Tre libri che guardano indietro, nessuno al futuro. Forse perché ogni epoca in crisi finisce per cercare consiglio dai propri fantasmi. Alcuni si chiamano Leonardo. Altri Agatha Christie. Altri ancora, semplicemente, Felice
Tre new entry sul podio della classifica di questa settimana: l’intero Rinascimento, un delitto uscito dalla biblioteca di Agatha Christie, un ragazzo morto nel 1968 che torna a parlare con il fratello. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale continuiamo a chiedere consiglio ai fantasmi.
Come sempre accade quando esce un suo libro, in testa c’è Aldo Cazzullo, che ha trasformato la storia d’Italia in una serie televisiva senza bisogno di Netflix. Dopo Roma, San Francesco, Dante, il Risorgimento e il fascismo, con Quando l’Italia rinacque (HarperCollins) arriva al Rinascimento: il momento in cui l’Italia diventò la capitale culturale del mondo senza riuscire a mettersi d’accordo nemmeno sul vicino di casa. Mentre i principi si tradiscono, Leonardo progetta il futuro, Colombo scopre un continente per sbaglio, Ariosto manda Astolfo sulla Luna mezzo millennio prima della Nasa e Michelangelo, prima dei trent’anni, ha già scolpito la Pietà e il David. Oggi c’è gente che a quell’età sta ancora cercando il mutuo.
Cazzullo ha scoperto il segreto della divulgazione: non racconta la storia come un museo, ma come un romanzo d’avventure. E il Rinascimento, a leggerlo bene, è forse il romanzo più riuscito della nostra storia: la saga dei Medici, il viaggio di Colombo, quattro o cinque geni (ci sono anche Raffaello, Botticelli, Brunelleschi, Bramante, Galileo, Machiavelli, per dire) che si guardano in cagnesco.
Gatti, librerie e Sardegna, il nuovo giallo di Pulixi
Al secondo posto Piergiorgio Pulixi continua a dimostrare che le librerie sono luoghi molto meno tranquilli di quanto sembri. In Il fattore gatto (Marsilio) il libraio Marzio Montecristo, i gatti Marple e Poirot e gli Investigatori del Martedì sbarcano su un’isola sarda per un matrimonio di ultralusso, con un regalo di nozze inaudito: comprare tutti i libri della libreria e trasferirla dove si celebrano le nozze. Naturalmente qualcuno viene assassinato: nei romanzi i matrimoni servono a evitare che gli invitati si annoino.
Pulixi gioca con Agatha Christie con la leggerezza che distingue l’omaggio dalla citazione scolastica. L’isola è una camera chiusa circondata dal mare, i sospetti sono eleganti, i moventi miliardari, i libri restano i veri protagonisti. Il delitto è un pretesto per ricordarci che leggere è il modo più civile di impicciarsi della vita degli altri.
Corona racconta il fratello
Al terzo posto Mauro Corona sorprende anche chi crede di conoscerlo. Felice (Bompiani) è il suo libro più spoglio: il fratello maggiore, morto in Germania nel 1968 a nemmeno diciott’anni, torna a parlare. Chiamarsi Felice è già una provocazione del destino, e di felicità Felice ne conobbe poca. Cresciuto all’ombra del Vajont, con una madre scomparsa troppo presto e un padre divorato dall’alcol, apparteneva ai ragazzi di montagna che imparavano a spaccare la legna prima che a raccontare i sentimenti. Mentre il Sessantotto preparava la rivoluzione, lui preparava una valigia. Partì promettendo ai fratelli un vestito nuovo, un orologio, un futuro. Tornò la notizia della sua morte, il corpo ritrovato sul bordo di una piscina. Da allora la ferita è rimasta aperta per quasi sessant’anni.
Corona la affronta con un artificio antico quanto la letteratura: come Omero, Virgilio e Dante, attraversa la frontiera tra i vivi e i morti. Ma il suo aldilà non è metafisico: ha l’odore del legno, delle Dolomiti, della povertà. Felice parla perché i morti, a differenza dei vivi, non hanno più alcun interesse a raccontarsela. Sotto la vicenda privata riaffiora un’Italia quasi dimenticata, quella dei ragazzi che emigravano con la valigia di cartone e dei fratelli che promettevano un orologio e non tornavano più. Corona rinuncia al personaggio televisivo e resta uno scrittore davanti alla propria ferita. «La montagna era la nostra farmacia a cielo aperto. Appena avevamo bisogno di cure mi portava lassù, dove non servivano ricette.»
Sono tre libri che guardano indietro, nessuno al futuro. Forse perché ogni epoca in crisi finisce per cercare consiglio dai propri fantasmi. Alcuni si chiamano Leonardo. Altri Agatha Christie. Altri ancora, semplicemente, Felice.
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