Altra tegola per il ministro Nordio. La direttiva, votata all’Europarlamento anche dal centrodestra, prevede un reato definito “esercizio illecito delle funzioni pubbliche”. Conte: «il governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell'abuso di ufficio». Fratelli d’Italia e Lega smentiscono: «Il testo lascia agli Stati membri ampia libertà»
Nuova tegola sul ministero della Giustizia guidato Carlo Nordio – e di riflesso sul governo – dopo la bocciatura della sua riforma costituzionale al referendum.
Il Parlamento europeo, infatti, ha approvato con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti la direttiva Anti corruzione, che stabilisce a livello Ue le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue, che dovranno adottare le necessarie misure. Nella lista è presente anche un reato definito “esercizio illecito delle funzioni pubbliche”, che si riferisce a «violazioni gravi della legge derivanti dall'esecuzione o dall'omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico». Una formulazione che sembra ricalcare proprio il reato dell’abuso d’ufficio, oggi depenalizzato in Italia grazie all’abrogazione voluta dal centrodestra.
L’abuso d’ufficio, infatti, puniva «il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni».
La smentita di FdI
Sia il Pd che il Movimento 5 Stelle hanno immediatamente reagito rispetto alla direttiva europea, parlando di nuovo schiaffo al governo Meloni. Il presidente Giuseppe Conte ha detto che «il governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell'abuso di ufficio» e «Meloni e Nordio che avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche, adesso dovranno reintrodurlo».
Interpretazione diversa, invece, è arrivata da Fratelli d’Italia, secondo cui la direttiva non cambierà nulla. «La serenità che ci contraddistingue e testimoniata e avvalorata anche dal fatto che l'Italia in sede di Consiglio ha votato questa direttiva. L'ho già detto quindi eravamo perfettamente d'accordo proprio perché non ci sono quegli elementi che invece propagandisticamente qualcuno ha voluto inserire nei comunicati stampa ma non sono inseriti invece nel testo», ha detto l'eurodeputato di FdI Alessandro Ciriani.
Anche la Lega ha dato la stessa lettura: «La proposta di direttiva anti-corruzione non reintroduce l'abuso d'ufficio. Il testo fa generico riferimento 'all'esercizio illecito di funzioni pubbliche', lasciando agli Stati membri ampia libertà sulle condotte dei pubblici ufficiali soggette a reato penale», si legge in una nota la delegazione della Lega al Pe secondo cui «in effetti, dall'Articolo 7, l'abuso d'ufficio è stato stralciato dal testo finale, durante i negoziati interistituzionali. Al contrario, la posizione approvata in commissione Libertà civili due anni fa elencava una serie dettagliata di condotte illecite. In quella sede, la Lega si oppose proprio per questi motivi».
A dimostrare che c’è una disparità di vedute, il fatto che anche i partiti di centrodestra – FdI in testa – hanno votato a favore del testo, con il generale Roberto Vannacci unico italiano al Pe a votare contro.
Cosa dice la consulta
Sulla questione dell’abrogazione è tornato durante una conferenza stampa anche il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, citando anche la sentenza della corte che dichiarava costituzionale l’abrogazione. «Se questa direttiva del Parlamento Europeo modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l'articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea», ha detto.
Tuttavia, per quanto riguarda le questioni sollevate rispetto all'abrogazione del reato di abuso di ufficio «non contrasta con la Convenzione di Mérida, la quale non impone che lo Stato debba introdurre o mantenere nel proprio ordinamento l'incriminazione delle condotte di abuso di ufficio, ove compatibile con i principi generali dell'ordinamento nazionale», ha aggiunto. «Anche la riforma del reato di traffico di influenze illecite, operata con la stessa legge n. 114 del 2024, ha superato il vaglio di costituzionalità - ha aggiunto - essendosi ritenuti non violati gli obblighi internazionali discendenti dalla Convenzione di Strasburgo sulla corruzione».
La relatrice
Tuttavia, anche la la relatrice Raquel Garcia Hermida ritiene che l’Italia dovrà omologarsi alle nuove norme, e lo ha spiegato in conferenza stampa: «L'Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell'ambito dell'abuso di ufficio», perché «il mandato è molto chiaro», tanto da aggiungere che «sono estremamente lieta che l'Italia, pur rimanendo entro i limiti previsti da una direttiva, dovrà affrontare la questione». Quanto al fatto che Fratelli d'Italia ritenga che quanto descritto nell'articolo 7 della direttiva sia in qualche modo già contemplato dai reati esistenti, ha detto che «non spetta a me entrare nel merito delle definizioni con il governo italiano ma, se non ritenessero la questione così importante, non si sarebbero opposti con tanta forza».
L’Anac
Il presidente dell’Autorità anticorruzione Giuseppe Busia, invece, interpreta la direttiva proprio nel senso inteso dall’opposizione: «Purtroppo negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti: speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia».
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