«Se le Camere fossero aperte avremmo fatto un’interrogazione parlamentare urgente al ministro Piantedosi, insieme a Avs e M5s stiamo lavorando su possibili pressioni esercitate dall’esecutivo su Investire sgr al tavolo delle trattative per l’acquisto dell’immobile in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma. E chiediamo formalmente al Viminale di chiarire, anche alla luce delle parole di Marco Perissa che è deputato e capo di Fratelli d’Italia a Roma. Se ci fossero state davvero pressioni sarebbe gravissimo oltre che inopportuno». Così il deputato Pd Matteo Orfini – che subito dopo l’incendio era entrato dentro il palazzo e in un’intervista a Repubblica aveva detto che i danni provocati non sembravano giustificare il mancato rientro degli abitanti – ha riferito a Domani a proposito della possibilità che vi siano state influenze politiche sulla trattativa. Da qualche giorno, infatti, la voce che l’esecutivo avrebbe influenzato la decisione del Fondo di Investire sgr di rifiutare la proposta del Comune si sta facendo spazio sui giornali e negli ambienti vicini a Spin Time. Anche la deputata del M5S Stefania Ascari con Vittoria Baldino e Antonio Ferrara sta preparando un’interrogazione parlamentare per il ministro Piantedosi, dopo che il deputato FdI Perissa ha condiviso un video sui social in cui dice: «Il Viminale, il governo Meloni, ha fatto sapere che non c’erano i presupposti di legalità e sicurezza per rientrare nell’immobile e successivamente la proprietà ha rifiutato la proposta di acquisto di Gualtieri», mettendo in fila i fatti quasi come se dall’uno dipendesse l’altro.

«Chi mente?», si sono chiesti allora gli attivisti di Spin Time che cercano di fare chiarezza nel caos delle verità che sembrano non coincidere. Roma Capitale da un lato. Che nella proposta di acquisto aveva inserito anche una soluzione intermedia – l’accordo ponte – per consentire, una volta ripristinate le condizioni di sicurezza, di avviare un percorso per il rientro degli abitanti. La proprietà, dall’altro lato. Che nel comunicato con cui ha motivato il rifiuto ha fatto capire di temere per la sicurezza degli abitanti in un edificio non agibile. E infine, il video di Perissa e l’interruzione brusca della trattativa. Il Viminale, contattato da Domani, ha smentito qualsiasi tipo di influenza o pressione sulle trattative, formale o informale. Fa sapere che l’interesse del ministero dell’Interno stava nel ridare l’immobile a quelli che considerano i legittimi proprietari, nient’altro. E che le parole di Perissa nel video si riferirebbero al fatto che il palazzo di Spin Time ha dei problemi di agibilità.

Ma «nulla vieta al proprietario di ristrutturare e farci quello che vuole o di venderlo», ribadiscono dal Viminale: «Il ministro Piantedosi è pronto a rispondere alle domande dei deputati nelle sedi opportune». Oltre al fronte politico, però, il mancato accordo tra Comune e proprietà apre soprattutto un fronte pratico, che pesa sulle spalle della comunità di Spin Time che da 12 giorni resiste in presidio permanente davanti al palazzo. Da domenica 9 agosto lungo la strada gli operatori del Comune di Roma, aiutati dalle organizzazioni del terzo settore come Binario 95 e Nonna Roma, dalla Protezione civile e dagli attivisti di Spin Time, stanno portando avanti i colloqui con gli ormai ex abitanti.

Per censirli, capire le loro esigenze e proporre sistemazioni temporanee prima che vengano loro assegnate le case popolari. Cercando di mantenere la continuità scolastica per i minori, come sempre richiesto dagli attivisti. Si tratta di tutte strutture convenzionate con la Protezione Civile, disseminate su tutto il territorio, anche al di fuori del Raccordo, da La Storta a San Pietro, passando per Infernetto e Santa Giacinta. Al momento sono circa 120 le persone che a cui è stata trovata una sistemazione, mentre in strada ne restano ancora circa 150. Alcuni degli ex occupanti stanno rifiutando le soluzioni proposte, contrari ad allontanarsi dal quartiere dove hanno costruito la loro vita. La comunità si ritrova così a essere disgregata e strappata via dalla propria quotidianità, dopo che Investire Sgr, ha rifiutato l’accordo ponte. «Sono Sara, ho 18 anni e volevo solo studiare architettura», scrive su Instagram una delle occupanti. «Non so se preoccuparmi del mio passato, rimasto bloccato dietro quella porta, o del mio futuro», continua definendosi «devastata» per aver perso la casa, per «non sapere più dove appartieni». Non si arresta il fiume di solidarietà che si sta riversando sulla comunità di Spin Time. Il 10 agosto è stata la volta del regista e attivista Ken Loach che ha ricordato l’incontro che hanno avuto «Bella Ciao non mi è mai sembrata così bella» ha detto. Il regista ha anche parlato una «comunità creativa animata da uno spirito generoso, fondata sui principi della condivisione e della compassione». La street artist Laika firma invece una nuova opera, comparsa nella notte tra il 9 e il 10 agosto, davanti alla sede di Investire realizzata su di una tenda, come quelle in cui dormono gli attivisti. E in cui una ragazza impugna uno scudo con il logo di Spin Time trafitto da tre frecce: speculazione, repressione e abbandono.

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