Questo nuovo Ordine europeo al merito sa di vecchio. Soltanto una classe dirigente europea senza molto pudore poteva pensare di riabilitare impunemente –  o addirittura premiare –  figure che in passato hanno legittimamente scatenato le reazioni della società civile. Chi ha un po’ di memoria storica anche soltanto dei primi anni Duemila, sobbalzerà sulla sedia a vedere che nella foto dei sorridenti «meritevoli» sono finiti personaggi come José Barroso, che ha addirittura il compito di selezionare i premiati, o Wolfgang Schüssel, tra i premiati stessi.

Ma a ben guardare, le ragioni per le quali quei nomi fanno sobbalzare sono le stesse per cui in questa precisa fase storica vengono eletti a modelli.

Europa di destre e corporation

Dell’ex presidente della Commissione europea Barroso, così come di molti suoi commissari, inclusa un’altra premiata, Viviane Reding, ricordiamo gli scandali delle «porte girevoli», del passaggio cioè da incarichi pubblici a privati. Nella memoria collettiva, Barroso è Mister Goldman Sachs.

Quanto all’austriaco Wolfgang Schüssel, l’ex cancelliere aprì le vie del governo all’estrema destra del Freiheitliche Partei Österreichs, oltre a essere travolto da scandali di corruzione. E quel che colpisce di più, nel vederlo ora premiato in pompa magna in Ue, è la scarsa memoria storica delle istituzioni stesse: non rammentano forse che proprio per quella svolta politica l’Austria si ritrovò sanzionata dall’Unione europea?

Anche Michel Barnier, una volta noto agli europei soprattutto come il negoziatore Ue di Brexit, si è ritagliato negli ultimi anni il ruolo di sdoganatore di estreme destre: oltre a rincorrerne la retorica in tema di immigrazione, aveva accettato dopo le ultime elezioni legislative francesi di formare un governo che di fatto dipendeva dalla condiscendenza del Rassemblement Nationaldurata poco, come pure il governo Barnier). 

A pensarci bene non c’è troppo da stupirsi né da sobbalzare, dato che Ursula von der Leyen e Roberta Metsola incarnano esattamente quel tipo di svolte: la presidente di Commissione europea sta normalizzando un’Europa corporation e la presidente dell’Europarlamento un’Unione che apre all’estrema destra. Von der Leyen esegue le richieste delle corporation e incontra BusinessEurope per raccoglierne l’agenda alla vigilia dei vertici chiave sulle riforme economiche; con la prima elezione di Roberta Metsola nel 2022 i Popolari europei hanno sancito l’alleanza tattica coi meloniani e assegnato una vicepresidenza ai Conservatori. 

Chi premia chi

(La cerimonia dell'ordine al merito. Foto Europarl)
(La cerimonia dell'ordine al merito. Foto Europarl)
(La cerimonia dell'ordine al merito. Foto Europarl)

La premiazione di Angela Merkel può suscitare reazioni contrastanti, e lo ha fatto: l’eredità della cancelliera è controversa. Ma è certamente la fotografia di un’epoca. E altrettanto vale per tutta la lista di premiati. Non si può dire che l’iniziativa sia stata concepita per alimentare la fiducia degli europei verso le istituzioni; risulta più una celebrazione autoreferenziale, sia per le modalità con cui è stata concepita che per i selezionati.

In teoria l’istituzione di un ordine a livello Ue nasce per «riconoscere i contributi eccezionali all’integrazione e ai valori europei» perché ciò «promuoverebbe un senso di unità, di identità e finalità condivise tra i cittadini dell’Unione». Così è scritto nelle regole fissate a maggio di un anno fa dall’Ufficio di presidenza dell’Europarlamento. Chi è arrivato a stabilire che un Barroso o una Reding, campioni di porte girevoli, potessero risvegliare questo senso di valori comuni? Le proposte di nomina non arrivano dalla società civile: a poter presentare proposte di nomina sono solo i presidenti delle tre istituzioni Ue (Parlamento, Commissione e Consiglio europeo), i capi di Stato o di governo (i 27 leader nazionali) e i presidenti dei Parlamenti nazionali (dunque per noi Fontana e La Russa). Chi valuta le proposte? «Un comitato di selezione». È composto da: presidente dell’Europarlamento (Metsola), due vicepresidenti, quattro «eminenti personalità europee» (la cui nomina è, ancora una volta, affidata all’ufficio di presidenza dell’Europarlamento).

«Fanno attualmente parte del comitato la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, le Vicepresidenti Ewa Kopacz e Sophie Wilmès, e quattro figure di spicco, ovvero Michel Barnier, José Manuel Barroso, Josep Borrell ed Enrico Letta».

La lista completa delle figure insignite nel 2026 è la seguente, tenendo presente che c’è anche una gerarchia di nomine, dai «Distinguished Members» agli «Honourable Members» fino ai membri semplici. Nella categoria più alta si trovano Angela Merkel, Lech Wałęsa, Volodymyr Zelensky. In seconda fascia Valdas Adamkus, Jerzy Buzek, Aníbal Cavaco Silva, Sauli Niinistö, Pietro Parolin, Mary Robinson, Maia Sandu, Wolfgang Schüssel, Javier Solana, Jean Claude Trichet. Infine, nella terza categoria, José Andrés, Giánnis Antetokoúnmpo, Marc Gjidara, Sandra Lejniece, Oleksandra Matviichuk, Viviane Reding, Bono e gli U2.

