Ci sono libri che ti cambiano la vita. Libri quasi magici, che a ogni nuova lettura ti svelano sempre qualcosa di nuovo. Libri capaci di parlarti, e di accompagnarti nella vita con la loro voce. Questo è sempre stato per me Changes: A Love Story (edito nel 1991 dalla Women’s Press, è uscito in Italia nel 2022 con il titolo Cambiare. Una storia d’amore per gli Oscar Mondadori), il romanzo di Ama Ata Aidoo che mi ha presa per mano e portata alla scoperta di una scrittrice brillante, dalla sensibilità unica, e del suo mondo.

Nasce nel 1940 nel villaggio di Abeadzi Kyiakor, nel sud di un Ghana all’epoca ancora parte della Costa d’Oro britannica, da una famiglia reale di etnia fante. Grazie al sostegno del padre – uomo di larghe vedute nonché fondatore della prima scuola del villaggio, amava ripetere: «Se istruisci un uomo, istruisci un singolo individuo… ma se istruisci una donna, istruisci un’intera nazione» – Ama Ata Aidoo è una delle prime donne della sua generazione a laurearsi alla prestigiosa University of Ghana (Legon).

È di quegli anni la presa di coscienza del proprio «sé letterario», e i successi non tardano ad arrivare: ad appena diciotto anni, il desiderio di potersi comprare «un bel paio di mocassini rosa» con il premio in denaro la spinge a partecipare, e a vincere, un concorso per racconti indetto dal Daily Graphic, e un paio d’anni dopo scrive The Dilemma of a Ghost (uscito nel 1965), una pièce che fa di lei la prima drammaturga africana a essere pubblicata.

Da quel momento in poi si susseguono pubblicazioni di vario genere e stile, sperimentando e fondendo tra loro teatro, racconto breve, romanzo e poesia, con incursioni nella narrativa per l’infanzia; tra i diversi premi ricevuti, occorre ricordare il Premio Nelson Mandela per la poesia nel 1987 e il Commonwealth Writers Prize Africa nel 1992 (con Changes).

Nel corso della sua vita, Ama Ata Aidoo si è anche molto spesa nell’insegnamento, sia in ambito accademico, tra Ghana e Stati Uniti, sia ministeriale; è stata infatti ministra dell’Istruzione (oltre che la prima donna a ricoprire tale incarico) tra il 1982 e il 1983, una breve e burrascosa parentesi governativa che ha reso famoso il suo impegno politico e sociale – per i diritti delle donne ma anche, ad esempio, per ottenere la scolarizzazione pubblica gratuita – in tutto il continente.

A sostegno delle scrittrici emergenti, è stata la prima presidente della Zimbabwe Women Writers oltre a fondare la Mbaasem Foundation nel 2001; l’African University College of Communication le ha intitolato un centro di scrittura creativa, inaugurato ad Accra nel 2017.
La sua dipartita, nel maggio 2023, è stata salutata con grandi dimostrazioni di affetto e riconoscimento da parte della comunità internazionale, a partire dal villaggio natio dove è stata sepolta, e ha ricevuto i funerali di stato.

Donne al centro

Ama Ata Aidoo, come altre autrici della sua generazione, si è trovata a dover colmare le lacune lasciate in ombra da ben due punti ciechi: in quanto scrittrice e donna, il dialogo e la sfida da raccogliere erano non solo nei confronti della tradizione letteraria dei colonizzatori britannici, ma anche degli stessi autori africani che le avevano precedute, capisaldi come Chinua Achebe che a fronte di un indubbio impegno anticoloniale avevano dedicato ben poco spazio alla rappresentazione femminile.

Una dialettica complessa, dunque, che si sviluppa negli interstizi tra genere e letteratura, tra patriarcato e colonialismo, e al cui interno Aidoo porta avanti la sua battaglia – nella vita come nella letteratura, in lei inscindibili – aprendo così anche la strada ad autrici come Chimamanda Ngozi Adichie o Ayobami Adebayo che oggi possono liberamente mettere sul tavolo queste tematiche.

