Care lettrici, cari lettori

la settimana è stata monopolizzata dal drammatico attacco militare sferrato da Usa e Israele nei confronti dell’Iran, dunque anche il dibattito sulla giustizia è passato in secondo piano.

Il referendum, tuttavia, rimane al centro e così sarà fino al 22-23 marzo, quando i cittadini saranno chiamati a esprimersi sulla riforma. A questo proposito, condivido un commento sul meccanismo del sorteggio scritto dal giurista Glauco Giostra e uno sulla riforma di Vitalba Azzollini.

La prossima settimana, poi, è in calendario per il 13 marzo l’apertura dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense, dove è atteso anche il ministro Carlo Nordio.

La newsletter, poi, si concentra sulle vicende di Cosimo Ferri e Luca Palamara, le cui parabole si intrecciano con la vicenda referendaria e in settimana hanno avuto evoluzioni.

Infine, trovate un articolo dell’avvocato Matteo Bonetti sull’ultima decisione del Garante della Privacy su Amazon, sul loro meccanismo di raccolta dei dati.

Le parole di Meloni

La premier Giorgia Meloni è infine scesa in campo per parlare della riforma, anche se non in modo eclatante. In una intervista al Tg5, ha detto che «Viene detto anche che con la separazione delle carriere l'Italia scivola verso un meccanismo illiberale. Sono che tesi che francamente non reggono, perchè separare le carriere tra il magistrato che giudica e quello che accusa vuol dire rafforzare lo stato di diritto. Non a caso è il sistema prevalente in Europa». Sull'Alta Corte Disciplinare, «accade per chiunque abbia delle responsabilità: quando sbaglia viene giudicato da un organismo terzo. Io penso che la riforma sia più che giusta». E ancora, «è una riforma necessaria per modernizzare l'Italia. È una riforma giusta, tanto giusta che i sostenitori del No hanno bisogno di mentire per essere convincenti. Si dice che con questa riforma noi vogliamo sottomettere la giustizia alla politica. Solo che è falso perché la riforma fa esattamente il contrario. Toglie la facoltà al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del CSM, cioè dell'organo di autogoverno della magistratura e toglie la facoltà alle correnti ideologizzate della magistratura di decidere sull'altra parte dei membri del CSM».

Grosso sui finanziamenti al No

Il Comitato 'Giusto dire No' al referendum sulla giustizia non renderà pubblici i nomi dei suoi finanziatori, ha fatto sapere il presidente Enrico Grosso. «Rispetteremo il nostro regolamento che è conforme alla normativa sulla privacy» e «tutto questo interesse nei nostri confronti vorrei fosse ugualmente tenuto nei confronti di altri finanziamenti ampiamente superiori». Il contributo accettato, solo da comuni cittadini, va dai 20 a 100  euro. 

Mantovano e i “cattolici che votano Sì”

Nel convegno al Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha detto che «i cattolici voteranno sì perché puntano alla realizzazione della giustizia, coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa. E questa riforma va certamente in questa direzione».

Le parole hanno suscitato la dura reazione di Giovanni Bachelet: «Resistiamo alla tentazione di utilizzare le autorevoli dichiarazioni del Cardinal Zuppi» e «sorrido di fronte al maldestro tentativo di altri di millantare un inesistente appoggio della Chiesa italiana al sì al referendum».

Nordio e il campo di calcio

Guai indiretti dopo un evento a favore del Sì al referendum. Il ministro Carlo Nordio era a Bari e doveva spostarsi a Potenza per un dibattito ed è arrivato in elicottero. Il velivolo, però, è atterrato su un campo in sintetico di calcio di proprietà della Fgci e ha creato grossi danni al manto. La sorpresa è stata scoperta in mattinata: il manto, probabilmente per la forza delle eliche e per il peso del mezzo, si è sollevato per poi riappoggiarsi sul terreno in maniera non uniforme. Il campo, che viene utilizzato tutti i giorni da diverse società calcistiche e dai settori giovanili, è ora inutilizzabile ed è stato chiuso.