Barroso e la normalizzazione degli scandali

Il fatto che Barroso sia addirittura incaricato di selezionare i meritevoli è uno schiaffo simbolico a quegli stessi valori europei e al senso di comunanza che gli organizzatori dicono di voler irrobustire. Divenuto presidente della Commissione europea nel 2004, il portoghese resta a palazzo Berlaymont per dieci anni, e da lì gestisce dossier cruciali: la crisi del debito in Grecia, la crisi finanziaria in generale. In quegli stessi anni una importante banca d’affari, Goldman Sachs, viene multata per frode e titoli tossici negli Usa; è la stessa banca che in Europa è accusata di aver mascherato la contabilità del bilancio greco per favorire l’ingresso nella zona euro, e che poi ha speculato sul debito greco, detenuto da paesi come l’Italia. Quando Barroso finisce il mandato a Bruxelles assume poi decine e decine di altri incarichi, ma quello che fa scandalo è la poltrona da presidente non esecutivo di Goldman Sachs: un commissario è tenuto a mantenere «integrità e discrezione» durante e dopo l’incarico, ma c’è un conflitto di interessi dentro il conflitto di interessi, perché a giudicare il caso c’è un comitato etico i cui tre saggi sono tutti legati a Barroso, per esempio uno dei tre è stato da lui promosso direttore generale.

All’epoca la società civile protesta, centinaia di migliaia di firme vengono raccolte, la garante europea di allora, Emily O’Reilly, avvia un’indagine e accusa la Commissione di «cattiva gestione» del caso. Ma tutto questo riesce solo ad aprire il dibattito sul dopo. «Ricordo in modo nitido come reagì Barroso: diceva di non vedere il problema, quale conflitto di interesse poteva mai esserci se un alto rappresentante delle istituzioni pubbliche andava a lavorare per una banca?», raccontava nel 2021 a Domani Kenneth Haar, ricercatore di Corporate Europe Observatory. «Fu shameless, senza ritegno».

Argini che cadono

Negli anni della pandemia Barroso è finito catapultato anche in cima al board di Gavi, la «alleanza dei vaccini» globale che opera con l’appoggio di Big Pharma. La commistione tra ruoli pubblici e privati, le cosiddette «porte girevoli», hanno contrassegnato anche la Commissione europea da lui preceduta: almeno otto membri hanno ricevuto incarichi discutibili. Neelie Kroes, che aveva preso le parti di Uber, lì è stata assunta. Viviane Reding, altro volto di punta del team Barroso, all’uscita ha assunto incarichi in aziende (come Nyrstar che si occupa di estrazioni minerarie) e fondazioni che hanno chiesto cofinanziamenti a Bruxelles (la Bertelsmann foundation). Risulta ora tra i membri insigniti di onorificenza europea: tra i selezionatori c’è il suo ex capo Barroso, il che aggiunge un’ulteriore pennellata al tema dei conflitti di interesse. 

(Schüssel. Foto Europarl)
(Schüssel. Foto Europarl)
(Schüssel. Foto Europarl)

Episodi a dir poco controversi contrassegnano anche la biografia dell’ex cancelliere austriaco Wolfgang Schüssel, che è stato appena premiato in Ue come Honourable Member. Sarà anche «honourable» per Metsola, Barroso e soci, eppure attorno Schüssel ruotano molteplici scandali, tra i quali spiccano i casi relativi a Buwog (uno scandalo di corruzione che travolse il suo governo), Telekom (un caso di manipolazione del mercato azionario avvenuto quando Schüssel era cancelliere ed esploso quando ormai era deputato, portandolo a dimettersi) ed Eurofighter (faccende di tangenti). A proposito di porte girevoli tra pubblico e privato, Schüssel era anche nel consiglio d’amministrazione di Lukoil (la compagnia energetica russa) prima di lasciarlo per l’invasione russa dell’Ucraina. Il colmo dei colmi del vederlo tra i premiati è però un altro: fu con il governo da lui guidato che l’Unione europea sanzionò l’Austria.

Nel 2000, il primo governo Schüssel era infatti nato da un’alleanza tra il Popolare austriaco (ora «membro onorevole») e Jörg Haider, che guidava all’epoca il partito di estrema destra FPÖ. Gli altri 14 Stati membri dell’Ue (molti meno di oggi anche perché l’allargamento a est del 2004 doveva ancora avvenire) decisero quindi di sanzionare l’Austria, riducendo le relazioni con Vienna a inizio 2000, per stigmatizzare l’ingresso di Haider nel governo. 

Ma ormai gli argini verso l’estrema destra sono del tutto caduti: se Angela Merkel stessa (Ppe) aveva gestito i rapporti con l’autocrate Viktor Orbán all’insegna dell’appeasement (costato caro alla democrazia europea), nel 2021 in vista dell’elezione di Roberta Metsola a presidente dell’Europarlamento il leader del Ppe, Manfred Weber, ha avviato l’alleanza tattica con l’estrema destra, cominciata all’epoca col sodalizio con Giorgia Meloni e culminata ora con la maggioranza “variabile” tra Ppe e destre estreme.

Insomma, le premiazioni saranno anche poco «onorevoli», ma hanno l’effettivo «merito» di fotografare le derive dell’attuale classe dirigente europea (oltre che le ombre di quella passata).

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