Il ministero della Giustizia ha fissato una serie di adempimenti burocratici che allungano i tempi per il pagamento. Camere penali: «Incide direttamente sui cittadini e sulla concreta possibilità di individuare professionisti disponibili a prestare assistenza»
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Ciclicamente il problema si ripropone: l'imbuto nei pagamenti dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato. Ora a creare un nuovo tappo è stata la circolare ministeriale del 25 luglio inviata dal ministero agli uffici giudiziari, che fornisce un'interpretazione uniforme sulla questione del termine per proporre opposizioni.
L'interpretazione ministeriale prevede che l'avvocato debba provvedere alla notifica del decreto di liquidazione a tutti gli altri soggetti, per far decorrere il termine breve di 30 giorni; in alternativa dovrà attendere il termine di 6 mesi dalla pubblicazione del provvedimento, al fine di far apporre l’esecutività al decreto di pagamento. Questo, inevitabilmente, allunga i tempi per ottenere il pagamento del proprio onorario.
gli avvocati
L'effetto della circolare è stato estremamente problematico per gli avvocati. I penalisti dell'Unione camere penali italiane hanno scritto che con questa circolare viene messa in discussione «la tenuta stessa di una regola fondamentale dello Stato di diritto: l’effettività del diritto di difesa costituzionalmente garantito anche nei confronti di soggetti non abbienti».
Questo perché «l’allungamento dei tempi e l’aumento degli adempimenti burocratici incide direttamente sui cittadini e sulla concreta possibilità di individuare professionisti disponibili a prestare assistenza» come difensori d'ufficio, inoltre «all’accrescimento delle incombenze corrispondono rilevanti ritardi nel pagamento dei crediti maturati dal difensore per l’attività lavorativa svolte nei confronti dello Stato e della collettività, condizione spesso aggravata dal riconoscimento di compensi non sempre proporzionati alla complessità degli incarichi svolti e alle responsabilità professionali assunte».
Di identico avviso anche l'associazione dei giovani avvocati, l'Aiga: «Lo Stato non può chiedere agli avvocati di garantire la difesa e poi moltiplicare gli ostacoli per il riconoscimento dei compensi professionali. A subirne maggiormente le conseguenze sono i giovani professionisti, per i quali questi compensi rappresentano spesso una parte essenziale del reddito. Al ministro chiediamo procedure chiare e pagamenti in tempi certi», ha detto Luigi Bartolomeo Terzo, presidente nazionale.
Ora la questione passa al ministero della Giustizia, cui gli avvocati chiedono di tornare sui propri passi.
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