Dopo gli attacchi dei Pro Vita e le critiche della Garante per l’Infanzia, la Società italiana di Pediatria difende la guida ai pediatri Oltre lo sguardo sui temi della varianza di genere, degli orientamenti sessuali e dell’omogenitorialità. «Non contiene indicazioni diagnostiche o terapeutiche»
Una guida destinata ai pediatri per aiutarli, con strumenti pratici, ad affrontare temi come la varianza di genere, l’orientamento sessuale, le famiglie omogenitoriali, è diventata un caso politico. È accaduto al documento Oltre lo sguardo, realizzato dalla Società italiana di pediatria (Sip) e dall’associazione culturale pediatri (Acp), finito nel mirino del movimento Pro Vita& Famiglia, che ha lanciato una petizione per chiederne il ritiro agitando il famigerato spauracchio dell’«ideologia gender».
Si è pronunciata anche la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha chiesto chiarimenti e segnalato criticità, in particolare ha definito «impensabile» l’ipotesi di avviare un percorso di transizione sociale, inteso come cambiamento del nome, dell’abbigliamento e del ruolo di genere, per una bambina di tre anni, come riportato in uno dei casi descritti dalla guida.
A queste osservazioni Sip e Acp hanno risposto con una lettera indirizzata alla stessa Autorità e con un documento di approfondimento nel quale ribadiscono che la guida «è uno strumento informativo e formativo, non una linea guida clinico-terapeutica», confermando la disponibilità a un confronto istituzionale e scientifico nell’interesse superiore dei minori.
«Non è una guida clinico-terapeutica»
Nelle sue quaranta pagine, Oltre lo sguardo apre a tematiche che i pediatri incontrano sempre più spesso negli ambulatori ma sul quale la formazione universitaria è stata finora limitata.
«La guida fornisce strumenti pratici soprattutto al livello comunicativo per usare la terminologia adeguata ad ogni situazione e porre domande utili all’instaurarsi di un dialogo aperto con genitori e ragazzi spesso spaventati da questi argomenti, così come sono spaventati molti pediatri. Saper affrontare con competenza un dialogo è il primo passo verso una relazione di cura».
Lo spiega a Domani, Chiara Centenari, pediatra e coordinatrice del Gruppo di studio Sip sui diritti dei bambini, che ha partecipato alla realizzazione della guida. «Si tratta di confrontarsi con famiglie che pongono quesiti su bambini con comportamenti e attitudini “non congruenti” con quanto atteso tradizionalmente dalla società in base al proprio genere M/F (ad esempio maschi che preferiscono giochi o abbigliamento femminile o viceversa) oppure crescendo non si sentono di appartenere al genere assegnato alla nascita oppure le rare situazioni di intersessualità (caratteristiche fisiche appartenenti al sesso maschile e femminile nello stesso corpo) che si manifestano alla nascita o nel corso della vita o ancora ragazzi/e che sono attratti/e affettivamente da persone dello stesso sesso o ancora le traiettorie di sviluppo di bambini che crescono con genitori omosessuali».
Uno dei punti più contestati riguarda l’accusa che la guida possa orientare i minori verso percorsi di affermazione di genere: una lettura che Centenari respinge. «La guida è un documento informativo e formativo – dice – che non promuove determinate scelte e non attribuisce al pediatra il compito di definire l’identità di un bambino o di un adolescente. Non è una guida clinico-terapeutica, non contiene protocolli farmacologici e non formula raccomandazioni su trattamenti ormonali e chirurgici».
Ed è richiamando le basi scientifiche del lavoro, la pediatra risponde a chi ha definito Oltre lo sguardo una guida ideologica. «Si basa su fondamenti scientifici, utilizza fonti coerenti con le definizioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità e con le posizioni delle principali società scientifiche nazionali e internazionali che riconoscono la varianza di genere così come l’omosessualità come parte della diversità umana e non come patologia. È fondamentale chiarire che questa guida non è un trattato sulla disforia di genere come l’hanno voluto far apparire, né si inserisce in percorsi di transizione o di natura clinica complessa. Il documento si concentra invece su una realtà molto più frequente e decisamente meno complessa: l'incongruenza rispetto agli stereotipi di genere».
La salute dei minori e la tutela dei loro diritti
Il nodo centrale resta la salute dei minori e la necessità di essere tutelati ed accolti. «Il riconoscimento dei diritti di un bambino, sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, non è un concetto astratto o esclusivamente giuridico, ma rappresenta un vero e proprio determinante di salute. Oggi sappiamo che la salute biologica non può essere scissa dal contesto sociale, relazionale e ambientale in cui il minore cresce. Quando i diritti fondamentali, come quello all’identità, all'ascolto, alla tutela della salute e alla non discriminazione – vengono garantiti, poniamo le basi per uno sviluppo sano. Al contrario, l'assenza di queste tutele agisce come un fattore di rischio biologico».
Sono report scientifici a mostrare come il legame tra discriminazione, esclusione e compromissione del benessere psicofisico sono molteplici.
«Vivere in contesti segnati da stigma o emarginazione attiva meccanismi di stress cronico e di allerta costante aumentando l'incidenza di disturbi dell'umore, ansia e problemi comportamentali in età evolutiva. Inoltre, lo stress da minoranza (minority stress) e l'isolamento sociale pongono le basi per patologie croniche nell’adulto».
Le polemiche, spesso strumentali solo alla propaganda politica, non cambiano il senso del lavoro svolto né il bisogno di formazione espresso dai pediatri. «Le nostre società scientifiche non possono sottrarsi ai temi difficili soltanto perché suscitano divisioni. Il nostro compito è aiutare i pediatri a comprendere, ascoltare e orientare, mantenendo sempre al centro il superiore interesse del minore. Accoglienza e prudenza non sono principi contrapposti, ma parti della stessa responsabilità di cura. Il lavoro del pediatra non può e non deve mai esaurirsi nella semplice prescrizione medica. Il dibattito e le discussioni che hanno circondato questo tema testimoniano quanto l'argomento sia vivo e sentito. Proprio per questo, esprimo la ferma convinzione che i pediatri italiani, oggi più consapevoli dell’importanza dell’argomento, sapranno cogliere gli stimoli della nostra guida. Solo attraverso l'ascolto e la formazione continua possiamo continuare a essere un punto di riferimento sicuro per i bambini e per le loro famiglie».
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