«Si dice spesso che una parte importante della responsabilità per la mancata assegnazione delle case popolari sia delle occupazioni abusive. Ma non è così. Un grande problema è l’abbandono. Ce ne sono centinaia inutilizzate a Roma, anche nei quartieri centrali». A parlare è Luca Blasi, assessore alla Cultura e alle Politiche abitative del Municipio III di Roma ed esponente di Avs.

È dentro un appartamento di oltre 170 metri quadrati, nel quartiere Esquilino, nel cuore della Capitale appunto. Vuoto dal 2022, sta per essere messo all’asta da Ater, l’ente della regione Lazio che gestisce gli immobili destinati all'edilizia residenziale pubblica, invece di essere assegnato a chi è in attesa di una casa popolare. A Roma i nuclei familiari che aspettano un’abitazione sono oltre 16mila.

Insieme ai movimenti per il diritto all’abitare della Capitale, nella neonata cornice della mobilitazione Piamo Casa, Blasi ha partecipato a un’occupazione simbolica dell’appartamento dell’Esquilino con l’obiettivo di mettere un freno alla svendita del patrimonio pubblico per l’interesse privato: «Il vero dramma delle case popolari è che ci sono, ma non vengono utilizzate. La gente è in lista che le aspetta da anni. Così a volte è costretta a occuparle perché non ha risposte da parte delle istituzioni», spiega a Domani, convinto che in alcuni territori, sempre più gentrificati ed escludenti, sia in corso una vera “espulsione di classe”: «Della classe lavoratrice. Che può vivere la città solo nel momento in cui viene sfruttata. Poi è costretta ad allontanarsi e abitare in luoghi senza servizi, spazi sociali e culturali».

I numeri

A mostrare che le parole di Blasi e dei movimenti per l’abitare descrivano una realtà comune a sempre più cittadini ci sono i dati. Sia quelli del Viminale, secondo cui a Roma nel 2025 sono stati eseguiti più di 1.500 sfratti, 4 al giorno. Sia quelli della ricerca che proprio l’assessore alle Politiche abitative ha condotto nel suo Municipio grazie al lavoro svolto con Ada3, l’Agenzia per il diritto all’abitare del Municipio III di Roma, un progetto di welfare abitativo avviato nel 2024 in collaborazione con l’associazione Nonna Roma e con il sostegno della Fondazione Charlemagne, con l’obiettivo di aiutare le famiglie che rischiano di perdere casa o che non riescono ad accedere al mercato degli affitti, per prevenire gli sfratti e trovare soluzioni abitative alternative.

Come spiega l’architetto, ricercatore ed esperto di politiche abitative, coordinatore dell’Agenzia, Enrico Puccini, è possibile costruire politiche sociali che riducano il disagio abitativo: «Su 176 famiglie a rischio sfratto con cui abbiamo avuto a che fare, solo per 30 è arrivata l’esecuzione. E per tutte, tranne 3, siamo riusciti a trovare una soluzione alternativa grazie al supporto delle associazioni che operano sul territorio, senza l’intervento del comune».

Ma Puccini spiega che le attività di Ada3 vanno oltre l’oggi, con lo scopo di strutturare politiche sane per il futuro: è in corso, infatti, un monitoraggio del disagio abitativo per comprendere condizioni e ragioni delle famiglie che lo vivono. Dalla ricerca realizzata in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, che verrà presentata il 15 ottobre, si capisce, ad esempio, che il 40 per cento dei nuclei familiari che rischiano di perdere la casa sono composti da cittadini italiani. O che solo il 21 per cento delle persone a rischio sfratto non ha un lavoro. Gli altri hanno un’occupazione o studiano o sono pensionati.

Le iniziative

Ma non basta. Il 15 ottobre Ada3 non presenterà soltanto i risultati del lavoro svolto in due anni in cui ha seguito più di 500 nuclei familiari. Anche due nuovi progetti: Casa3, una misura di accoglienza temporanea per le famiglie sfrattate. Grazie a un milione di euro di fondi straordinari legati al Giubileo, il Municipio III ha recuperato uno stabile pubblico, ricavandone quattro appartamenti e alcuni uffici.

Le famiglie potranno abitarci gratuitamente, senza pagare affitto né utenze, per un periodo da tre a nove mesi, senza essere separate, mentre l'Agenzia le accompagnerà nella ricerca di una sistemazione stabile, attraverso l'assegnazione di una casa popolare se ne hanno diritto o altre forme di sostegno abitativo. E Affitto Garantito, un fondo di 50mila euro finanziato dalla Fondazione Charlemagne e gestito da Ada 3 per aiutare le famiglie che faticano ad accedere al mercato privato degli affitti, anche se non hanno diritto a una casa popolare. L'agenzia farà da intermediaria con i piccoli proprietari, mentre il fondo offrirà una garanzia economica a copertura di eventuali mancati pagamenti.

Nella prima fase la misura potrà sostenere fino a cinque famiglie, con la possibilità di accrescere le risorse se la sperimentazione darà risultati positivi. A dimostrazione che un altro modo di abitare e vivere la città è possibile e che le istituzioni possono contribuire a costruirlo.

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