La parabola di Palamara

Due sono i nomi di magistrati più legati allo scandalo del 2019 che è uno dei grandi argomenti del Sì al referendum in favore del sorteggio. Ci sono novità sui destini di entrambi.

Palamara ha fatto richiesta di al tribunale di Perugia di annullare il suo patteggiamento del 2023 per traffico di influenze illecite, per abolitio criminis, ovvero perchè il reato non esiste più grazie alle sentenze della Corte costituzionale in seguito all’abrogazione di abuso d’ufficio e al restringimento del perimetro della punibilità del reato di traffico di influenze illecite, rendendo lecite alcune condotte che prima venivano sanzionate. Ha detto anche che è «pronto a rientrare in magistratura», anche se la sua espulsione deriva da un procedimento disciplinare che non tocca il penale.

La parabola di Ferri

Ferri, invece, ha ottenuto il via libera dal Csm per ritornare in ruolo. Lui, a differenza di Palamara, non ha subito procedimento disciplinare perchè al momento dei fatti era deputato della repubblica.

Ferri è stato consigliere comunale a Carrara, poi si è dimesso ed è rientrato da fuori ruolo con destinazione al ministero della Giustizia come previsto dalla riforma Cartabia. Il consiglio di Stato, però, con sentenza del 2025 ha ritenuto che la riforma Cartabia non si applicasse ancora alla elezione di Ferri e quindi il suo diritto a tornare in ruolo. Così la delibera lo ha destinato al tribunale di Roma.

«Il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha deliberato, con manifesto mal di pancia, il ritorno in ruolo del dottor Cosimo Ferri. Una cartina di tornasole della pesante crisi morale che ancora avviluppa il Governo Autonomo dell'Ordine Giudiziario, pur a fronte di un esito ineccepibile in diritto», ha detto il consigliere togato indipendente del CSM Andrea Mirenda.

Mirenda ha spiegato l’iter del disciplinare Ferri: «Perché la questione vera è altra e assai più delicata, ed è tutta sottesa a una domanda: perché la Sezione disciplinare di questo CSM, disattendendo le richieste dei pubblici ministeri Fimiani e Perelli, non sollevò nuovo conflitto di attribuzione avverso quel traballante diniego della Camera all'utilizzo delle incommentabili chat tra Ferri e Palamara? Un diniego resistibile perché privo di reale consistenza (un semplice 'perché no!'). Non sarebbe stato giusto, allora, rappresentare alla Corte costituzionale che quella mancata autorizzazione si poneva come ostacolo insuperabile, come poi lo fu, all'esercizio dell'essenziale funzione disciplinare del Consiglio? Non se ne fece nulla: un fatto su cui vale riflettere». E ancora, «non è inutile, poi, aggiungere che la scelta del dottor Ferri di assicurarsi la comfort-zone del mancato consenso all'utilizzo delle chat, per quanto lecitissima, mal si attaglia ai doveri di trasparenza, equilibrio e indipendenza di un magistrato. Non c'é dubbio che egli potesse avvalersi, al pari di ogni altro cittadino, di tutte le legittime scappatoie a disposizione. Tuttavia, scelte simili non comportano sempre uguali conseguenze: quando delle scaltrezze si fa scudo un magistrato, si apre una breccia pesante nella fiducia dei cittadini sia verso il medesimo quanto, più in generale, verso l'Ordine a cui egli appartiene. E anche questo è un fatto».
Tra i 14 astenuti ci sono anche i consiglieri di Area, che hanno scritto che la delibera serviva solo ad adeguarsi a una sentenza del Consiglio di Stato, tuttavia «ci siamo astenuti, per segnalare la nostra distanza da un risultato che riteniamo non rispondente alle aspettative dei cittadini, che esigono chiarezza nelle relazioni tra politica e giustizia». E ancora, «egli tornerà così ad esercitare le funzioni nel più grande tribunale d'Italia, proprio in quel contesto in cui, da sottosegretario al Ministero della Giustizia e da parlamentare, si trovò al centro di alcuni dei casi più spinosi, alcuni sanciti anche da sentenze definitive, della storia recente dei rapporti tra magistratura italiana e politica. E' la riprova che abbiamo bisogno non di riforme costituzionali, bensì di collaborazione effettiva tra le Istituzioni dello Stato, nel segno della trasparenza e dell'accertamento delle effettive responsabilità».

