Per capire come si volta pagina dall’epoca dell'attuale presidente americano, il direttore del Post attraversa gli Stati Uniti dalla California al Mississippi, e cerca le risposte dove un futuro diverso si costruisce già
Succede raramente che la classifica venga vinta dalla realtà. Questa settimana è andata così.
Al primo posto non c’è la finzione di un thriller o di un romance. C’è un saggio. Ci voleva il nuovo libro del direttore del Post Francesco Costa per portare al primo posto la divulgazione culturale (e per di più non di un divulgatore televisivo). È un evento editoriale di non poco conto.
D’altronde il mondo non è mai stato così instabile, e le notizie ci sfiniscono più di quanto riescano a spiegarci qualcosa: un’apocalisse dietro l’altra: estate infernale, guerre infinite, fascismi ovunque in ascesa, l’Ia che ha in testa di sterminare l’umanità. E Trump come agente del caos. Quando il mondo smette di avere una trama comprensibile, i lettori cercano qualcuno che almeno provi a riscriverne l’indice. In questo paesaggio, il titolo di Costa, Come se ne esce. Il mondo dopo Donald Trump (Mondadori Strade blu), sembra quasi fondare un nuovo genere letterario.
La tesi del libro è che il caos esportato dagli Stati Uniti nasca da quello interno, e che a curarlo non basteranno diplomazia né vertici internazionali: la malattia è profonda. E Trump ne è il sintomo. Per capire come si volta pagina, Costa attraversa gli Stati Uniti dalla California al Mississippi, e cerca le risposte dove un futuro diverso si costruisce già: risolvendo problemi concreti, ricostruendo fiducia reciproca, riportando industria e lavoro, vincendo quando e dove non sembra possibile. Facendo funzionare la democrazia – e così proteggendola. Una tesi quasi emiliana: la politica si aggiusta più con un servizio pubblico efficiente che con l’ideologia; meglio un autobus in orario e un ospedale efficiente che uno slogan riuscito o un video di Trump.
Giallo, scienza e umorismo: il nuovo libro di Malvaldi e Bruzzone
Al sesto posto entra La scala di seta (Sellerio), titolo rossiniano di Marco Malvaldi e della moglie Samantha Bruzzone. Malvaldi è quello dei vecchietti del BarLume; insieme raccolgono idealmente il testimone di Fruttero & Lucentini nella pensosa leggerezza del giallo toscano (per la prossima estate rileggetevi Enigma in forma di mare, Oscar Mondadori). La formula funziona perché unisce un perfetto congegno di detection al piacere illuministico del sapere. Chimica, diritto, tecnica pittorica, scienza dei materiali e perfino la sorprendente resistenza della seta non sono divagazioni, ma indizi: si esce dal romanzo sapendo qualcosa in più del mondo, oltre a chi è l’assassino.
In mezzo, l’ascolto degli audiolibri di Simenon e Céline – «due persone accanto a cui non mi sarei seduto in autobus, ma due giganti della scrittura al tempo stesso. Forse le brave persone non sanno scrivere, o forse scrivendo romanzi uno diventa stronzo, chissà». Letti, Simenon e Céline, da Giuseppe Battiston e Stefano Fresi. E perfino con la ricetta del tiramisù. Serena Martini, la detective, fa la chimica; anche gli autori, marito e moglie, sono chimici, e sembrano aver trovato la formula molecolare del giallo intelligente, due punti di vista, maschile e femminile, un’unica penna intinta di umorismo. Da leggere ascoltando la sinfonia de La scala di seta di Gioachino Rossini.
I Làzàr, l’opera mondo di un ventenne
Nuovo ingresso all’ottavo posto per I Lázár (Guanda) di Nelio Biedermann, romanzo in corso di traduzione in trenta paesi con l’ambizione dei grandi romanzi mitteleuropei nella scrittura impaziente di chi ha poco più di vent’anni e vuole raccontare un secolo intero prima che gli sfugga. Segue il destino di una famiglia ungherese sulle rive del Danubio, dalla fine dell’Impero asburgico al 1957.
All’alba del Novecento, nel loro castello nel sud dell’Ungheria, i Lázár accolgono l’ultimo nato, miracolo e maledizione insieme. Segreti, passioni proibite, colpe indicibili si tramandano di generazione in generazione, tra due guerre mondiali, totalitarismi, rivoluzioni, la persecuzione degli ebrei. È uno di quei romanzi-mondo che sembravano estinti col Novecento e che invece, ogni tanto, tornano quando la Storia è scritta da un ventenne, svizzero, che vive sul lago di Zurigo.
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