L’indicazione di Fratelli d’Italia è quella di votare scheda bianca: sarà un nulla di fatto il primo voto per l’elezione dei consiglieri laici del Csm, che si svolgerà domani – 28 ottobre – alla Camera in seduta comune.

Eppure, alcuni equilibri hanno già iniziato a delinearsi. Il primo riguarda i numeri: i consiglieri laici sono dieci e la ripartizione dovrebbe rimanere quella del passato consiglio, con sette nomi di maggioranza e tre di opposizione. A cambiare dovrebbero però essere le ripartizioni interne, almeno sul fronte del centrodestra: se attualmente FdI ha quattro eletti, la Lega due e Forza Italia uno, nel prossimo Csm la Lega ne dovrebbe perdere uno per cederlo a Noi Moderati.

Passando invece ai nomi dei papabili, i giochi sono ancora aperti ma si stanno delineando. La lista degli autocandidati è in continuo aggiornamento (i requisiti sono quindici anni di esercizio della professione forense, oppure il ruolo di professore in materie giuridiche), ma alcuni spiccano più di altri e a mancare – tranne che in un caso – sono i candidati di indicazione dei gruppi parlamentari, che è l’imprimatur più significativo per gli aspiranti. L’unico per ora con questa investitura è il senatore Pierantonio Zanettin, già consigliere laico e indicato dal gruppo di FI, dunque quasi certo dell’elezione e soprattutto con l’aspirazione al ruolo di vicepresidente.

E di Pietro?

A stupire, però, è il nome di Antonio Di Pietro. Ex pm di Mani Pulite, ex leader dell’Italia dei Valori, avvocato. Il suo non è certo un profilo neutro e la sua autocandidatura ha fatto scalpore: ha i titoli, ma anche la particolarità di aspirare ad entrare come laico nell’organo di governo autonomo dei suoi ex colleghi magistrati. 

L’interrogativo è: ha chances? Apparentemente sì, ma con cautela. Di Pietro, che ultimamente si è fatto vedere alla Camera, avrebbe incontrato a pranzo il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli. Fonti parlamentari adombrano un interesse del partito di Meloni: «Si tratta di una candidatura interessante, che valutiamo».

Di Pietro ha sostenuto il sì per il referendum della Giustizia e sarebbe certamente un nome dirompente accanto a quelli potenziali del senatore Sergio Rastrelli e della senatrice Susanna Donatella Campione. Il quarto nome potrebbe essere quello dell’ex presidente della Camera penale di Roma, Cesare Placanica, che però non è ancora presente nella lista degli autocandidati. Sull’ipotesi di Di Pietro al Csm in quota maggioranza, però, sarebbe subito arrivato il veto di Forza Italia.

Altra ipotesi sul tavolo è che Di Pietro possa diventare, anzichè il quarto laico in quota FdI, l’unico laico in quota Noi Moderati. L’Italia dei Valori – fondato da Di Pietro – si è infatti federata nel 2024 con Noi Moderati e ora questo patto è stato rilanciato in vista delle necessità imposte dal Melonellum. Non a caso a pranzo con Di Pietro e Donzelli c’erano anche Alessandro Colucci di Noi moderati e Ignazio Messina, segretario dell’Italia dei Valori.

Bisogna usare prudenza, però. Come spesso accade per questo tipo di candidature, i nomi cambiano fino all’ultimo: i laici vengono per prassi votati a pacchetto – dunque tutti e dieci, con accordo tra maggioranza e opposizione - proprio per mettere d’accordo tutte le componenti e visto che la maggioranza richiesta nelle prime due votazioni è dei tre quinti dell'assemblea, e dei tre quinti dei votanti dal terzo scrutinio in poi.

L’attesa

La scheda bianca del 28 ottobre, però, ha anche una ragione ulteriore.

Domenica 25 e lunedì 26 ottobre i magistrati hanno votato per eleggere i venti membri togati, ma lo scrutinio inizierà mercoledì 28 ottobre – appunto quando si sarebbero dovuti votare i laici – e dovrebbe concludersi giovedì, dunque i nomi degli eletti non verranno proclamati ufficialmente prima di venerdì.

Nel complesso gioco a incastri, questo è un elemento determinante. Tra i dieci consiglieri laici, infatti, ci sarà anche il futuro vicepresidente del Csm, che verrà eletto alla prima seduta del nuovo consiglio e con i voti anche dei togati. Il centrodestra sta vagliando attentamente la sua rosa di candidati laici per individuare chi con più probabilità potrà attirare su di sè i voti dei togati, necessari per essere eletto. Questa valutazione, però, può essere fatta solo conoscendo gli esiti della votazione dei magistrati.

Di qui l’attesa, anche perchè i pronostici sono incerti: l’affluenza alle urne dei magistrati è stata altissima, intorno al 90 per cento, e il gruppo conservatore di Magistratura indipendente (che nella consiliatura che si sta concludendo è stato il più votato) deve vedersela con la spina nel fianco della candidatura autonoma del suo ex segretario Cosimo Ferri.

Ecco dunque il rischio per il centrodestra: se gli eletti togati saranno a maggioranza progressista, eleggere un vicepresidente tra i propri laici sarà complicato. Lo è stato anche nella consiliatura uscente, dove Fabio Pinelli è stato eletto con 17 voti contro i 14 di Roberto Romboli, dopo due votazioni andate a vuoto e spaccando il consiglio.

Nella consiliatura precedente, invece, era stato eletto il laico di minoranza David Ermini, sostenuto dai togati contro i candidati della maggioranza giallo-verde che allora era al governo.

Il gioco dunque è complicato è ancora tutto da fare, ma ci sarà tempo prima della convocazione di una nuova seduta comune del parlamento, tanto più ora che il parlamento sarà sempre più impegnato nell’approvazione della legge di Bilancio.

Le opposizioni

Sul fronte delle opposizioni, il primo obiettivo è quello di ottenere un componente laico in più, passando da tre a quattro consiglieri, come da proporzioni dei gruppi parlamentari.

Il tema era già stato al centro di uno scontro molto acceso nella passata elezione, che infine si era conclusa con la vittoria del centrodestra.

«Ci auguriamo che nella prossima elezione dei componenti del Csm non si ripeta quanto accaduto all'inizio di questa legislatura, quando la maggioranza ha scippato alle opposizioni un componente che, come da prassi, spettava alle forze di minoranza parlamentare. Sarebbe un nuovo grave strappo istituzionale, ancora più grave perchè consumato a pochi mesi dalle elezioni, quando saranno gli italiani a rideterminare gli equilibri parlamentari», hanno scritto in una nota congiunta i capigruppo di opposizione - Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Maria Elena Boschi (Iv), Matteo Richetti (Azione) e Riccardo Magi (+Europa).

Il prossimo Csm, infatti, ha questa peculiarità: i laici verranno eletti da un parlamento uscente, dunque la maggioranza potrà essere di segno opposto rispetto ai futuri equilibri politici.

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