Lei si ritrovò a fronteggiare l’emergenza del Covid-19 e lo fece, come testimonia la cagnara neofascista che ancora oggi la insegue, nel migliore dei modi. Da possibile elettore del Campo Largo, qualunque cosa sia, gentile Giuseppe Conte Bis, la imploro di reperire altrettanto coraggio politico anche per il presente
Gentile Giuseppe Conte bis, chi le scrive ha maturato, ai tempi della sua esperienza di governo, una certa qual stima nei suoi confronti. Lei si ritrovò a fronteggiare l’emergenza del Covid-19 e lo fece, come testimonia la cagnara neofascista che ancora oggi la insegue, nel migliore dei modi. Chiuse il paese, cercò presidi medici dov’erano disponibili, anche a costo di qualche inevitabile cantonata, diede alle fiamme per il bene comune ogni possibile intelligenza col nemico (interno), ossia ogni deficienza con l’amico (sempre interno) che avrebbe potuto titillare l’area freak del suo consenso a scapito della sopravvivenza di tutti.
Lei antepose l’interesse del paese alla sua fan-base. La quale, benché dimezzata dalla fuga di mezzo elettorato verso l’estrema destra, sui vaccini ancora barcollava. Del resto Grillo li aveva collegati all’autismo, su basi totalmente antiscientifiche. Le stesse usate contro il decreto Lorenzin nel 2017, quello sulla profilassi per i bambini. Ricorda? I Barillari, le Cunial. E la virologa Gismondo: «Il Covid 19 è poco più che un’influenza».
Ma lei, Giuseppe Conte bis, fece la cosa giusta. Dimostrò che Giuseppe Conte uno, il prestanome del MoVimento designato da Piercasaleggio, era solo un omonimo. Che enormità come l’abolizione della povertà, i decreti sicurezza firmati tatuandosi “salve” sulla schiena, l’estensione della reclusione nei Cpr, la stretta sulle manifestazioni, l’allargamento ad minchiam della legittima difesa, non erano cosa sua. Non erano frutto di una smisurata ambizione situazionista.
Da possibile elettore del Campo Largo, qualunque cosa sia, gentile Giuseppe Conte Bis, la imploro di reperire altrettanto coraggio politico anche per il presente. Non abbiamo le terapie intensive che scoppiano, ma viviamo in una democrazia sotto la tenda a ossigeno. Chi ci vede da fuori ha ben evidente il virus di cui siamo preda: l’Orban 98. Decreti sempre più liberticidi, politica estera anti-europea, propaganda sempre più cogente che occulta sistematicamente la realtà a danno dei più deboli. Senza contare una legge elettorale fatta apposta per favorire la vittoria larghissima di un partito unico composto da un’emanazione aziendale, due forze di estrema destra, un partito apertamente neofascista (ché Vannacci entrerà, eccome se entrerà).
La pregiudiziale russa, presidente Conte Bis, è l’esatto corrispettivo del comune sentire sui vaccini contro cui le seppe agire, a scapito di un consenso immediato, per mettere in sicurezza il Paese. Viene, il suo partito, da un legame strettissimo con Mosca. Non solo per le visite ai congressi di Russia Unita. Non solo perché i siti “di informazione” della Casaleggio Associati ribattevano la propaganda del Cremlino. Non solo per una naturale fascinazione antagonista del movimentismo che vi caratterizzava agli esordi. Quando lei, per sovrammercato, era in un altrove molto lontano. Ma anche e soprattutto perché esiste un’ampia area culturale, ed editoriale, cui il posizionamento nei pressi di Mosca ha garantito agibilità politica ed economica.
Lei, presidente, come ai tempi del Covid, ha l’occasione irripetibile di far maturare la sua base. Di fare politica: indicare una strada, magari non semplice, e contribuire a farci uscire dal ruolo di anello debole del continente. Lei sa, presidente Conte, un po’ come ai tempi di chi distingueva tra vaccini e green pass, che ogni motivazione “fattuale” a favore della prepotenza russa è un pretesto. Lo è l’aumento delle spese militari, circa un euro e mezzo al mese per ogni italiano: recuperando metà dell’evasione fiscale ci potremmo comprare la Crimea e restituirla all’Ucraina. Lo è la ricostruzione storica di chi sfotte la teoria dell’aggressore e dell’aggredito: c’è un aggressore che minaccia anche noi, c’è un aggredito. Le “ragioni politiche” di Putin, se mai ce ne fossero state, sono cadute insieme alle prime bombe su Kyiv.
La guerra è merda, presidente. Nessuno sano di mente, o senza interessi speciali, può desiderarla. Però le telefonate con chi riaggancia non salvano i civili e un pezzo di continente dalla prepotenza russa.
Come ai tempi del Covid, esiste un momento in cui si cresce e si prende parte. Per difendere un Occidente imperfetto – l’Europa – e una democrazia barcollante (la nostra). Enrico Berlinguer prese il coraggio di dire in faccia a Breznev che il socialismo reale era incompatibile col socialismo, dacché conculcava i diritti del popolo. Lei può lasciarsi per sempre alle spalle il côté da candidato della Manciuria con cui fu issato alla guida del Movimento il suo omonimo, Giuseppe Conte Uno.
Lei, Giuseppe Conte bis è già riuscito a dimostrarsi uno statista. Autonomamente. Ha la possibilità di rifarlo, di fronte a un’altra emergenza. Comportandosi da politico adulto. In fondo, si tratta di decidere se passare alla Storia, o alla storiella. Magari è persino l’abbrivio per diventare, prima o poi, Giuseppe Conte Ter.
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