Peppino di Capri è morto nella notte tra venerdì e sabato nella sua isola, dopo una lunga malattia. Il cantante e pianista, all’anagrafe Giuseppe Faiella, aveva 86 anni e il prossimo 27 luglio ne avrebbe compiuti 87.

I funerali si terranno domenica alle 17 nella chiesa di Santo Stefano, a pochi passi dalla piazzetta di Capri. A comunicarlo è stata la famiglia. Lascia i tre figli Igor, Edoardo e Dario. La seconda moglie Giuliana Gagliardi, con la quale aveva condiviso oltre quarant’anni di vita, era morta nel 2019. L’ultima apparizione pubblica risaliva a circa un anno fa.

Dal pianoforte di Capri ai Beatles

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La musica era entrata molto presto nella vita di Giuseppe Faiella. Nato a Capri nel 1939 in una famiglia di musicisti, aveva appena quattro anni quando cominciò a esibirsi davanti ai soldati americani di stanza sull’isola durante la guerra. Studiò pianoforte a Napoli, ma la sua vera scuola furono i locali notturni di Capri e Ischia, dove iniziò a suonare ancora adolescente.

Peppino di Capri fu tra i primi interpreti italiani capaci di mescolare la melodia napoletana con il rock’n’roll, il twist e il pop internazionale.

Nel 1958, dopo essere stato notato durante una serata a Ischia, firmò il primo contratto discografico e nacquero Peppino di Capri e i suoi Rockers. Il successo arrivò quasi immediatamente con Nun è peccato, seguito da Voce ’e notte, Nessuno al mondo e Luna caprese. Canzoni napoletane, standard americani e nuove composizioni convivevano nello stesso repertorio, sostenute dal suo modo discreto di stare sul palco e da un timbro riconoscibile fin dalle prime note.

All’inizio degli anni Sessanta divenne uno dei simboli della nuova musica italiana. Let’s Twist Again superò il milione di copie, mentre St. Tropez Twist, Don’t Play That Song e Speedy Gonzales accompagnarono l’arrivo del twist nelle sale da ballo e nei juke-box. Nel 1963 arrivò Roberta, uno dei brani destinati a rimanere più a lungo nella memoria del pubblico.

La sua popolarità aveva già oltrepassato i confini italiani. Si esibì alla Carnegie Hall, raggiunse il Sud America e gli Stati Uniti e nel 1965 aprì i concerti della tournée italiana dei Beatles. Con gli occhiali spessi, il pianoforte e le giacche di lamé riuscì a costruire un’immagine elegante senza trasformarla mai in una maschera.

Le vittorie a Sanremo e il successo di “Champagne”

Peppino di Capri partecipò quindici volte al Festival di Sanremo, vincendolo in due occasioni: nel 1973 con Un grande amore e niente più e nel 1976 con Non lo faccio più. Prima ancora, nel 1970, aveva vinto l’ultima edizione del Festival di Napoli con Me chiamme ammore.

Il 1973 fu anche l’anno di Champagne, la canzone che più di ogni altra sarebbe rimasta legata al suo nome.

Nel corso degli anni arrivarono altri successi come Amare di meno, Incredibile voglia di te, Auguri, E mo’ e mo’ e Il sognatore.

Nel 1991 rappresentò l’Italia all’Eurovision con Comme è ddoce ’o mare. Continuò poi a incidere, collaborare e tornare sul palco: da James Senese a Guè, passando per il Trio Melody con Gigi Proietti e Stefano Palatresi. Nel 2005, anno della sua quindicesima partecipazione a Sanremo, fu nominato commendatore della Repubblica.

Il Festival gli consegnò nel 2023 il premio alla carriera. Due anni dopo l’Isola di Capri gli affidò simbolicamente le chiavi della città e la Rai trasmise Champagne – Peppino di Capri, il film dedicato alla sua vita.

Le reazioni

La notizia della morte ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio dal mondo delle istituzioni, della musica e dello spettacolo. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha ricordato «un grande musicista e interprete», annunciando che la città troverà il modo più adatto per rendergli omaggio.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito le sue canzoni parte del patrimonio comune del paese. La lunga carriera di Peppino di Capri, ha sottolineato, testimonia la capacità della musica popolare italiana di raccontare nel mondo emozioni, identità e memoria.

Anche il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha ricordato l’amico e l’artista, definendolo il simbolo di un’Italia che si è raccontata attraverso le sue canzoni.

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