Questa settimana partiamo dalla coda, che talvolta è la testa travestita: dal nono posto di Operazione Shylock, uno dei capolavori di Philip Roth, restituito da Adelphi nella splendida traduzione di Ottavio Fatica, con introduzione di Emmanuel Carrère. Lo dico agli intemperanti che lamentano la scomparsa di Roth dagli scaffali delle librerie dopo il cambio di maglia da Einaudi ad Adelphi e che già fremono sui tempi lunghi delle nuove impeccabili traduzioni dell’Adelphi postcalassiana: esistono le biblioteche, che restano una delle migliori istituzioni civili frequentabili; esistono i Meridiani Roth di Mondadori; esiste perfino, ai margini della rispettabilità borghese, il Libraccio.

Ma intanto correte in libreria, perché questo è un libro infernale, nel senso migliore e più rothiano del termine: non lo si riesce a mollare. Un libro sul giudaismo, su Israele, sulla menzogna, sull’invenzione, sull’invecchiare, sulla letteratura, insomma su tutto ciò che conta davvero, certifica Carrère.

E infatti Roth, con quella sua lingua insieme carnale e speculativa, febbrile e lucidissima, orchestra qui una commedia nera isterica e sapientissima nel mezzo di un dramma storico e individuale che oggi, mentre le bombe tornano a cadere in quei luoghi, ci appare ancora più vertiginoso. Eppure fa ridere. Anzi: fa ridere proprio perché guarda nell’abisso.

Un capolavoro di Philip Roth

Nella sua carriera tempestosa, Roth ci ha abituati a ogni sorta di spericolatezza, ma qui supera sé stesso, letteralmente: per dire tutto, inventa un altro Philip Roth, identico e rivale, separato da lui solo dal nomignolo grottesco di Moishe Pipik. Il tema del doppio diventa un’autopsia in diretta: Roth morde sé stesso come uomo, come ebreo, come scrittore, come personaggio pubblico.

Ne esce una spy story metafisica e nevrotica, che tiene insieme il Mossad, il processo al boia di Treblinka, un collasso psichico da Halcion, Gerusalemme militarizzata, il faccia a faccia con palestinesi ed ebrei, e soprattutto con l’altro sé, un megalomane che teorizza una nuova diaspora per salvare gli ebrei ashkenaziti da un futuro sterminio. Un romanzo che pensa troppo, sente troppo, osa troppo: cioè un vero romanzo. Meraviglioso.

Killer di professione, partita Iva in regola

Ora capovolgiamo il cannocchiale e saliamo in cima, al primo posto, dove entra da new entry Omicidi Srl di Alessandro Robecchi per Sellerio. «Che figata, è la prima volta, l’aria è buona e rarefatta, anche se non ho il feticismo delle classifiche» ci dice lo scrittore. Leggetelo. Perché Robecchi ha inventato due personaggi formidabili, il Biondo e Quello con la cravatta: killer di professione, pistola in tasca, partita Iva in regola e una deontologia da artigiani lombardi del delitto.

Il guaio, però, è morale prima ancora che operativo: come si fa a far fuori un ragazzo di vent’anni che, per giunta, non è nemmeno così odioso? «Davanti al dilemma etico, che anche i killer hanno, il nodo si scioglie con la regola aurea: nel dubbio fattura. Il capitalismo è una cosa abbastanza semplice» chiosa Robecchi.

I due si muovono nella Milano che lui racconta da vari libri: una città nerissima e comicissima, capitale dell’attrazione e della valorizzazione immobiliare, ma anche deposito umano di chi i soldi non li moltiplica affatto e li rincorre come può. La sua, più che una Milano noir, è una Milano moralmente fluorescente. «Una città che era medaglia d’oro della Resistenza che è diventata un luna park».

Robecchi, del resto, sa benissimo come funziona la satira: il manifesto, CuoreIl Mucchio Selvaggio, Radio Popolare, ora autore di Crozza in tv. Ha attraversato tutti i luoghi in cui l’intelligenza italiana, prima di farsi algoritmo, si esercitava ancora nella perfidia. E questo si sente: Omicidi Srl è una crime story in forma di commedia, ma dentro c’è una satira feroce di quel che abbiamo fatto della società e delle città che abitiamo.

La classifica, la letteratura, il caos

Ecco allora il piccolo miracolo della classifica: in basso Roth ci ricorda che il romanzo può essere un campo di battaglia teologico, identitario e mentale; in alto Robecchi che può essere anche una perfetta macchina comica per raccontare la ferocia del presente. Tra Gerusalemme e Milano, tra il doppio e i sicari, tra Adelphi e Sellerio, questa settimana la letteratura ci offre due modi eccellenti per riconoscere il caos: uno è guardarlo in faccia, l’altro ridergli contro.

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