L’ultimo Rapporto BES dell’Istat rileva un miglioramento della fiducia istituzionale rispetto al 2014, ma rimangono i giudizi prevalentemente critici verso parlamento e partiti. Le leve per migliorare questo rapporto sono trasparenza, migliore capacità di risposta ai problemi, ampliamento della partecipazione, rafforzare la qualità della rappresentanza e la responsabilità dei decisori pubblici
L’ultimo Rapporto BES dell’Istat rileva un miglioramento della fiducia istituzionale rispetto al 2014, ma rimangono i giudizi prevalentemente critici verso parlamento e partiti. Le leve per migliorare questo rapporto sono trasparenza, migliore capacità di risposta ai problemi, ampliamento della partecipazione, rafforzare la qualità della rappresentanza e la responsabilità dei decisori pubblici
La democrazia italiana attraversa una fase di distanza tra cittadini e rappresentanza politica, che va oltre le oscillazioni del consenso verso i singoli governi e investe il rapporto di fiducia tra società e istituzioni. Il problema riguarda la capacità delle organizzazioni politiche di interpretare le domande collettive, tradurle in decisioni pubbliche e rendere conto dei risultati.
L’ultimo Rapporto BES dell’Istat rileva, nel dominio «Politica e istituzioni», un miglioramento della fiducia istituzionale rispetto al 2014, pur in presenza di giudizi prevalentemente critici verso Parlamento e partiti.
I dati
Nel 2025 i partiti politici ottengono un voto medio di 3,4 su 10, il Parlamento raggiunge 4,6 e il sistema giudiziario 4,9. Soltanto il 40,3 per cento delle persone di almeno 14 anni assegna alle Camere una valutazione almeno sufficiente, mentre per i partiti la quota si ferma intorno a due persone su dieci.
Rispetto al 2014, la fiducia media nei partiti è salita da 2,4 a 3,4, quella nel Parlamento da 3,5 a 4,6 e quella nel sistema giudiziario da 4,2 a 4,9. Miglioramenti che, tuttavia, non portano i giudizi sulle istituzioni politiche a livelli positivi.
Diverso è il quadro per Forze dell’ordine e Vigili del fuoco, che ottengono un voto medio di 7,4.
La fiducia rimane elevata verso chi assicura protezione e interventi concreti, ma più contenuta verso chi esercita funzioni di mediazione e rappresentanza politica.
La fiducia nel Parlamento è relativamente più alta tra gli ultrasessantacinquenni, il 45,4 per cento dei quali esprime un giudizio almeno sufficiente, e tra i giovani di 14-24 anni, con il 42,3 per cento. Scende invece al 35 per cento tra i 25 e i 44 anni. Nelle età centrali della vita adulta, segnate da responsabilità familiari e lavorative, il rapporto con le istituzioni rappresentative appare più fragile.
Neppure l’istruzione produce effetti uniformi. I laureati tendono a fidarsi maggiormente del Parlamento e del sistema giudiziario, ma nei confronti dei partiti emerge un’eccezione: tra i 25 e i 44 anni assegna loro un voto almeno sufficiente il 19,9 per cento delle persone con istruzione terziaria, contro il 24,5 per cento di quelle meno istruite.
Rafforzare il rapporto
Per rafforzare il rapporto tra cittadini e istituzioni si possono individuare cinque leve di policy, orientate alla qualità della rappresentanza, dei processi decisionali e della responsabilità pubblica. La prima riguarda la trasparenza e la democrazia interna dei partiti: rendere più aperti e verificabili i processi di selezione delle candidature, rafforzare il confronto interno e assicurare una rendicontazione periodica degli impegni assunti può contribuire a ricostruire la credibilità delle organizzazioni politiche.
La seconda consiste nel rafforzare la capacità di risposta delle istituzioni: procedure più semplici, servizi accessibili, tempi certi e valutazione dei risultati possono rendere più riconoscibile l’efficacia dell’azione pubblica. La distanza tra la fiducia nelle istituzioni operative e quella nelle istituzioni politiche suggerisce l’importanza di risultati concretamente percepibili dai cittadini.
La terza leva è ampliare gli strumenti di partecipazione alle decisioni pubbliche, attraverso consultazioni strutturate, assemblee civiche e processi deliberativi accompagnati dall’obbligo di motivare le scelte adottate. Il coinvolgimento dei cittadini deve tradursi in un confronto effettivo, non in un esercizio puramente formale.
La quarta riguarda la qualità e l’inclusività della rappresentanza: favorire il ricambio generazionale, valorizzare competenze diverse e ridurre gli squilibri nell’accesso alle responsabilità politiche può contribuire ad avvicinare le istituzioni alla pluralità della società. Una rappresentanza più inclusiva non garantisce automaticamente maggiore fiducia, ma può creare condizioni più favorevoli al suo consolidamento.
La quinta è rafforzare la responsabilità dei decisori pubblici: rendere verificabili gli impegni, pubblicare indicatori comprensibili sull’attuazione delle politiche e prevedere momenti periodici di confronto sui risultati significa trasformare la trasparenza in uno strumento concreto di controllo democratico.
Il miglioramento della fiducia istituzionale non coincide necessariamente con il superamento della distanza tra cittadini e rappresentanza politica. La credibilità delle istituzioni dipende dalla qualità delle decisioni, dalla trasparenza dei processi e dalla capacità di rispondere alle esigenze della società. Ricostruire questo legame è una condizione essenziale della legittimazione democratica.
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