Il giudice di Milano Roberto Crepaldi ha convalidato il provvedimento di controllo giudiziario su Foodinho srl emesso in via d'urgenza dal pubblico ministero Paolo Storari e ha anche confermato Andrea Adriano Romano come amministratore giudiziario.
Al centro dell'inchiesta che riguarda la società di delivery di Glovo c’è il presunto caporalato messo in atto contro i rider, oltre 40mila impiegati in tutta Italia, ai quali sarebbero state corrisposte paghe «sotto la soglia di povertà», in particolare «inferiori fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva».
Una paga di 2,50 euro a consegna per una somma mensile «sicuramente non proporzionata né alla qualità, né alla quantità del lavoro prestato al fine di garantire una esistenza libera e dignitosa e palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali».

Per il giudice, si legge nelle oltre venti pagine di provvedimento la misura d'urgenza chiesta dalla procura appare «adeguata e proporzionata». Tra i compiti affidati all'amministratore giudiziario c'è anche che «proceda alla regolarizzazione dei lavoratori».

Si tratta, si legge ancora nell’atto, «di cittadini stranieri, dimoranti in case condivise con connazionali all'interno delle quali hanno affittato il mero posto letto, i quali lamentano l'assenza di reali alternative lavorative in relazione all'impegno richiesto dal lavoro presso la società indagata. A ciò si aggiunga che proprio le modalità lavorative impediscono, di fatto, ai soggetti appena elencati di svolgere altri lavori per altri committenti: tutti costoro hanno riferito che per raggiungere un livello stipendiale minimamente decente - che, come si vedrà, non è comunque conforme al salario minimo costituzionale - è necessario rimanere connessi per la gran parte della giornata, a disposizione del committente per le consegne.

Disponibilità questa che, come si dirà di seguito, non è minimamente retribuita né direttamente né indirettamente, cioè attraverso un compenso più elevato per la singola consegna, che tenga conto del tempo medio di attesa. L'attività dei lavoratori, infatti, è fisiologicamente concentrata nelle finestre temporali normalmente occupate dai pasti ma, secondo quanto riferito dagli stessi lavoratori, ciò non è sufficiente a raggiungere una retribuzione dignitosa e, comunque, impedisce di fatto lo svolgimento di qualsiasi ulteriore attività lavorativa». 

Nell’inchiesta Foodinho e il suo ad, Miquel Oscar Pierre sono indagati con l’accusa di caporalato. 

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