Aidoo sceglie di mettere al centro delle sue opere donne complesse, disposte a mettere in discussione sé stesse e il proprio ruolo (di madre, figlia o moglie che sia). Donne decise a combattere le proprie battaglie senza aspettar(si) che qualcuno lo faccia al posto loro, nel tentativo di non soccombere a condizionamenti e imposizioni, anche nella sfera sentimentale e sessuale, che si tratti, ad esempio, di non soffocare il proprio orientamento sessuale (Our Sister Killjoy, 1977) o di addentrarsi in un matrimonio poligamico (Changes, 1991).

Sullo sfondo, un’attenzione precisa e lucidissima sul passato coloniale del Ghana, la tratta atlantica (rompendo anche il silenzio sulle responsabilità locali, fin dalla pièce d’esordio o in Anowa del 1970), fino ad abbracciare via via il più recente, e problematico, rapporto tra tradizione e modernità, campagna e città (già in No Sweetness Here, 1970), in un disallineamento generazionale talvolta inasprito dalla diaspora (Diplomatic Pounds, 2012).

…E, tutto ciò, in quale lingua? Creandone una adatta allo scopo, innestando la parlata della lingua madre mfante in quella inglese: un affascinante e stratificato intreccio di parole e immagini sulle quali Aidoo ha costruito uno stile eclettico, capace di modellare in ogni sua opera una straordinaria pluralità linguistica e testuale.

Il desiderio di Cambiare

Ambientato nell’Accra degli anni Ottanta, Changes esplora la vita di tre donne, di indole molto diversa tra loro ma accomunate da una posizione privilegiata per studi e status sociale, e la frustrazione di conciliare vita privata e professionale in modo soddisfacente, in una costante e non troppo velata collisione di rapporti di potere all’interno di un mondo a prerogativa maschile.

Attraverso una molteplicità di sguardi e di voci, Aidoo assembla la storia di Esi, ricercatrice universitaria che dopo il divorzio dal marito si innamora di Ali e decide di sposarlo, diventandone la seconda moglie; della sua migliore amica Opokuya, infermiera specializzata dal matrimonio in apparenza solido; e di Fusena, ex insegnante e prima moglie di Ali.

Le loro tre storie si intrecciano e alimentano l’un l’altra, un potente crescendo – a partire dallo stupro coniugale subito da Esi, in apertura – che tiene il lettore incollato alla pagina fino all’ultimo, spiazzante, momento. Aidoo amalgama abilmente riflessioni personali e collettive su matrimonio, maternità e realizzazione di sé senza maschere né giudizio, lasciando al lettore la libertà di interrogarsi e trovare le proprie risposte.

Attenzione però a non farsi ingannare dal sottotitolo: la “storia d’amore” non è da intendersi nella sua accezione occidentale di amore romantico; vuole essere invece una sottile rimodulazione del tema amoroso, usato dall’autrice come mezzo di espressione politica (perché nulla è apolitico) e di indagine del sé più profondo.

Un omaggio

Il lettore curioso avrà forse notato un’incongruenza tra l’anno di nascita riportato nelle fonti ufficiali (1942) e quello riportato sia in queste righe sia nell’edizione italiana di Changes (1940).

No, nessuna svista. Si tratta piuttosto di un mio personale omaggio, generosamente concessomi dalla casa editrice. Impossibile risalire all’origine dell’errore, tuttavia, in occasione della pubblicazione nel 2012 di un volume di saggi in onore dei settant’anni della scrittrice, si è scoperto che gli anni in realtà erano già settantadue! Il volume si apre infatti con una breve premessa di amichevoli scuse.

Sarà solo una cifra, ma la possibilità di raddrizzare questo piccolo torto è stato il mio modo di dimostrare gratitudine a una grande donna, prima ancora che a una grande scrittrice.

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