A impugnare è stata la giudice di Area Cristina Ornano. Al centro c’è la controversa interpretazione della legge elettorale scritta da Marta Cartabia sull’assegnazione dei collegi maggioritari, che condiziona il calcolo nell’assegnazione di quelli proporzionali
Prima ancora di insediarsi il nuovo Consiglio superiore della magistratura è già oggetto di ricorso, in questo caso in materia elettorale sul nome di uno degli eletti in quota proporzionale.
Il giorno dopo il voto tutti erano concordi sul fatto che la corrente progressista di Area avesse eletto sette togati, quattro invece per i centristi di Unità per la Costituzione. Invece, al momento della proclamazione, la Cassazione ha stabilito che due seggi scattassero per Unicost e nessuno per Area. In altre parole, fuori Maria Cristina Ornano, dentro Filippo Di Todaro. Decisione, questa, che rimette al centro l’asse dei togati: prima 11 su 20 erano ascrivibili all’area progressista, con Md e Atraproposta, Unicost e Magistratura indipendente tutte a quota quattro eletti.
La decisione ha immediatamente prodotto reazioni, con la candidata di Area del collegio Giudicante 3 che ha fatto sapere di aver proceduto a impugnare la deliberazione della Commissione centrale e dunque contro la sua esclusione che – ha precisato – «non discende dall'effettivo esito della consultazione elettorale, bensì da un'interpretazione della legge elettorale che, a mio avviso e secondo molti altri magistrati e giuristi, è gravemente erronea».
le ragioni tecniche
Per capire le ragioni della decisione della Commissione, bisogna addentrarsi nei complessi meccanismi della legge elettorale. Per i quattro collegi giudicanti, 8 seggi vengono attribuiti con sistema maggioritario – due per ciascun collegio – cinque invece vengono eletti con il proporzionale in un collegio unico nazionale.
Il calcolo (la somma dei voti validi al netto di quelli dei candidati già dichiarati eletti con sistema maggioritario – 4811 - diviso i 5 seggi) prevede un quoziente di 962. A questo punto si sommano i voti dei candidati tra loro candidati e ancora non eletti e li si divide per il quoziente per individuare quanti seggi scattano.
A generare la controversia è stato il fatto che, nel collegio 1, Ernesta Occhiuto di Mi e Roberto Arata di Area hanno ottenuto entrambi 349 voti come secondi dietro Pier Paolo Lanni. Questa parità per attribuire il seggio maggioritario va sciolta ai sensi dell’articolo 27 della legge, secondo cui il seggio spetta al genere meno rappresentato tra gli eletti e, in caso di nuova parità, al più anziano.
Qui si crea il malinteso: secondo Area, la valutazione va fatta su tutti gli eletti in cui si riscontra parità tra uomini e donne; secondo Unicost invece solo tra i componenti la cui elezione è già certa e non dipende dal seggio conteso (quindi 17 eletti su 20).
Ecco la divergenza: sulla base del ragionamento di Area il seggio spetta ad Arata in quanto più anziano, vista la parità di genere; sulla base di quello di Unicost invece a Occhiuto. Secondo la prima versione (quella maggiormente condivisa subito dopo il voto), il riparto proporzionale dei collegi prevede due seggi a Mi (Occhiuto, rimasta fuori nel maggioritario, conquista uno dei due seggi proporzionali di Mi), uno ad Area (eletto con il maggioritario Arata, quello proporzionale spetta a Ornano), uno a Md-Autogoverno e uno all’indipendente Cosimo Ferri.
La seconda versione, invece, scorpora dalla cifra netta di Mi i voti presi da Occhiuto e fa sì che un seggio vada a Mi, uno ad Md-Autogoverno, uno ad Area (dove il più votato è Arata, rimasto fuori nel confronto con Occhiuto, che dunque prende l’unico seggio proporzionale disponibile) uno a Unicost (Filippo di Todaro) e uno a Cosimo Ferri .La versione interpretativa di Unicost è quella che è stata anche sposata dalla Commissione elettorale.
Ora spetterà ai giudici del Tar determinare se l’interpretazione corretta sia quella utilizzata dalla Commissione centrale (Occhiuto eletta con il maggioritario e per l’effetto i seggi proporzionali assegnati ad Arata e di Todaro) oppure quella di Area (Arata eletto al maggioritario e per l’effetto i seggi proporzionali assegnati a Occhiuto e Ornano).
Il meccanismo è complesso, l’intepretazione non scontata. Ora la valutazione sarà delle toghe amministrative.
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