Chissà quando è cominciato. Forse una decina di anni fa, forse di più. Sta di fatto che mentre si discute di primarie, dj set anti-meloniani, raduni progressisti, riscoperto costituzionalismo e programmi in cantiere, vale ancora oggi, come prima (più di prima), il ritornello simbolo di uno smarrimento elettorale e spirituale tipico del ventunesimo Secolo.

«La sinistra riparta da…», seguono le più fantasiose ipotesi in una gamma che spazia da Elodie a Yanis Varoufakis. Delle false ri-partenze si è perso il conto, delle occasioni mancate e degli abbagli pure, ma chi appartiene a questo schieramento sa che una dose di testardaggine oltranzista è necessaria, in barba a chi vuole farci credere che certe categorie novecentesche siano ormai obsolete o inefficaci.

Inefficace è semmai l'atteggiamento di chi vuole inquinare il campo, largo, stretto o internazionale che sia, con troppe parole invece che con fatti. E dunque, parliamo di cose concrete: due esempi positivi dal paese del gotha delle ultra-destre occidentali.

A New York, il trentaquattrenne Mamdani ha annunciato l’impossibile, ossia la prima vera tassazione per i ricchissimi della città; lo ha fatto nel suo stile, cioè con un video molto catchy, come direbbero sulla Fifth Avenue, che scimmiotta la sigla di Succession.

Nello stesso fine settimana, gli Strokes, band newyorkese cara alla generazione del sindaco, ha concluso il suo set al Coachella con una rassegna fotografica a mo’ di presentazione su Powerpoint di tutti i colpi di stato della CIA, sfruttando il palco più importante dell’anno per comunicare a gran voce un dissenso nei confronti delle politiche estere statunitensi.

Opposizione che funziona, un gesto di enorme risonanza, un atto tangibile di pragmatismo. La sinistra riparta anche dai millennial, insomma. Purché riparta in fretta.

LE ULTIME PUNTATE DI NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE

 

 

 

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