I funzionari chiedono che l’impianto normativo che li riguarda sia confermato. La paura è che, invece di accelerare i tempi della giustizia, finiscano con l’assumere ruoli amministrativi. Anche l’Anm si è espressa in loro difesa
- Questo articolo fa parte di In contraddittorio, la nostra newsletter sulla giustizia: ogni venerdì retroscena, analisi e commenti di avvocati, magistrati e accademici. Iscriviti qui
A due settimane dall'assunzione dei funzionari per l'ufficio per il processo, il caos continua ad essere molto per quanto riguarda la loro gestione. Il Comitato ha rivolto un appello al ministero affinché, in sede di conversione del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, sia integralmente confermato l’attuale impianto normativo.
I timori dei neoassunti
In una lettera aperta, il Comitato nazionale funzionari ufficio per il Processo scrive che «a fronte dei risultati conseguiti» per il raggiungimento degli obiettivi Pnrr, «il dibattito alimentato dalle rivendicazioni delle organizzazioni sindacali sembra trascurare l'esigenza di preservare e consolidare l'ufficio per il Processo».
E ancora «riteniamo che il decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100 rappresenti una risposta concreta e coerente con l'impianto dell'ufficio per il Processo delineato dalle fonti di rango primario, intervenendo al fine di preservarne la centralità e la funzionalità nell'ambito del sistema giustizia, nonché di razionalizzare gli assetti organizzativi degli uffici sulla base di tale modello».
In sintesi, i funzionari chiedono garanzie sul fatto che venga preservata la destinazione ordinaria del personale ex Aupp alle attività proprie di supporto qualificato alla giurisdizione, e sia garantita, al contempo, lo svolgimento di attività di supporto alle cancellerie nei casi di comprovata necessità e urgenza.
Il sostegno dell’Anm
Anche l'Anm ha inviato ai componenti della Affari costituzionali e della Giustizia del Senato e al guardasigilli Carlo Nordio una lettera aperta per chiedere un chiarimento sulle mansioni degli addetti all'Ufficio per il processo, che vanno impegnati in attività di supporto alla giurisdizione e non in ruoli amministrativi.
L’interrogativo rimane: l’Ufficio per il processo, la struttura ausiliaria giurisdizionale, resisterà nella forma che ha ora e che ha permesso di accelerare i tempi della giustizia?
© Riproduzione riservata