Il Tar Lazio deve esaminare la domanda cautelare sospensiva presentata dai promotori contro la fissazione della data del voto il 22 e 23 marzo. Secondo loro, la data non tiene conto del tempo necessario alla Cassazione per esaminare il quesito
Le 500mila firme contro la riforma della magistratura sono state raggiunte con due settimane d’anticipo. Così il comitato dei Quindici oggi può festeggiare il traguardo e la raccolta rimarrà aperta ancora fino alla scadenza del termine, così da amplificare ancora di più il sostegno.
L’effetto non è secondario: i promotori della raccolta, infatti, sono gli stessi che hanno depositato il ricorso al Tar Lazio con sospensiva contro la fissazione del referendum il 22-23 marzo da parte del consiglio dei ministri e poi con il decreto del Quirinale.
I motivi del ricorso
La contestazione è che questa tempistica non rispetti il diritto dei cittadini che hanno firmato, perché non tiene in considerazione il tempo per la Cassazione di vagliare il quesito da loro sottoscritto, che è diverso rispetto a quello depositato dai parlamentari e accolto dalla Suprema corte, su cui attualmente si voterebbe.
Dal 30 gennaio – data ultima di raccolta firme – è necessario far passare al massimo altri 30 giorni che sono il termine per la Cassazione per valutare il loro quesito. Le firme, infatti, sono state raccolte per un quesito che elenca gli articoli costituzionali modificati, mentre quello già approvato non lo fa.
Quello approvato è: «Approvate il testo della legge costituzionale recante "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e istituzione del tribunale disciplinare" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». Quello della raccolta, firme, invece, è: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?».
Quindi - è il ragionamento dei firmatari - il referendum avrebbe dovuto contare la forbice costituzionale del cinquantesimo-settantesimo giorno per fissare la data non dal 30 gennaio come è stato fatto, ma dal 30 febbraio per dare il tempo alla Corte di valutare il quesito, arrivando quindi a metà aprile con la data del referendum. Inoltre, è la contestazione, la data si sarebbe dovuta fissare dopo che la raccolta firme era stata completata e non prima.
La guerra al Tar
Il Tar del Lazio si è già parzialmente espresso e il 14 gennaio non ha accolto la richiesta di sospensione cautelare urgente della deliberazione del cdm sulla data e del decreto presidenziale conseguente.
La domanda cautelare sospensiva, invece, sarà esaminata nell’udienza collegiale fissata per il prossimo 27 gennaio. E' stata infatti accolta - «sussistendo le ragioni di urgenza richieste» - l'istanza con cui i ricorrenti chiedevano «l'abbreviazione alla metà dei termini processuali riferibili alla celebrazione della camera di consiglio deputata alla trattazione collegiale della domanda cautelare».
Intanto, però, il comitato del Sì promosso dalla fondazione Einaudi si è mosso e ha deciso di costituirsi davanti al Tar per opporsi alla richiesta di sospensiva.
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