Le nuove norme sul “bavaglio” all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole - blocco dei percorsi contro il bullismo omotransfobico e dei progetti sul contrasto alla violenza di genere - piacciono molto ai gruppi anti-scelta che da giorni nelle chat scrivono: «Stiamo facendo pressione su politica e media» per accelerarne l’approvazione definitiva in Senato. E dispiacciono moltissimo a professori e associazioni di educatori, che da mesi protestano chiedendo uno stop del ddl Valditara sul consenso informato.

«Noi pensiamo che questa legge metta il bavaglio alla libertà di insegnamento – spiega Monica Pasquino, presidente di Educare alle differenze – chiedere il consenso alle famiglie introduce il dubbio che qualcosa non vada, che non sia una cosa giusta da fare e invece educare alle relazioni è un dovere della scuola pubblica». Per ricercare la genesi del testo bisogna riprendere l’indicazione lanciata il 16 febbraio del 2025 dalla lobby anti-diritti Pro-Vita & Famiglia: «Il governo si svegli e mantenga le promesse: sostenere un’azione anti-Lgbt nelle scuole». Eccola. Firmata direttamente dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Introduce l’obbligo di autorizzazione preventiva dei genitori su attività didattiche che includano l’educazione affettiva, sessuale, o i temi del contrasto alle discriminazioni. Il titolo della proposta, approvato alla Camera e accorpato a tre progetti di legge è “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”.

Nel nome del “gender”

L’Italia resta uno degli ultimi stati dell’Ue in cui l’educazione sessuale o affettiva non è obbligatoria a scuola. Un corollario di tentativi, dal 1977 a oggi, contano ben 16 proposte di legge naufragate. La sinistra negli anni ha tentennato, la destra con l’arrivo dei Pro-Vita dentro le file del Parlamento e ossessionata dal fantasma del gender, sta riuscendo in un risultato a suo modo “storico”. Convinta che questa sia la strada da seguire è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Credo sia meglio che venga affidata alle famiglie», ripete da sempre la leader di Fratelli d’Italia. Tempi lontani quelli raccontati dal giornalista Aldo Torchiaro, suo ex compagno del liceo: «Al Vespucci di Roma promuovemmo l'ora di educazione sessuale fatta da quelli del consultorio dell'Aied».

Il ddl vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e primarie. E introduce l’obbligo per le scuole secondarie di primo grado e superiori di un “consenso” dei genitori affinché gli studenti possano partecipare a progetti e attività extracurriculari, legati a educazione sessuale, affettiva o sentimentale. A ottobre era stata anche presa in considerazione la possibilità di vietare questi corsi nelle secondarie (le vecchie scuole medie), ma la proposta non è stata inclusa nella versione finale votata alla Camera. La legge prevede che le scuole debbano informare le famiglie almeno sette giorni prima, indicando contenuti, obiettivi e eventuali esperti. I genitori possono visionare i materiali e, se negano il consenso, la scuola deve garantire attività alternative previste nel piano formativo.

Una norma che nella sua applicazione rischia di diventare un freno non solo ai programmi di prevenzione contro il bullismo omotransfobico, lo spauracchio travestito da “gender”, ma anche a campagne sul contrasto alla violenza di genere. Come dimostrano gli studi quello che servirebbe agli studenti sarebbe informazione accurata e non giudicante sulle relazioni consensuali che i rapporti sessuali comportano. La legge Valditara rischia così di rompere quel punto di equilibrio tra libertà educativa delle famiglie e doveri di scuola pubblica, già confermato dalla firma di corresponsabilità educativa nel momento in cui si iscrive il proprio figlio a scuola.

Chiedere il permesso

«Le conseguenze sono chiare», spiega Pasquino: «Meno dialogo, più paura e solitudine, un terreno ancora più fertile per pregiudizi e violenze. Come “Educare alle differenze” continueremo a essere presenti in ogni scuola, in ogni città e in ogni spazio pubblico per difendere il diritto di crescere liberi dalla violenza e dall’ignoranza. E non faremo un passo indietro. Se passerà lo contrasteremo in ogni sede possibile».

Il ddl arriverà in Aula in settimana. L’opposizione promette battaglia. Per la senatrice del Pd, Cecilia D’Elia: «Il solo fatto di aver iniziato a discutere il ddl Valditara ha di fatto fermato progetti nelle scuole, perché l’educazione sessuo-affettiva è stata attenzionata come una materia rischiosa. È un testo pericoloso e sbagliato perché mette in discussione libertà di insegnamento e autonomia scolastica, contrappone famiglie e scuola, quando invece già esiste tra loro un patto educativo. In sostanza si chiede il permesso sull’educazione alla sessualità e all’affettività, che invece è un diritto, in tutti i cicli scolastici, per Oms, Unesco, Convenzione di Istanbul e che serve anche per fare prevenzione ed evitare che i giovani si informino e si formino solo sui social».

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