Gli effetti dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio rischiano di irrompere nel bel mezzo della campagna referendaria, incidendo sulla situazione giudiziaria del personaggio forse più evocato dalla campagna a favore del Sì: Luca Palamara. 

L’ex magistrato, infatti, ha chiesto al tribunale di Perugia di annullare il suo patteggiamento del 2023 per traffico di influenze illecite, per abolitio criminis, ovvero perchè il reato non esiste più grazie alle sentenze della Corte costituzionale in seguito all’abrogazione di abuso d’ufficio e al restringimento del perimetro della punibilità del reato di traffico di influenze illecite, rendendo lecite alcune condotte che prima venivano sanzionate.

Palamara – autore insieme al giornalista Alessandro Sallusti di tre libri intervista sulla magistratura e il correntismo – è attualmente ex magistrato, perché è stato espulso dall’ordine giudiziario dopo la vicenda dell’Hotel Champagne del 2019 che aveva portato a galla il cosiddetto “sistema delle correnti”. La pubblicazione delle intercettazioni registrate dal virus Trojan sul suo cellulare, infatti, aveva fatto emergere le trattative intorno alla nomina del procuratore capo di Roma.

Il Trojan, però, era stato installato perché Palamara era in quel momento sotto indagine con l’ipotesi di corruzione nell’esercizio della funzione, che poi si è sdoppiata in due procedimenti penali, uno dei quali si è poi concluso con patteggiamento a quattro mesi a settembre 2023 e il reato riqualificato in traffico di influenze illecite.

Oggi, però, grazie all’abrogazione dell’abuso d’ufficio voluta dal governo, quella decisione potrebbe venir cancellata. A decidere sarà la giudice di Perugia Natalia Giubilei, che si è riservata sull'istanza che però ha già ricevuto il parere favorevole della procura.

I difensori di Palamara hanno sottolineato che il loro assistito «non si è mai dichiarato responsabile dei fatti contestati», ovvero di aver messo a disposizione di due imprenditori i suoi poteri di magistrato in cambio di alcune utilità. Ma soprattutto hanno detto di aver già depositato una istanza analoga per la revisione anche del secondo patteggiamento (quello del filone principale di indagine relativo ai rapporti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti) per reato analogo.

«Sono pronto a rientrare in magistratura», ha detto all’Ansa l’ex magistrato che è stato anche consigliere del Csm.

Il ministro Nordio

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio cita sempre il nome dell’ex magistrato per sottolineare la necessità di riformare il Csm: «Finché il Consiglio superiore della magistratura non avrà avuto il coraggio di fare trasparenza assoluta su questo scandalo e di scoperchiare questa pentola e dire cosa ci fosse veramente nelle chat di Palamara, la credibilità e il prestigio di questa alta istituzione resterà in un certo senso dubbia», ha detto a un incontro a favore del Sì al referendum organizzato a Bari dalla Camera Penale e dall'associazione italiana giovani avvocati.

L’effetto dell’altra sua riforma di questa legislatura – la cancellazione dell’abuso d’ufficio – potrebbe però favorire il rientro proprio di Palamara nell’ordine giudiziario.

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