I due italiani liberati ieri dalle carceri venezuelane sono atterrati stamattina a Ciampino. Ad attendere il volo insieme alle famiglie anche Meloni e Tajani. I Trentini: «Un pensiero va a tutte le persone ancora detenute e alle loro famiglie. Che possano presto condividere la gioia della liberazione». L’informativa del capo della Farnesina in Senato
Alberto Trentini e Mario Burlò sono a Roma. I due sono atterrati alle 8.30 all’aeroporto di Ciampino. Ad accoglierli nell'area Cai dell'aeroporto, quello riservato ai voli dei servizi di intelligence la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. A bordo del volo anche il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli, che era andato nella capitale sudamericana.
«Siamo felicissimi oggi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo. Non si possono cancellare le sofferenze di questi interminabili 423 giorni. Da adesso in poi abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e superare le sofferenze di questi 14 mesi». È la dichiarazione di Alberto Trentini e della famiglia letta dall'avvocata Alessandra Ballerini all'uscita dall'aeroporto di Ciampino.
«Grazie a tutte le persone che ci sono state vicine in tanti modi diversi, anche silenziosamente ma efficacemente. Ora vi chiediamo di rispettare il nostro desiderio di stare un po' raccolti lontani dal clamore di queste giornate per affrontare con tranquillità ed entusiasmo il futuro di libertà che ci attende» ha continuato. «Un pensiero - aggiungono il cooperante e la famiglia - va a tutte le persone ancora detenute e alle loro famiglie. Che possano presto condividere la gioia della liberazione. La solidarietà dentro e fuori dal carcere è stata la nostra salvezza»
L’informativa di Tajani
«La liberazione di Alberto Trentini e degli altri connazionali che sono stati rilasciati in questi giorni è un importante passo in avanti per chiudere una pagina dolorosa», ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nell'informativa al Senato. «Sappiamo che il lavoro non è ancora finito. Nelle carceri del Venezuela abbiamo ancora 42 detenuti italiano-venezuelani. Quelli con passaporto solo italiano sono stati tutti rilasciati. I detenuti politici sono 24. Il nostro obiettivo è che siano liberati tutti», ha aggiunto. «Abbiamo sempre detto che avremmo lavorato senza sosta per riportare i nostri connazionali a casa. Lo abbiamo fatto. Continueremo a farlo, mantenendo un dialogo costante con le autorità venezuelane e con i nostri partner», ha evidenziato il capo della Farnesina.
Durante il suo intervento il capo della Farnesina ha anche elogiato gli sforzi dell’esecutivo di Meloni. La scarcerazione degli italiani «è il risultato di mesi di lavoro silenzioso, costante e tenace del governo, che ha consentito, dopo la rimozione di Maduro, di cogliere un obiettivo così importante».
La vicenda
La liberazione dei due era arrivata nella notte tra domenica e lunedì, quando il regime ha deciso di procedere alla liberazione dei due italiani, rinchiusi nel carcere El Rodeo da oltre un anno senza accuse. Per il governo italiano, la svolta apre nuovi scenari nel rapporto con il Venezuela.
Come ricostruito da Domani lo scorso ottobre, il motivo dell’arresto di Alberto Trentini è da ricercare soprattutto nella relazione tra Roma e Rafael Ramirez. Già ministro del Petrolio e numero uno dell’azienda energetica statale Pdvsa sotto Hugo Chavez, Ramirez è oggi uno dei più feroci critici di Maduro. Ha ottenuto dall’Italia prima lo status di rifugiato e poi, a settembre 2024, l’archiviazione dalle accuse di peculato e riciclaggio.
A scompaginare le carte è arrivato poi l’intervento militare degli Usa. Una delle condizioni imposte da Donald Trump alla neopresidente, Delcy Rodriguez, è stata quella del rilascio dei prigionieri politici stranieri.
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