A Ragusa si è conclusa la seconda udienza del processo Mare Ionio/Maersk Etienne in cui sei membri dell’equipaggio di Mediterranea sono accusati di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. I fatti risalgono al 2020 quando 27 naufraghi – da oltre un mese a bordo della petroliera danese Maersk Etienne –  vengono trasbordati sulla nave della Ong di ricerca e soccorso in mare. All’epoca nessuna delle autorità europee competenti decise di intervenire e così alla richiesta di aiuto rispose l’equipaggio della Ong Mediterranea Saving Humans. Dopo il salvataggio, la società della nave mercantile decise di fare una donazione alla Ong in maniera trasparente. Da lì le accuse dei pm.

Cosa ha deciso il tribunale

Al termine della seconda udienza i giudici hanno disposto la distruzione di tutte le intercettazioni e le chat non pertinenti con l'imputazione o espressamente vietate dalla legge. Il tribunale ha chiesto al pubblico ministero di indicare quali singole telefonate intenda utilizzare come prove d'accusa e agli avvocati della difesa quali di queste intercettazioni contengano conversazioni con parlamentari, ministri, giornalisti e gli stessi legale. Materiale che è esplicitamente vietato per legge e quindi non può essere ammesso e andrà distrutto. 

«Usciranno quindi definitivamente dal processo molti materiali che sono stati utilizzati in maniera strumentale per alimentare negli ultimi cinque anni la macchina del fango contro il soccorso civile in mare», si legge in un comunicato di Mediterranea. 

La vicenda

Il processo si lega ai fatti di agosto 2020, quando la nave mercantile Maersk Etienne salvò nel Mediterraneo 27 persone, rispettando le indicazioni delle autorità costiere. I migranti rimasero sul ponte del mercantile per 38 giorni, in attesa di una autorizzazione allo sbarco, tuttavia nessun paese europeo rispose.

A quel punto la nave inviò una richiesta di assistenza medica certificata dal medico di bordo, a cui rispose solo la Mare Jonio, che fece poi sbarcare le persone a Pozzallo. Dopo due mesi di distanza, la compagnia della nave mercantile Maersk Etienne inviò una donazione all’ong. Un trasferimento di denaro reso pubblico e in maniera trasparente anche sui social.

«Tanto è stato utilizzato dalla procura per accusare gli attivisti di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravato dall'infamante scopo di lucro, scatenando una vera e propria macchina del fango contro di noi», aveva denunciato la ong italiana lo scorso anno quando i membri del suo equipaggio sono stati rinviati a giudizio.

La prossima udienza

In chiusura dell'udienza, il presidente della Corte Elio Manenti, intervenendo in merito alla definizione delle liste testimoni, ha insistito sulla necessità di concentrare la ricerca della verità processuale innanzitutto sull'esistenza dell'autorizzazione allo sbarco in Italia delle 27 persone soccorse da parte delle Autorità competenti e, in secondo luogo, sulla natura e sui tempi del contributo economico erogato dalla società armatoriale Maersk Tankers.

«Si tratta di richieste – afferma Mediterranea saving humans – che accogliamo positivamente: la ricostruzione di questi due aspetti - con il porto di Pozzallo assegnato per lo sbarco alla Mare Jonio dal Viminale e dall'Mrcc di Roma e con l'inesistenza di qualsiasi accordo economico tra i soccorritori di Mediterranea e la compagnia armatrice danese per il salvataggio delle persone a bordo della petroliera Etienne. Dopo cinque anni di montatura politico-giudiziaria contro la solidarietà, in cui resta ancora da accertare il ruolo giocato dai servizi segreti, crediamo dunque di essere sulla strada giusta per l'accertamento della verità su questa vicenda e la fine di una mirata persecuzione contro il soccorso civile in mare». 

La prossima udienza è stata fissata per il 12 maggio 2026 con l'esame dei testi dell'accusa.

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