Se la libertà è partecipazione, rispetto all’Italia del 1972 cantata da Giorgio Gaber abbiamo perso terreno. Le elezioni politiche del 25 settembre 2022 hanno registrato il più alto tasso di astensionismo della storia repubblicana, mentre nell’ultima tornata europea per la prima volta più di un italiano su due è rimasto a casa. In direzione contraria, a Torino, tra il 10 e il 12 luglio torna Delphi, la scuola di politica della Fondazione di studi storici Gaetano Salvemini, alla sua seconda edizione.

Gratuito e rivolto a cittadini under 35, il progetto ideato dal coordinatore culturale dell’associazione, Lorenzo Cabulliese, è un’alternativa alle scuole di partito, ma soprattutto mira a fornire nozioni e strumenti di democrazia partecipativa.

La nuova edizione

Gli iscritti confermati sono, finora, 36 su 40, in notevole aumento rispetto all'esordio, mentre il programma si articola in tre giorni di panel, confronti e simulazioni, grazie al contributo di 15 relatori, tra esperti di scienze politiche - come il professore Raffaele Marchetti, direttore del Center for International and Strategic Studies dell’università Luiss - amministratori e attivisti. Ma anche teologi e storici come Ermis Segatti, che dialogherà di nonviolenza e disobbedienza civile insieme a Rita Bernardini, militante radicale e presidente dell’Ong laica contro la pena di morte Nessuno Tocchi Caino.

Tra gli altri panel di punta trovano spazio il coinvolgimento delle nuove generazioni, con un intervento di Luca Raffini, sociologo dell’Università di Genova, la principale collaboratrice del progetto. Seguono incontri sulla partecipazione locale, una delle forme più dimenticate di democrazia dal basso, sui referendum, sulla dimensione transnazionale del processo democratico, in grado di scavalcare limiti geografici e culturali, per fare fronte comune su battaglie che riguardano l’intero pianeta.

Una menzione particolare va al panel sulla e-democracy, dedicato alle potenzialità delle nuove tecnologie e gestito da Francesca Paruzzo, ricercatrice dell’Università di Torino ed esperta di piattaforme. Come ricorda Cabulliese, «l’introduzione delle firme digitali per le proposte referendarie e le leggi di iniziativa popolare è stato un motore di partecipazione».

Strumenti democratici per Don Chisciotte

Il claim della seconda edizione della Scuola Delphi, patrocinata dall’Unione europea e sostenuta da Fondazione San Paolo, è Don Chisciotte cercasi. L’eroe tragicomico di Cervantes non ha più a che fare con mulini a vento immaginari, ma con problemi concreti, reali, che spesso, a causa del deficit democratico sembrano inscalfibili. «Cerchiamo persone che non abbiano paura di sembrare folli, di lottare in un mondo che sembra in costante distruzione», afferma il coordinatore. «I mulini a vento sono l’astensionismo e l’apatia politica, che sembrano impossibili da abbattere e da cui nascono le derive antidemocratiche».

Sono due gli strumenti principali di partecipazione civica e democratica che la scuola della Fondazione Salvemini intende proporre ai Don Chisciotte e ai Sancho Panza volenterosi: il referendum che, seppur «gigante dai piedi d’argilla», ha definito alcune delle pietre miliari della Prima repubblica, e le assemblee dei cittadini estratti a sorte, poco conosciute in Italia, molto praticate oltreconfine.

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