Ancora una volta i fuorisede non potranno votare. La Camera ha infatti bocciato gli emendamenti dell’opposizione al decreto Elezioni, e così sono circa 5 milioni i cittadini che, il 22 e 23 marzo prossimi, non potranno votare per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia al di fuori del proprio comune di residenza.

«Il diritto di voto deve essere garantito a tutti, a maggiore ragione quando in gioco c’è la Costituzione», ha dichiarato il professor Enrico Grosso, presidente del comitato Giusto dire No che insieme a Società civile per il No, Avvocati per il No e altre organizzazioni, ha raccolto nelle scorse settimane oltre 500mila firme a sostegno del voto per chi non vive nella regione dove ha la residenza. «È uno schiaffo alla partecipazione e alla salute della nostra democrazia», denuncia Grosso.

La lettera

Proprio dal comitato era stata inviata una lettera indirizzata a tutti i parlamentari che chiedeva di permettere ai fuorisede di votare al referendum sulla giustizia, promossa dal ministro Carlo Nordio, garantendo così il rispetto di un diritto costituzionale a tutti i cittadini. 

«Oltre cinque milioni e mezzo di persone - studenti, lavoratori precari, malati costretti a curarsi lontano dalla propria residenza, cittadini che vivono temporaneamente in un’altra regione - rischiano di essere di fatto esclusi dalla partecipazione democratica. Non per disinteresse, non per scelta, ma per ostacoli economici e logistici che rendono proibitivo affrontare un viaggio solo per votare», ha sottolineato Giusto dire No.

Gli emendamenti, presentati da tutte le opposizioni, sono stati respinti con circa trenta voti di scarto scatenando le proteste nel centrosinistra. «Non sono i tempi tecnici a mancare ma la volontà politica di far votare 4,5 milioni di persone», ha detto la deputata del Partito Democratico Rachele Scarpa. «Non avete nemmeno il coraggio di dire a queste persone: abbiamo fatto un calcolo e non ci conveniva».

L’attacco arriva anche dal Movimento 5 stelle tramite la deputata Vittoria Baldino: «La rimonta del “no” secondo i sondaggi è guidata proprio dai giovani. Sono coloro che non si fanno abbindolare dalla vostra propaganda e non lo faranno nemmeno questa volta».

Il voto fuorisede è già stato sperimentato in Italia, in occasione delle elezioni europee del 2024 e dei referendum su cittadinanza e lavoro che si sono tenuti nel giugno del 2025.

Per il referendum costituzionale sulla giustizia, dunque, voteranno solo coloro che potranno permettersi di tornare nel proprio indirizzo di residenza. Non saranno previste nemmeno agevolazioni, come chiedeva un emendamento di Alleanza Verdi Sinistra, che rientra tra quelli respinti alla Camera. «La sperimentazione finora è stata positiva, dobbiamo replicarla: se la questione è quella dei tempi, allora vi diciamo che sapevate del referendum da mesi», ha commentato Filippo Zaratti di Europa Verde. Nella giornata di oggi è attesa l’approvazione del decreto alla Camera.

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