In commissione Affari sociali della Camera è iniziata la discussione sul registro nazionale degli orfani di femminicidio, una proposta sostenuta dalle parlamentari di tutti i partiti. Il nostro appello ai partiti è che aprano una corsia preferenziale per portare a termine entro l’anno una norma di alto valore sociale
Tutta Italia sta partecipando in questi giorni con attenzione alla vicenda della cosiddetta “casa nel bosco” e si commuove per il distacco dalla famiglia d’origine di quei bambini, sperando in un ricongiungimento. Ecco, in Italia ci sono migliaia di minori che hanno perso per sempre ogni riferimento genitoriale: la possibilità di ritrovare i genitori non ce l’hanno più.
Sono gli orfani dei femminicidi, «orfani speciali» secondo la definizione di legge. Loro madre è morta, loro padre è in carcere, le loro vite sono state sradicate per sempre dal contesto di affetto e cura famigliare a cui ogni minore avrebbe diritto. Crescono con i nonni o con i parenti, nel migliore dei casi, ma anche affidati a generosi tutori o nelle case famiglia: l’azione per offrirgli una concreta tutela ha segnato ieri un nuovo avanzamento, con l’avvio, in commissione Affari sociali della Camera, della discussione sul registro nazionale degli orfani di femminicidio, una proposta sostenuta dalle parlamentari di tutti i partiti.
Situazione paradossale
Il dibattito è stato avviato in tempi velocissimi rispetto ai normali ritmi del Parlamento: sono passati solo tre mesi dal deposito della proposta di legge, che nasce per mia iniziativa e di cui sono prima firmataria. Anche questo si deve alla larga condivisione sul testo e alla capacità di fare rete di tutte coloro che lo hanno sottoscritto, da Noi Moderati ad Avs, nel comune riconoscimento che è urgente fare qualcosa per consentire agli orfani di femminicidio di beneficiare fino in fondo degli aiuti a loro destinati, fino a ora sono rimasti largamente sulla carta per la mancanza di uno strumento centralizzato per conoscerne i destinatari e stabilire una relazione.
La situazione su cui interveniamo è davvero paradossale. Fin dal 2018, e anche qui su mia iniziativa, la legge ha riconosciuto gli orfani di crimini domestici come vittime indirette dei femminicidi, e ha previsto per loro specifici interventi economici, di studio, di formazione e di assistenza legale. Ma in mancanza di un registro nazionale che li censisca, non esistono strumenti per entrare in contatto con questi ragazzi e con le famiglie che li crescono per metterli al corrente dei diritti e delle opportunità messe a disposizione dallo Stato, dalle regioni, spesso anche dai comuni e dai servizi sociali, oltreché dal prezioso associazionismo che lavora sui territori.
Così, il Fondo di solidarietà previsto (e finanziato con 1,2 milioni di euro l’anno) rimane sottoutilizzato mentre nonni, parenti e affidatari spesso si sobbarcano l’enorme onere del sostegno psicologico, dell’assistenza legale, dell’affiancamento scolastico.
Chi sono
Le stime ci dicono che gli “orfani speciali” minorenni sono oltre 3.500, un numero enorme che tuttavia può stupire solo chi non segue questo tema e non conosce l’atroce ritmo dei femminicidi: uno ogni tre giorni. La mancanza di un Registro nazionale impedisce di avere un quadro statistico esatto, ma le associazioni del settore raccontano che quasi la metà dei bambini seguiti ha assistito direttamente all’omicidio della madre, e ovviamente ne sopporta le conseguenze.
Tutti soffrono di ricordi disturbanti, problemi del sonno, ansia. Due terzi delle famiglie affidatarie dichiarano di avere difficoltà ad arrivare a fine mese: i problemi economici si sommano al colossale trauma vissuto nella famiglia di origine. Questo il contesto, questa l’emergenza, questa la portata del problema che si può risolvere con un adempimento di legge assai semplice e senza costi.
Il nostro obbiettivo, dunque, è trasformare un insieme di diritti potenziali in tutele effettive e coordinate. Il nostro auspicio è che la norma passi rapidamente dal dibattito nelle commissioni all’approvazione dell’Aula in entrambi i rami del Parlamento. Il nostro appello ai partiti è che aprano una corsia preferenziale per portare a termine entro l’anno una norma di alto valore sociale. Lo dobbiamo ai bambini, lo dobbiamo a chi si è assunto la responsabilità di gestire il loro enorme trauma e riportarli alla serenità, ma lo dobbiamo anche alle vittime, alle loro madri, alle loro vite stroncate dalla barbarie del femminicidio.
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