«Vuole sentire? Senta, senta col naso: è odore di santità» diceva Silvio Berlusconi immerso nell’azzurro celestiale di Porta a Porta, mano tesa al conduttore in posa da noli me tangere.

Deve essere successo qualcosa nel frattempo al senso dell’umorismo di Bruno Vespa, che all’epoca sembrava ben più permissivo e rilassato di quello attuale. Nessun dito puntato, nessuna reazione iraconda alla battuta insolente del presidente, che peraltro aveva anche riciclato da un altro salotto televisivo, cioè quello di Maurizio Costanzo.

Ma le mire messianiche del Cavaliere sono sempre state note, d’altronde era stato il suo medico personale a descrivere l’amico Silvio come «tecnicamente quasi immortale», lo stesso Umberto Scapagnini che lo aveva soccorso durante un comizio interrotto da un mancamento, occasione che diede vita a un’immagine cristica niente male, una sorta di Pietà di Michelangelo in chiave forzista.

Sacrilegio, pia devozione o «un santo in paradiso», come lo ha descritto Sallusti durante l’ultima campagna referendaria, dipende dai punti di vista. Sta di fatto che per chi, come gli italiani, è già avvezzo a questa mescolanza di sacro e profano ai fini di marketing elettorale – ormai chiamarlo “propaganda” sembra quasi un complimento –, l’iconografia mistica e trumpiana recente sembra roba da dilettanti maldestri.

Il santino postato su Truth durante gli scontri verbali con Leone XIV lo ritrae negli umili panni di un Gesù intento a curare malati tra le aquile e i drappi a stelle e strisce, ennesima allucinazione kitsch offerta dai server dell’intelligenza artificiale, dove si puote ciò che si vuole, più o meno.

«Io non voglio entrare in un dibattito con lui» è la risposta fin troppo gentile del Papa a cotanto delirio. Anche la mitomania richiede una certa dose di temperanza, virtù cristiana fin troppo sottovalutata.

ANSA
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