Il caso “Aosta”

A margine di un dibattito sul no al referendum, un “fuorionda” ha creato clamore ad Aosta. Il dibattito era in onda su youtube e i microfoni hanno captato la conversazione tra il presidente del tribunale, Giuseppe Marra, e l’avvocato e presidente del comitato per il No, Enrico Grosso, che discutevano di un procedimento contro l’elezione del presidente della Regione, Renzo Testolin, con udienza fissata il 22 aprile. Caso nel quale Grosso ha scritto un parere.

«Il fuorionda solleva interrogativi molto seri e gravi sull'opportunità istituzionale e sull'immagine di imparzialità della magistratura», ha detto Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale Si Riforma, «le immagini e le parole emerse nel fuorionda mostrano un confronto su una causa ancora aperta tra un magistrato e uno degli avvocati coinvolti nella vicenda». 

Questo il dialogo “incriminato”: Marra: «C'è un contenzioso» e «Speriamo, io ho letto solo l'atto introduttivo. Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché, obiettivamente è una causa molto...». Grosso: «Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione»; Marra: «Quello ce lo siamo visti, la relatrice mi ha fatto vedere la differenza di fondo sulla decadenza che è un diritto soggettivo»; Grosso: «La domanda è proprio la decadenza. La Regione è difesa da un mio collega abbastanza noto, bravo, che mi ha accennato che è una delle questioni che vuole porre e vuole articolare»; Marra: «Ce la studiamo, certo».

Il dibattito sul ddl Stupri

Dopo la mancata approvazione al Senato del testo che prevedeva il «consenso libero e attuale» per la donna per il reato di violenza sessuale, ora è in discussione un testo base – proposto da Giulia Bongiorno – che elimina la parola consenso. Su questo è intervenuto il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, in audizione e ha detto: «Credo che nel testo in discussione al Senato ci sia un restringimento della sfera di punibilità». «Nel testo che è stato licenziato in precedenza dalla Camera la domanda a cui doveva rispondere il processo penale era, perché non c'era consenso nel momento del consumo dell'atto sessuale? - ha aggiunto -. Con questo testo il processo dovrà rispondere ad una domanda diversa, cioè come la vittima ha manifestato il dissenso, quindi c'è un restringimento dell'area di punibilità che può essere giustificata da una diffidenza, forse verso l'attività interpretativa della magistratura giudicante e del processo attraverso le parti. Io però voglio dire che sono quasi 30 anni, perché la legge in vigore è del 1996, che interpretiamo e applichiamo queste norme».

Roia ha sottolineato che «bisogna avere fiducia nella libertà interpretativa del processo penale e del giudice e che l'introduzione del termine consenso amplia l'oggetto del processo penale e tutela maggiormente la persona offesa, normalmente la donna, e quindi sia preferibile dal punto di vista della politica giudiziaria». E ancora, ha detto che, secondo la sua esperienza, «introducendo il termine dissenso si faccia una cross examination sulla donna andando a chiederle come lo ha manifestato e quindi tornando a quelle classificazioni del 'come eri vestita' e di quegli stereotipi di cui sono ancora intrisi i nostri tribunali».

Scuola superiore della magistratura

Non c’è pace per la Scuola superiore della magistratura. Dopo il procedimento amministrativo che aveva visto la vittoria del ricorso da parte del procuratore di Viterbo Mario Palazzi, che dunque ha preso incarico come componente del Comitato direttivo della Ssm, il nuovo colpo di scena.

