La giudice delle indagini preliminari del tribunale di Milano, Tiziana Landoni, ha deciso: Youssef Siher, il 30enne pro Pal accusato di essere la “mente” dietro al movimento 17 ottobre, può tornare in libertà. Una decisione che suscita l’ennesimo attacco alla magistratura da parte della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che in un video sui social definisce la decisione «vergognosa».

Ma andiamo con ordine. Ieri mattina, mercoledì 27 ottobre, si è tenuta l’udienza di convalida del fermo e della richiesta cautelare dei pm milanesi, nonché l’interrogatorio dell’arrestato che, però, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere e di non rilasciare dichiarazioni spontanee.  Al 30enne si contesta l’istigazione a delinquere, oltre alla violenza, aggravata dalla finalità terroristica. 

«Non siamo sorpresi in termini assoluti, considerata l'aria politica che tira. Lui era sicuro del fatto di aver esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti», avevano detto, sempre ieri mattina, i legali dell’attivista, gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, che avevano chiesto la scarcerazione del loro assistito. Per i legali Siher «nello specifico non ha commesso alcun reato ed è sicuramente sorpreso che gli siano stati contestati questi reati». 

L’intervento di Meloni

«Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura», dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un video sui social. «Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione della gip di Milano di non convalidare l'arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram “Movimento 17 ottobre”, cioè la pagina che incitava l'organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano».

La gip ha sottolineato che non ci fosse pericolo di fuga e che «dai contenuti pubblicati da Siher all'interno del gruppo Telegram
"movimento 17 ottobre", come verrà meglio rappresentato nel prosieguo, emergono le modalità di protesta avverso le attuali politiche governative indicate dal medesimo agli utenti, le quali, oltre ad evocare azioni di "disobbedienza civile", non si traducono
nell'adozione di comportamenti violenti o più in generale criminosi, bensi nella mera programmazione di manifestazioni settimanali, capaci di sensibilizzare e coinvolgere il maggior numero possibile di persone». Ancora: «Il proposito esternato dall'indagato con il post sopra riportato - ricorrendo ad un termine "estremo", rivolto, come detto, "al presente" - letto congiuntamente ai contenuti
rinvenuti all'interno del citato gruppo Telegram, pare essere, piuttosto, espressione della ferma volontà del medesimo di avviare una stabile forma di protesta a fronte di problematiche socio-economiche che, secondo il suo pensiero, non trovano risposta nelle attuali politiche governative». 

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