzione dei carabinieri coordinati dal pm veneziano Christian Del Turco, l’esecutore dell’omicidio sarebbe un agente della polizia locale di Venezia di 40 anni che in passato avrebbe avuto tendenze suicide. 

Stefano Ancillotto, procuratore vicario di Venezia, ha detto che «sicuramente è stata, per le modalità, un'esecuzione. Il colpo è stato sparato in modo ravvicinato e il povero 25enne non ha avuto scampo, è morto sul colpo».

Il dolore della mamma della vittima: «Non ho portato i figli in Italia perché vi morissero».

La ricostruzione degli eventi 

Sergiu Tarna aveva da poco finito il turno serale al bar in cui lavorava –l’Esquina – ed era stato visto con un amico in un bar lì vicino quando una telefonata improvvisa ha interrotto bruscamente la loro serata. 

Tarna, secondo quanto ricostruito, si sarebbe allontanato rapidamente dal locale per vedere qualcuno. Salito su una macchina, sarebbe stato portato così nel luogo del suo omicidio nella campagne fuori Mestre, verso Porto Marghera nella zona di Malcontenta di Mira.

Le indagini 

La procura di Venezia ha utilizzato le celle telefoniche per dare una cornice geografica e temporale agli avvenimenti del 31 dicembre scorso. Al momento del possibile rapimento prima e dell’esecuzione poi, Tarna aveva con se due cellulari che sono stati utilizzati dagli inquirenti durante la prima fase delle indagini.

«I carabinieri hanno assicurato le fonti di prova in modo dettagliato: hanno sentito tutte le persone vicine alla vittima, i familiari, gli amici, i colleghi e i datori di lavoro. Ci siamo fatti un'idea del contesto in cui è maturato l'omicidio. Poi, con la ricostruzione passo passo delle immagini delle telecamere, siamo arrivati a identificare una persona che poteva essersi resa responsabile. Abbiamo verificato che non era più in Italia, non era andata al lavoro e siamo arrivati a queste conclusioni», ha spiegato il procuratore vicario Stefano Ancillotto. 
Le conclusioni – grazie alle immagini delle telecamere –  hanno portato all’arresto del 40enne incensurato Riccardo Salvagno, originario di Chioggia e residente a Marghera.

Salvagno era infatti momentaneamente espatriato in Spagna, assentandosi così dal lavoro per alcuni giorni, con la complicità del padre che poi lo aveva accolto in aeroporto al suo ritorno da Tenerife nella notte tra il 5 e 6 gennaio. Il poliziotto si era poi fatto lasciare nelle campagne della zona di Malcontenta – dove è avvenuto l’omicidio – trovando una sistemazioni in un casolare non molto distante dalla sua abitazione.

I carabinieri del nucleo investigativo – coordinati dal comandata Marco Aquilio – lo hanno poi intercettato e arrestato mentre si dirigeva verso la propria abitazione di famiglia.

Al momento dell’arresto, Salvagno non avrebbe opposto resistenza. Mentre la sua pistola di ordinanza – appartenente alla polizia locale di Venezia –risulta ancora dispersa.

Salvagno era rientrato nella polizia locale dopo essersi licenziato ed è considerato un frequentatore abitale dei bar della zona, anche quello in cui lavorava Tarna.

Nel 2024 si era candidato con la Democrazia Cristiana (Dc) per le elezioni di Spinea, un piccolo comune nella provincia di Venezia.

   

La pista della droga 

Il movente dell’omicidio è ancora ignoto. Gli inquirenti stanno vagliando diverse piste. Tra queste anche quella della droga per il fatto che sulla scena ci potessero essere dei complici del presunto assassino.  

«Riteniamo che ci sia qualcun altro, soprattutto per le modalità con cui (Tarna, ndr) è stato costretto a salire in auto», ha detto Ancilotto. Per poi avallare l’ipotesi di una vera e propria esecuzione: «È stato prelevato, privato della libertà e fatto montare nella vettura, condotto in aperta campagna e ucciso con un solo colpo preciso alla testa, con un foro di entrata e un foro di uscita». 

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