La mossa del procuratore vaticano, dopo la decisione della Corte d’Oltretevere che aveva ordinato il deposito di alcuni atti. «L’apposizione di omissis e il mancato deposito integrale dei documenti anzidetti si rivela insuscettibile di arrecare pregiudizio agli imputati», la motivazione dell’accusa
Il procuratore di Giustizia del Vaticano ha depositato «atti e documenti nella loro versione integrale» sulla vicenda del cardinale Giovanni Angelo Becciu. Il deposito è avvenuto dopo che ad ordinarlo era stata la Corte d’appello d’Oltretevere che aveva anche disposto «la rinnovazione del dibattimento» del processo d’appello a carico del porporato, condannato in primo grado per truffa e peculato.
Alla luce, dunque, delle nuove carte, depositate in base alla decisione della Corte e ancora prima all’istanza degli avvocati difensori degli imputati, si procederà alla «rinnovazione del dibattimento». L’effetto, come noto, potrebbe essere l’annullamento delle condanne di primo grado.
Tra gli atti depositati senza omissis, apprende Domani, ci sono le chat integrali tra Genoveffa Ciferri, sodale del teste chiave Alberto Perlasca, e l’allora promotore di Giustizia, Alessandro Diddi. «Rispetto a tale chat – si legge nell’atto del promotore – l’ufficio del promotore ritiene opportuno che, ancorché afferente ad altro fascicolo processuale – vengano rimossi gli omissis già apposti e la stessa sia depositata in forma integrale nel presente processo anche al fine di comprovare la correttezza della scelta a suo tempo effettuata».
Non risulta invece depositato in versione integrale anche l’interrogatorio di monsignor Perlasca (soltanto i giudici potranno visionare la versione integrale). In questo caso c’è «il mantenimento degli omissis». E questo perché altrimenti si potrebbe parlare di «pericoli gravissimi per il bene e l’interesse pubblico».
«L’apposizione di omissis – continua il promotore – e il mancato deposito integrale dei documenti anzidetti si rivela insuscettibile di arrecare pregiudizio agli imputati e non osta alla piena e integrale garanzia del loro diritto di difesa, in ragione della oggettiva non pertinenza di siffatti documenti rispetto ai reati contestati, della loro assoluta irrilevanza ai fini dell’accertamento delle fattispecie contestate e delle posizioni dei singoli imputati».
«Provo sconcerto e stupore per l’ennesimo rifiuto del promotore di obbedire al giudice vaticano. Come in primo grado elementi di conoscenza delicatissimi, addirittura “suscettibili di arrecare pericoli gravissimi al bene pubblico” vengono sottratti alla conoscenza dei giudici. Ci chiediamo come si possa arrivare ad un equo giudizio in queste condizioni ed a questo punto sollecitiamo l’immediata definizione del processo con l’unico esito possibile : la restituzione agli imputati del loro onore», ha commentato l’avvocato Cataldo Intrieri che, insieme al legale Massimo Bassi, difende Fabrizio Tirabassi, tra gli imputati del cosiddetto processo del secolo, cioè quello sulla compravendita con fondi della Segreteria di Stato del Vaticano dell’immobile di lusso situato a Londra, al numero 60 di Sloane Avenue.
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