Tre ragazzi coinvolti nei fatti del parco Ex Eridania sono indagati dal tribunale dei minorenni di Bologna. Le avvocate delle famiglie: «Ecco la contro-denuncia». Il giallo del video alternativo
«Marocchini di m***». Questa mattina le avvocate Claudia Pezzoni e Virginia Oddi hanno presentato un esposto alla polizia e ai carabinieri di Parma. Un esposto che racconta «gli insulti» che sarebbero stati rivolti ai suoi studenti dal prof aggredito a Parma. Una narrazione che, qualora fosse riscontrata dagli inquirenti, aggiungerebbe un altro tassello ai fatti avvenuti nel parco ex Eridania.
Una vicenda, quella dell’insegnante e dei suoi alunni, che tiene banco da giorni. A intervenire è stato anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che se l’è presa col docente per non aver denunciato quanto avvenuto.
«Una questione educativa» aveva detto il prof dell’istituto tecnico Leonardo Da Vinci, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Ma per le famiglie dei ragazzi coinvolti la ragione sottesa alla mancata denuncia sarebbe un’altra: nascondere alcuni comportamenti – i presunti insulti – dell’insegnante nei confronti dei ragazzi. Tre di loro, formalmente indagati, sono stati perquisiti dal tribunale dei minorenni di Bologna.
Intanto il prof, contattato da Domani per una replica, sugli insulti dichiara che «non gli risultano», chiedendo anche a chi scrive di riportare le sue risposte a patto di pubblicare l’intera conversazione intercorsa con lui. Cioè – dice il prof – a partire da «Professore buonasera». Poi tiene a sottolineare di aver salvato la chat.
Al prof questo giornale chiede anche del video alternativo, più lungo rispetto a quello circolato negli ultimi giorni sui social, che le avvocate dei ragazzi hanno allegato all'esposto presentato agli inquirenti. Un video che racconta una verità evidentemente interpretata in maniera diversa dai diretti interessati: da un lato gli allievi e le loro famiglie, dall’altro il prof dell’istituto Leonardo Da Vinci. Se i primi infatti sostengono che sia stato il docente a indirizzare i ragazzi nel parco, il secondo dice che non è così.
«Com’è iniziata la vicenda? Risulta da un altro video che lei avrebbe invitato i ragazzi a seguirla nel parco. Perché l’ha fatto?», scriviamo. Il prof chiede, a sua volta, se abbiamo visto il video: dice di esserne in possesso. Rispondiamo di no e domandiamo di poterlo visionare.
Dal docente arriva prima una risposta positiva, poi negativa. «No. Glielo avrei mandato se lei non avesse tentato di farmi credere che l'aveva già visto».
Saranno probabilmente gli inquirenti, in possesso del nuovo filmato e a cui è stato presentato l’esposto, ad affermare la verità. Il prof dice il vero? O ha indirizzato gli studenti nel parco, come invece sostengono le altre parti?
Nella denuncia, inoltre, le legali dei genitori dei minori sottolineano, oltre ai presunti insulti, pure le eventuali responsabilità della scuola. L’istituto sapeva? Ha vigilato? Ci sono state condotte omissive?
«Il prof non ha sporto denuncia ma il tribunale dei minorenni, potendo agire d’ufficio, sta procedendo contro tre dei ragazzi coinvolti (alcuni sospesi dalla scuola per trenta giorni, ndr)», ha detto a questo giornale la legale Pezzoni.
I tre ragazzi coinvolti nella rissa avvenuta nel parco sono indagati a vario titolo per violenza e minacce aggravate nei confronti del personale scolastico nell'esercizio delle proprie funzioni: hanno 17, 16 e 15 anni. Al più giovane la procura per i minorenni di Bologna contesta anche le lesioni aggravate dall'uso di arma impropria per aver colpito con la cintura e la fibbia in metallo uno dei professori al torace. Nei giorni scorsi le abitazioni dei giovani sono state perquisite dalla polizia che ha sequestrato i cellulari e l'abbigliamento indossato il giorno della rissa.
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