Nel paese siciliano la collina continua a franare: 1.309 gli sfollati e oltre 300 interventi dei vigili del fuoco. Il capo della Protezione civile Ciciliano: «Movimento franoso più grande che nel Vajont». Governo, regione e comune si rimpallano le responsabilità. Per il ministro l’idea di dirottare i fondi del Ponte è «un argomento da bar», Pd e Avs chiedono un suo passo indietro
Gli elenchi della Protezione civile parlano di 1.309 sfollati e già 300 interventi eseguiti nella cittadina di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dopo la frana che negli ultimi giorni ha causato il crollo di decine di edifici. Nella zona rossa i vigili del fuoco stanno accompagnando gli sfollati per recuperare animali e oggetti, per una media di 80 interventi al giorno. Intanto la frana che sta facendo scivolare la collina non si ferma: nella notte tra mercoledì e giovedì si sono uditi diversi boati e la pioggia è attesa incessante anche nei prossimi giorni.
«Peggio del Vajont»
Il capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ha rassicurato i cittadini che risiedono fuori dalla zona rossa, che non dovranno lasciare le loro abitazioni, e ha indicato come principale priorità la re-localizzazione degli sfollati: «Chi vive nella zona rossa potrebbe dover lasciare le proprie case per sempre: alcune sono del tutto inagibili dovranno essere distrutte».
Ciciliano ha anche fornito un dato che più di tutti trasmette l’idea dell’entità della frana: «Stiamo parlando di un movimento che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo quasi una volta e mezza la quantità di montagna e di massa franosa che è caduta rispetto a quella del Vajont».
Scambio di accuse
A livello politico, la situazione è gestita dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che ha annunciato «un’indagine amministrativa» per scoprire perché dopo la frana del 1997 non si sia intervenuti. Il sospetto, ha detto l’ex presidente della Regione siciliana, da lui guidata dal 2017 al 2022, è che ci siano state «omissioni e superficialità e una sottovalutazione del fenomeno».
Un’accusa diretta all’amministrazione cittadina, a cui ha risposto il sindaco Massimiliano Conti: «C’è chi contesta al comune di non avere presentato progetti per opere di consolidamento della collina dopo la frana del 1997. Io ho scritto alle istituzioni a ogni anniversario della frana, ma solo il mese scorso abbiamo ottenuto i soldi previsti nella fase 2 e 3 di quel drammatico evento».
Richiesta di dimissioni
Ma è tra le aule del parlamento che sono andate in scena le accuse più forti. Musumeci ha dato la disponibilità a riferire in aula alla Camera solo mercoledì prossimo. Un’ipotesi rigettata dalle opposizioni, per cui a presentarsi a Montecitorio dovrebbe essere la premier Giorgia Meloni. Il più duro con il ministro è stato il co-portavoce di Avs Angelo Bonelli: «Da governatore, Musumeci aveva sul suo tavolo il documento che invitava a intervenire. Eppure lo ha ignorato: vista la sua inadeguatezza, l’unica cosa che può fare è dimettersi».
A chiedere che l’ex governatore rimetta il mandato è anche Italia viva, che ha lanciato una petizione sul proprio sito per chiedere le dimissioni di Musumeci: «Dia conto del suo operato davanti al parlamento e poi tragga le dovute conseguenze. La storia del dissesto siciliano non si cancella con l’autocelebrazione: è scritta nei crolli che continuano a ferire la nostra terra», hanno scritto le senatrici Dafne Musolino e Annamaria Furlan e il deputato Davide Faraone.
Da parte sua, Musumeci ha annunciato una sospensione del pagamento delle rate dei mutui per gli abitanti di Calabria, Sardegna e Sicilia. Nulla da fare, invece, per la proposta avanzata dal Pd di dirottare sui danni del maltempo al Sud i fondi destinati alla costruzione del Ponte sullo Stretto: l’ipotesi è stata rigettata dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e bollata come «un argomento da caffè» dallo stesso Musumeci.
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