I blocchi stradali si moltiplicano e la protesta degli autotrasportatori per il caro carburanti non si ferma, nonostante le rassicurazioni e le promesse del governo. Una situazione che diventa sempre più seria, con il blocco del trasporto delle merci, le imprese che fermano la produzione e gli scaffali che rischiano di restare vuoti.

Per il ministro del Made in Italy Adolfo Urso, che interviene al question time alla Camera, «le misure predisposte ieri sono state giudicate favorevolmente dalle associazioni» e «ogni forma di protesta è stata sospesa. Rimangono sul campo dei presidi o anche dei blocchi sporadici, dei quali le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno richiesto ufficialmente la rimozione». 

Urso ha poi fatto sapere che il ministero dell’Interno «sta procedendo alle identificazioni, anche ai fini di rimuovere i presidi», specificando che, nonostante sia permesso alle automobili di transitare, lo stop ai soli camion configuri comunque «un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive». 

Tuttavia, il fermo degli autotrasportatori non sembra ridursi: in Sicilia, l’assemblea dei soci dell’Aias, riunita all’interporto di Catania, ha deliberato all’unanimità la prosecuzione della protesta. «Continueremo il blocco in maniera pacifica, senza impedire a chi vuole di andare a lavorare», ha dichiarato il leader del sindacato, Giuseppe Richichi. «Respingiamo l’addebito di qualsiasi violenza – ha aggiunto – l’unica vera violenza è quella subita da chi sciopera contro il caro gasolio e non riesce più a portare un reddito a casa».

La protesta partita dal Sud si sta estendendo anche al Nord, con colonne di tir che bloccano in più punti soprattutto l’A1. La situazione è in evoluzione ed emergono anche episodi come il taglio delle ruote dei camion per costringere i conducenti ad aderire alla protesta, il cui epicentro è in Campania.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida parla di «tonnellate di fresco e freschissimo che da sud non arrivano a nord a causa di blocchi che peraltro appaiono difficilmente spiegabili». Il ministro aggiunge che «guardando i curriculum dei leader della protesta, se vi andate a studiare anche qualche casellario giudiziario», si evidenziano «criticità anche di questa natura».

La nota dei sindaci di Napoli e Bari

«La situazione nelle città del Mezzogiorno resta estremamente critica e rischia di aggravarsi ulteriormente con il passare delle ore», ecco perché «chiediamo al governo e al ministro Salvini di anticipare il confronto previsto per il 27». «Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti». È l’appello congiunto dei sindaci di Napoli e Bari Gaetano Manfredi e Vito Leccese: «A Napoli, Bari e in numerosi altri territori del Sud, il blocco della circolazione delle merci sta compromettendo gli approvvigionamenti alimentari, con prodotti che non raggiungono le piattaforme di distribuzione e scaffali dei supermercati sempre più vuoti. Le difficoltà cominciano a interessare anche servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico extraurbano. Non siamo più di fronte a una crisi circoscritta al settore dell'autotrasporto, ma a un’emergenza che rischia di paralizzare intere comunità, con conseguenze economiche e sociali sempre più pesanti».

Le promesse di Salvini

Non è dunque bastato l’intervento del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che ha promesso ai camionisti fondi per agricoltori e autotrasportatori. Il governo ha annunciato lo sblocco degli stanziamenti fermi da mesi. «Da oggi iniziamo a erogare i contributi sui 430, che ora sono diventati 480 milioni», ha detto il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, rivendicando una dotazione complessiva di un miliardo di euro destinato al comparto. Ieri il comitato degli autotrasportatori in Sicilia ha revocato i blocchi. Ma sulla A16, all’altezza del casello di Avellino Est, tir e trattori hanno continuato a protestare, così come sulla Strada statale 18, nel Tirreno cosentino, e a macchia di leopardo in altre zone del Sud.

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