Mobilitazione nazionale il 19 e 20 settembre: 19 e 20 settembre. Sabato, un corteo nazionale partendo da Spin Time e arrivando alla sede di Investire Sgr, la proprietà del palazzo. Il legale: «A Roma l’esecuzione degli sgomberi viene sempre effettuata con passaggio da casa a casa, quando ci sono le alternative pronte. In via Santa Croce in Gerusalemme «Le persone fragili non solo non hanno visto rispettati i propri diritti, ma sono anche state anche disumanizzate»
«Spin Time è un modello replicabile, basta solo volerlo. È un modello di città accogliente e solidale. In questi anni abbiamo visto all’opera il modello Milano, con una città inaccessibile a chi vorrebbe viverla». Le date sono quelle del 19 e 20 settembre. Sabato, un corteo nazionale partendo da Spin Time e arrivando alla sede di Investire Sgr, la proprietà del palazzo. Domenica, assemblea pubblica. Non per celebrare la fine di una storia, ma per dire che è «Il tempo di Spin Time». Gli attivisti lo continuano a dire: quella di Santa Croce in Gerusalemme è solo un «pezzo di una battaglia più grande». Perché, il piano casa del governo Meloni «copia quell’idea di città: mano libera a costruttori e fondi di investimento ed edilizia popolare ridotta ai minimi termini». Lanciando le due giornate di mobilitazione, gli attivisti di Spin Time sottolineano come il governo stia reprimendo «i modelli alternativi, quando può col manganello, quando non può con mezzucci fuori da ogni protocollo e legalità». Alle loro parole fanno eco quelle, rilasciate a Domani, da Francesco Romeo, avvocato penalista che fa parte del team legale che segue la comunità di Spin Time dopo che è stata costretta a lasciare il palazzo, il 29 luglio. Di quello che è successo quella notte Romeo si è fatto un’idea precisa: «È stato uno sgombero». E, aggiunge, «è stato fatto senza rispettare il Protocollo della Prefettura di Roma. In questa città l’esecuzione degli sgomberi viene sempre effettuata con passaggio da casa a casa, quando ci sono alternative pronte». Romeo è anche uno degli autori della nota in cui vengono analizzati gli strumenti giuridici a disposizione di attivisti e abitanti: requisizione, esproprio e acquisto pubblico, privilegiando quest’ultimo. «È la strada migliore per la Comunità», conferma. Ma, dopo che il fondo Investire Srg - proprietario dell’immobile - ha rifiutato l’accordo ponte, è diventata più complessa. Venendo meno le condizioni di emergenza, Roma Capitale sarà costretta a lanciare un avviso pubblico. Intanto, sui circa 400 abitanti, ad aver trovato alloggio temporaneo sono 260 persone, nove in più rispetto al 18 agosto. Le altre continuano ancora a dormire in strada.
Si è fatto un’idea di cosa sia successo la notte del 29 luglio? In un primo momento sembrava che gli abitanti potessero rientrare.
Ma questo non è accaduto, evidentemente sono intervenute decisioni di altro tipo, non certo collegate alle condizioni dell'immobile. Perché altrimenti avremmo avuto delle relazioni di inagibilità. Sono entrati anche i tecnici del Comune e sappiamo che non hanno riscontrato questa circostanza. Abbiamo, poi, anche il verbale dei Vigili del Fuoco in cui si attesta che la decisione di far restare fuori le persone è stata presa di concerto con la polizia.
Quindi, secondo lei, si è trattato di uno sgombero a tutti gli effetti?
Alla fine è stato uno sgombero. E a Roma l’esecuzione degli sgomberi viene sempre effettuata con passaggio da casa a casa, quando ci sono le alternative pronte. Questo accade perché dopo lo sgombero, nel 2017, di piazza Indipendenza, del palazzo di Curtadone, occupato per lo più da rifugiati eritrei, ci fu, prima una circolare dell’allora ministro degli Interni, Minniti, su come bisognava affrontarli. Tenendo conto dei nuclei fragili di abitanti. E poi c’è un protocollo operativo della prefettura di Roma, che a me non risulta sia stato abrogato, sulle modalità di esecuzione degli sgomberi. Prima attraverso il censimento e poi con il passaggio da casa a casa, come dicevamo. E si precisa, cito letteralmente, che «vanno attentamente considerati tutti gli interessi in gioco, tra i quali, tuttavia, la difesa dei nuclei familiari in condizioni di disagio economico e sociale, si colloca in cima alla scala delle priorità». Questa tutela è di molto superiore al diritto della proprietà di riavere l’immobile.
E a Spin Time vivevano tutte persone fragili.
Sì, lo ha detto pubblicamente anche il sindaco Gualtieri affermando che tutti i nuclei familiari di quella occupazione hanno diritto all’alloggio popolare. E con loro il protocollo della Prefettura non è stato rispettato. La difesa dei nuclei in condizioni di disagio economico si è esplicitata mettendoli in strada. Le persone fragili non solo non hanno visto rispettati i propri diritti, ma sono anche state anche disumanizzate. C’è pure un altro punto.
Quale?
Il diritto all'abitazione è considerato un diritto sociale inviolabile della persona, che è quello ricompreso nell'articolo 2 della Costituzione, quindi nei principi fondamentali La Consulta lo ha stabilito in numerosissime sentenze. L’ultima è la numero 64 del 2024. Si tratta di un diritto che prevale sempre e comunque sopra il diritto di proprietà del privato cittadino e si deve piegare quando è necessario ad esigenze di utilità sociale. Invece qui stiamo assistendo a un capovolgimento a un mondo sottosopra. Si rappresenta il primato dei diritti dei proprietari, come se queste persone non avessero diritti, ma non è così. La nostra Costituzione è fondata sul principio di uguaglianza e sul riconoscimento e la tutela dei diritti inviolabili della persona, il riconoscimento del diritto di proprietà non rientra tra quei principi fondamentali della nostra Carta.
Il doppio sequestro a cui è sottoposto l’immobile, avrebbe pregiudicato la realizzazione dell’accordo ponte proposto dal Comune?
No, il sequestro preventivo serve a evitare che il reato possa essere essere ulteriormente continuato. Ora che dentro c’è la celere e fuori ci sono gli occupanti questo pericolo non c’è più. Il sequestro probatorio serve a raccogliere le prove sull’incendio doloso. Una volta che sono entrati i vigili, hanno fatto i rilievi, li ha fatti pure la scientifica e tutte queste cose sono state fatte, sequestro probatorio ha esaurito la sua funzione.
Durante il tavolo della trattativa Investire srg ha dichiarato che sarebbero mancati i requisiti giuridici per l’accordo ponte. Mentre Roma Capitale ha sempre sostenuto che, con l’immissione in possesso, la responsabilità penale sarebbe stata trasferita in capo all’Amministrazione Comunale. Chi ha ragione?
Se la proprietà aveva dei dubbi poteva chiedere di definire meglio il contenuto delle clausole sullo scarico di responsabilità, ma hanno scelto di dire di no. Tra l'altro non si comprende come sia possibile che i proprietari dicano di essere disponibili all'acquisto e, poi, allo stesso tempo rifiutino la proposta in cui gli si dice: «Guarda, ti solleviamo da tutte le responsabilità».
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