Il plenum del Csm ha respinto a maggioranza, con un voto contrario e 5 astensioni, l'istanza di Palazzi, che aveva chiesto di usufruire di un esonero parziale dall'attività giurisdizionale per svolgere l'incarico nel Comitato direttivo e, come si legge nella delibera della Terza Commissione, «preso atto della sua indisponibilità a essere collocato fuori ruolo» ne ha deliberato la decadenza dalla funzione di componente.

L’esame da avvocato

L'Aiga ha espresso apprezzamento perchè il governo ha attivato un tavolo di confronto per disciplinare le nuove modalità di svolgimento dell'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense per la sessione 2026.

Il tavolo risponde alle preoccupazioni dei praticanti, che non hanno ancora chiarimenti sulle modalità della prossima sessione d’esame.

La Speranza di Aiga è che l’esame sia strutturato «in due prove scritte e una prova orale, che rappresenterebbe un passo coerente con la proposta di riforma della legge professionale forense, che prevede l'utilizzo dei codici annotati con la giurisprudenza, e va nella direzione di un sistema di accesso alla professione più chiaro, equilibrato e sostenibile».

Nomine al Csm

Uffici direttivi

Presidente corte appello Firenze: nominata Loredana Miccichè, attualmente consigliere corte cassazione

Presidente tribunale Sciacca: nominato Bruno Fasciana, attualmente giudice tribunale Palermo

Presidente tribunale Foggia: nominata Beatrice Notarnicola, attualmente presidente sezione lavoro tribunale Foggia

Procuratore minorenni Catanzaro: nominato Michele Sessa, attualmente sostituto procuratore minorenni Catanzaro

Avvocato generale Procura generale Cassazione: a seguito di riesame, nominata Giuseppina Casella, attualmente sostituto procuratore generale cassazione

Uffici semidirettivi

Procuratore aggiunto Bari: nominato Marcello Quercia, attualmente sostituto procuratore Bari

Procuratore aggiunto Bolzano: nominato Igor Secco, attualmente sostituto procuratore Bolzano

Presidente sezione corte appello Brescia: nominato Vittorio Carlo Aliprandi, attualmente consigliere corte appello Brescia

Presidente sezione corte appello Genova: nominato Franco Davini, attualmente consigliere corte appello Genova

Presidente sezione corte appello Venezia: nominato Vittorio Pilla, attualmente consigliere corte appello Venezia

Presidente aggiunto sezione GIP tribunale Milano: nominato Domenico Santoro, attualmente giudice tribunale Milano

Presidente sezione tribunale Pescara: nominato Nicola Colantonio, attualmente giudice tribunale Pescara

Presidente sezione tribunale Pescara: nominato Antonio Buccaro, attualmente giudice tribunale Foggia

Presidente sezione lavoro tribunale Venezia: nominata Margherita Maria Bortolaso, attualmente giudice lavoro tribunale Venezia

Designazione PED

È stato rinnovato il mandato quinquennale per i PED già designati:

Elisa Francesca MORETTI (sede di Bologna)

Giordano Ernesto BAGGIO, Gaetano RUTA e Sergio Maria SPADARO (sede di Milano)

Valeria SICO e Maria Teresa ORLANDO (sede di Napoli)

Calogero FERRARA e Amelia LUISE (sede di Palermo)

Mariarosaria GUGLIELMI e Alberto PIOLETTI (sede di Roma)

Stefano CASTELLANI e Adriano SCUDIERI (sede di Torino)

Donata Patricia COSTA e Emma RIZZATO (sede di Venezia).

Sono stati designati i PED per due posti vacanti della sede di Roma:

Maurizio Ascione, sostituto procuratore Milano

Annita Sorti, fuori ruolo presso la missione European Union Advisory - Ukraine

Trasferimenti extraordinem

Cosimo Ferri, attualmente fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia ai sensi della L. 71/2022: deliberata la riassegnazione quale giudice tribunale Roma (posto vacante non pubblicato), in esecuzione di giudicato amministrativo

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