La distinzione tra obiettivi civili e militari è una pietra angolare delle regole di guerra. Accusare un soggetto di avere relazioni finanziarie con un gruppo armato di per sé non trasforma quel soggetto, persona o struttura che sia, in un obiettivo militare
L’Associazione al-Qard al-Hassan è da tempo uno dei principali istituti di microcredito del Libano e opera come organizzazione non governativa riconosciuta dal governo libanese dal 1987. Non ha l’autorizzazione da parte della Banca centrale del Libano a operare come istituzione finanziaria. Dal 2007 è colpita da sanzioni statunitensi basate sui legami con Hezbollah. Nel luglio 2025 la Banca centrale libanese ha ordinato alle istituzioni finanziarie da essa autorizzate a cessare ogni rapporto con soggetti privi di autorizzazione e sottoposti a sanzioni estere.
Dopo il collasso finanziario ed economico del 2019, le banche libanesi hanno ripetutamente rifiutato ai correntisti di accedere ai loro conti o hanno semplicemente chiuso i battenti. Pertanto, anche persone non appartenenti alla comunità sciita hanno iniziato a usare i servizi di al-Qard al-Hassan, ottenendo tra l’altro prestiti senza interesse giacché l’Islam vieta di prestare denaro in sollecitandole la restituzione con un interesse.
Molte filiali di al-Qard al-Hassan si trovano in edifici residenziali o in quartieri affollati di Beirut e in altre zone del Libano. Sono frequentate da decine di migliaia di civili per accedere a servizi finanziari, compresi prestiti per pagare rette scolastiche e cure mediche o per acquistare mezzi di trasporto per andare al lavoro.
Almeno quelle rimaste aperte. Per Israele, infatti, al-Qard al-Hassan è un’altra cosa: Il 2 marzo il portavoce in lingua araba delle forze armate israeliane ha scritto su X che al-Qard al-Hassan “usa somme depositate da civili per fornire servizi a Hezbollah e ai suoi operativi a scopo di terrorismo”. Il 9 marzo sempre il portavoce ha descritto al-Qard al-Hassan come “infrastruttura terrorista” ed “elemento centrale nel finanziamento delle attività terroriste di Hezbollah che danneggiano l’economia libanese al servizio di interessi iraniani”.
Dall’inizio di marzo l’esercito israeliano ha reso noto di aver colpito “una trentina delle sue filiali”. Lo stesso numero, “quasi 30”, venne citato il 21 ottobre 2024 durante il precedente conflitto tra Hezbollah e Israele.
Ma cosa dice il diritto internazionale umanitario a proposito di questi attacchi? Cose molto chiare: le sue norme tutelano gli obiettivi civili e tra questi ci sono anche gli istituti finanziari. Un obiettivo militare, che può essere legittimamente colpito, è definito come un obiettivo che dà un reale contributo all’azione militare e la cui distruzione, cattura o neutralizzazione nelle circostanze del momento offre un concreto vantaggio militare.
Insomma, la distinzione tra obiettivi civili e militari è una pietra angolare delle regole di guerra. Accusare un soggetto di avere relazioni finanziarie con un gruppo armato di per sé non trasforma quel soggetto, persona o struttura che sia, in un obiettivo militare.
Nelle sue periodiche operazioni militari in Libano, Israele pare invece aver stabilito che etichettare qualcosa o qualcuno come affiliato a Hezbollah – operatori sanitari, case nei villaggi di frontiera o istituti finanziari che siano – lo rende automaticamente un bersaglio legittimo.
Nelle sue comunicazioni in cui annunciava gli attacchi dell’inizio del mese, l’esercito israeliano non ha detto che le filiali di al-Qard al-Hassan erano usate in quel momento per contribuire direttamente a un’azione militare. Anche se le dichiarazioni del 2 e del 9 marzo che ho riportato sopra fossero vere, gli edifici che ospitavano tali uffici e il personale che vi lavorava non perderebbero le tutele per loro previste dal diritto internazionale umanitario.
Gli attacchi israeliani, peraltro, non hanno solo colpito le filiali della “banca di Hezbollah”. Immagini verificate dall’Evidence Lab di Amnesty International mostrano il momento in cui, il 2 marzo, una munizione lanciata da un aereo colpisce un edificio di tre piani in una zona residenziale e commerciale di Tyre/Sour. Immagini successive mostrano l’edificio distrutto e, di fronte, un centro commerciale con parecchi danni a un supermercato, a un ristorante e a una farmacia. A meno di due chilometri di distanza c’è ciò che resta di un palazzo di 11 piani, situato di fronte a una scuola elementare.
Attacchi del genere dovrebbero essere indagati come crimini di guerra. Sempre se il diritto internazionale non “vale fino a un certo punto”.
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